Il fascismo oggi, ovvero la dilagante presenza di estremismi razzisti

Le manifestazioni di gruppi di estrema destra per il Giorno dell'Indipendenza - Varsavia, 11 novembre 2017 (EPA/Jacek Turczyk/ANSA)

È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.
In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista”.
XII disposizione transitoria della Costituzione italiana, in vigore dal 1° gennaio 1948.

Alla luce degli ultimi avvenimenti in atto in Italia, torna in prima pagina l’allarme della diffusione dell’ideologia fascista e neofascista che, però, ora si organizza meticolosamente in gruppi locali, provinciali e regionali ampliando la rete di diffusione. Le conseguenze meno gravi si manifestano in irruzioni non richieste di stampo squadrista, quelle più importanti prendono la forma di azioni violente di gruppo a danni del singolo.

Inutile volgere lo sguardo altrove; è quanto sta accadendo in Italia, nel 2017. L’ultimo, drammatico episodio, che ha fatto il giro del web, è avvenuto a Como. Durante un’assemblea della rete “Como senza frontiere” sulla questione migranti, un gruppo di militanti del “Fronte Veneto Skinhead” ha interrotto la seduta accerchiando donne e uomini seduti al tavolo di discussione leggendo un comunicato sul “turbocapitalismo alienante”, sulla “modernità incontrollata”. Voce alta e decisa, teste rasate, giubbotti neri, accerchiamento, fare intimidatorio. Tutte le carte in regola per definirla un’azione squadrista alla quale i presenti hanno risposto con il silenzio e la calma, ma anche con lo sguardo basso e a tratti preoccupato, in attesa che finisse la lettura.

In Italia l’apologia del fascismo è attualmente regolata unicamente dalla Legge n. 645/1952, nota come Legge Scelba, che sanziona qualsiasi riorganizzazione del partito fascista o che persegua finalità antidemocratiche proprie del partito fascista “esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politico o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principii, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista” (Art.1 Legge n. 654/1952).

Credits: Mauro Biani Twitter account

L’articolo 4 della suddetta legge, inoltre, condanna l’apologia del fascismo, secondo cui “Chiunque, fuori del caso preveduto dall’art. 1, pubblicamente esalta esponenti, principii, fatti o metodi del fascismo oppure le finalità antidemocratiche proprie del partito fascista è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa […]. La pena è aumentata se il fatto è commesso col mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione o di propaganda”. Successivamente, nel 1993 venne convertito in legge il decreto 26 aprile 1993, n.122, ovvero la Legge Mancino 25 giugno 1993, n. 205, che sanziona e condanna gesti, azioni e slogan legati all’ideologia razziale nazifascista volti alla discriminazione razziale, etnica e religiosa.

Lo scorso 12 settembre è passata alla Camera dei Deputati una nuova proposta di legge, presentata nel 2015, del deputato PD Emanuele Fiano che “mira a introdurre nel codice penale una nuova fattispecie relativa al reato di propaganda del regime fascista e nazifascista”. L’art. 1 recita quanto segue: “Chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero delle relative ideologie, anche solo attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne richiama pubblicamente la simbologia o la gestualità è punito con la reclusione da sei mesi a due anni. La pena di cui al primo comma è aumentata di un terzo se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici”.

L’approvazione è avvenuta con 261 voti favorevoli, 122 contrari e 15 astensioni. Ad avere dubbi sulla proposta di legge Lega Nord, Movimento 5 Stelle e Forza Italia, ritenendola “liberticida” e “incostituzionale”. Tuttavia, la libertà di espressione e pensiero sancita dall’art. 21 della Costituzione non tutela incondizionatamente la libertà di manifestazione del proprio pensiero, essendo questa legata al “buon costume” che, sebbene sia relativo strettamente al pudore sessuale, codifica di fatto una realtà innegabile nell’ambito dell’ordine pubblico e, cioè, che le idee di libertà e democrazia non sono la stessa cosa rispetto a idee di violenza ed estremismo.

Cosa cambierebbe, in concreto? La proposta di legge Fiano introduce nel codice penale un nuovo articolo, il 293-bis, per delineare una nuova fattispecie che consenta di colpire solo alcune condotte che individualmente considerate sfuggono alle normative vigenti. Nonostante la presenza delle già citate Legge Scelba e Legge Mancino, infatti, sembrano sfuggire a questa fattispecie di reato comportamenti più semplici e apparentemente quasi innocui, come il cosiddetto saluto romano che, non essendo volto necessariamente a costituire un’associazione o a perseguire le finalità antidemocratiche proprie del disciolto partito fascista, finisce per non essere di per sé sanzionabile. Stando al comunicato della proposta di legge in questione, “altrettanto grave e non derubricabile a un mero fatto di folklore è tutta la complessa attività commerciale che ruota intorno alla vendita e al commercio di gadget o, ad esempio, a bottiglie di vino riproducenti immagini, simboli o slogan esplicitamente rievocativi dell’ideologia del regime fascista o nazifascista”.

Infine, con il prepotente sviluppo delle reti telematiche e informatiche, la diffusione dell’ideologia fascista ha trovato un terreno privilegiato di veicolazione di immagini, simboli e messaggi, raggiungendo così una platea vastissima. Se, dunque, la proposta diventerà legge, non si vedranno né venderanno più il mezzobusto del Duce o liquori con la sua immagine nell’etichetta, non ci saranno più spiagge, come quella di Chioggia, disseminate di simboli legati al Ventennio, ma basta questo per fermare la deriva fascista in atto?

Se è vero che il calciatore di Marzabotto dovrebbe essere radiato da tutti i campi di calcio per il gesto del saluto romano, è anche forse vero che bisognerebbe porre molta attenzione ai gruppi, alle strutture, alle organizzazioni di stampo palesemente fascista e, quindi, razzista che si diffondono quasi capillarmente all’interno delle città. Dai partiti politici dichiaratamente estremisti che regolarmente hanno la possibilità di presentare una propria lista alle elezioni politiche ai grandi raduni nazionalisti in giro per l’Europa, il fenomeno della deriva nazifascista è reale e sotto gli occhi di tutti, specie nel delicato momento storico in cui viviamo. Proprio per questo è dunque necessaria una ferma condanna degli estremismi ideologici con la promulgazione di una legge contro il fascismo, per evitare proprio la normalizzazione del fenomeno.

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