Federica Mogherini parla per la Giornata dedicata ai popoli indigeni

Ieri 8 agosto 2017 l’Alto rappresentante dell’Unione per la politica estera e di sicurezza, Federica Mogherini, si è espressa in occasione della Giornata internazionale dei popoli indigeni del mondo, celebrata nella giornata di oggi.

L’Alto rappresentante si rifà immediatamente alla UNDRIP, la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni, sottoscritta dieci anni fa e che ha stabilito giuridicamente i diritti, la dignità e il benessere dei popoli indigeni.

Secondo il rapporto della Sottocommissione per la prevenzione della discriminazione e la protezione dei diritti umani, con l’espressione “popoli indigeni” ci si riferisce a “those which having a historical continuity with pre-invasion and pre-colonial societies […], consider themselves distinct from other sectors of societies now prevailing in those territories, or parts of them”.

Secondo uno studio della University of Minnesota sul tema The Rights of Indigenous Peoples (2003), gli indigeni nel mondo si attestano tra i 300-500 milioni, rappresentano e promuovono l’80% della diversità culturale e biologica mondiale, e occupano il 20% del territorio del pianeta. A detta della fonte sopracitata, gli indigeni soffrono di gravi e ripetute forme di discriminazione ad opera dei governi di molteplici paesi.

Mappa che mostra l’odierna percentuale di popolazione indigena dell’America (fonte Wikipedia)

Tale studio è comunque precedente di qualche anni alla UNDRIP, infatti Federica Mogherini si assesta su tutt’altra posizione sostenendo, a una decade di distanza dalla sottoscrizione della stessa, che enormi progressi sono stati fatti in merito al riconoscimento dei diritti degli indigeni, tappe significative possibili soprattutto grazie al coordinamento e alla cooperazione tra più realtà e attori quali gli Stati, la società civile e gli stessi popoli indigeni.

L’Alto rappresentante pone comunque l’accento sulle condizioni di precarietà e povertà in cui spesso si ritrovano gli indigeni, arrivando a rappresentare il 15% delle persone più povere del pianeta. Altresì si fa notare l’impegno che l’Unione Europa ha intrapreso in materia, includendo gli indigeni nell’Agenda 2030 e in un’ottica di sviluppo sostenibile, che preservi i diritti in modo univoco e universale.

Il più significativo precedente dell’UNDRIP è da ricercare nell’ILO (International Labour Organization), che dal 1957 al 1982 rappresentò la sola fonte in cui fosse possibile trovare menzione dei popoli indigeni e dei loro diritti. Nel 1957 fu approvata dall’ILO la Convenzione 107 sulle condizioni di vita e lavorative degli indigeni, revisionata e integrata parzialmente negli anni Ottanta.

Nel maggio 2005 l’ILO ha pubblicato un Report on Forced Labour in cui si fa presente che, in un’ottica di trasformazione del concetto di “lavoro forzato” in nuove forme, le principali vittime di tale piaga sono spesso proprio gli indigeni, che si ritrovano costretti in un meccanismo a spirale, che impedisce loro di superare la soglia della povertà e poter aspirare ad un tenore di vita che non rasenti la semplice sussistenza.

Gli ultimi quattro aborigeni tasmaniani sopravvissuti (fotografia del 1860 circa, fonte Wikipedia)

Il DOCIP (Centro de documentación, investigación e información de los pueblos indígenas) pubblica regolarmente rapporti, dati e altro materiale; a tal proposito è degno di nota il verbale dell’ultimo incontro svoltosi a New York tra aprile e maggio 2017, in cui i rappresentanti di vari paesi e organizzazioni si sono confrontati sul tema dei diritti degli indigeni e dell’avanzamento di questi a dieci anni dalla UNDRIP.

I principali temi toccati sono stati i diritti umani, lo sviluppo economico e sociale, l’ambiente, i diritti della donna e della gioventù indigene, il dialogo con l’ONU, l’Agenda 2030 e molti altri. Molti tra coloro che hanno preso parola sembrano confermare le parole dell’Alto rappresentante, sia per quanto riguarda un effettivo miglioramento delle condizioni di vita e del rispetto dei diritti, sia sul fronte della cooperazione.

Nella stessa sede sono stati segnalati, nonostante tutto, una serie di problemi – per citare solo alcuni esempi, sono state portate all’attenzione dei presenti le discriminazioni che gli indigeni soffrono in Canada, l’espropriazione di terre in Bangladesh, la mancata ratifica della Convenzione da parte di molti stati africani, l’assimilazione forzata in Nuova Zelanda.

Il dato che fa riflettere è che, con la notevole eccezione del continente nero – dove persiste un basso livello di protezione giuridica – le lacune che ancora sussistono non sembrano seguire necessariamente un criterio nella loro diffusione, poiché se evidentemente alcuni paesi più arretrati sono più carenti di altri nella salvaguardia dei diritti dell’uomo in generale, e degli indigeni in particolare, si riscontrano deficit anche in paesi avanzati.

Se molti progressi sono stati fatti questo si deve, tornando al discorso di Mogherini, all’impegno degli stessi popoli indigeni che si sono mobilitati per informare prima di tutto le proprie comunità, e poi numerosi enti ed organizzazioni internazionali, l’ONU e l’Unione Europea, cosicché di è intrapreso un cammino progressivo che non manca di far mostra dei suoi frutti.

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Studentessa del secondo anno del Sid. Scrivere è una terapia, alla stessa maniera dello sport e dell'arte. La passione per le lingue e le culture straniere segue passo passo. Per il momento nessun progetto di vita concreto, spero in un'ispirazione improvvisa che sorga in qualche luogo ameno, come la cima di una montagna, una spiaggia deserta o la doccia di casa.

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