Fra calcio e geopolitica: l’affare Neymar per rompere l’isolamento

Da sinistra a destra: l'Emiro del Qatar, Tamim al-Thani, durante un suo discorso all'ONU e la stella brasiliana Neymar Jr.

E’ stato ribattezzato l’affare del secolo: il passaggio di Neymar dal Barcelona FC al Paris Saint-Germain ha rivoluzionato il concetto di calciomercato. Una trattativa da 222 milioni di euro a cui si aggiungono 80 di tasse e 300 lordi per il contratto del calciatore. Costo totale dell’operazione: 600 milioni, euro più euro meno. Una cifra astronomica che fa impallidire i 100 milioni sborsati per i trasferimenti di Gareth Bale e Paul Pogba rispettivamente dal Tottenham al Real Madrid e dalla Juventus al Manchester United. Allora erano un record, oggi sembrano spiccioli.

Un’operazione da mille e una notte organizzata e finanziata dai ricchi proprietari del PSG: il Qatar Sports Investments, “braccio sportivo” del Qatar Investment Authority, il fondo sovrano dell’omonimo Paese arabo. Un vero e proprio impero presente con investimenti in tutto il mondo, da Barclays a Credit Suisse, passando per Volkswagen e Royal Dutch Shell fino ad arrivare, naturalmente, al Paris Saint-Germain.

Ma dietro al clamoroso colpo di mercato vi è molto di più del semplice calcio giocato. Il 5 giugno 2017 l’Arabia Saudita, l’Egitto e gli altri Stati del Golfo Persico interrompono i rapporti diplomatici con il Qatar, accusato di finanziare i principali gruppi terroristici del Medioriente e di avere legami troppo stretti con l’Iran, nemico numero uno dell’Islam sunnita. La frontiera terrestre che unisce il Qatar ai vicini sauditi viene chiusa e ogni collegamento aereo o marittimo con l’area del Golfo è sospeso.

Da allora, il piccolo emirato si trova isolato dal resto del mondo. Superare l’impasse è difficile per un Paese grande quanto l’Abruzzo e con la popolazione della Calabria, in cui fin dai primi giorni del blocco i generi di prima necessità cominciano a scarseggiare. Ma il Qatar ha anche un formidabile punto di forza: le rendite petrolifere; le stesse che hanno permesso al fondo sovrano nazionale di investire milioni di dollari in tutto il globo. E allora un’operazione stellare in grado di riscrivere la storia del calcio diventa l’arma migliore per rompere l’isolamento.

Inoubliable!PSG – Paris Saint-Germain

Pubblicato da Neymar Jr. su Lunedì 7 agosto 2017

Nell’ultimo decennio il football è diventato un formidabile strumento di soft power, un modo per dare legittimazione internazionale a nazioni che puntano a giocare da protagonisti sul palcoscenico mondiale. Lo shopping cinese nel calcio europeo è un valido esempio di tale strategia. Dietro ogni acquisizione di una squadra calcistica vi sono obiettivi ben precisi che vanno dal rafforzamento dei rapporti fra il Dragone e i vari stati europei all’ambizione di mettere le mani sul know-how delle industrie del Vecchio Continente.

La mossa del Qatar va nella stessa direzione. I proprietari del club parigino ingaggeranno direttamente Neymar per 300 milioni quale testimonial dei Mondiali in programma in Qatar nel 2022. Due terzi della somma, 222 milioni, sarebbero girati da Neymar al Barcellona per rescindere il contratto che lo lega al club catalano. In questo modo, la superstar brasiliana potrà accasarsi al PSG senza che la squadra francese abbia sborsato, almeno direttamente, nemmeno un euro. Con buona pace del fair-play finanziario imposto dalla UEFA, abilmente dribblato dai petrodollari qatarioti. E con un ulteriore vantaggio: arruolare la stella di Neymar come volto della Coppa del Mondo che Doha si prepara ad ospitare fra cinque anni, a colpi di investimenti da 300 milioni al giorno.

L’abile colpo messo a segno fra calcio e geopolitica è parte di un progetto più grande. Nella primavera del 2016 il Qatar è diventato protagonista nella creazione della maggior fondazione calcistica regionale, la Arab Gulf Cup Football Federation con sede a Doha e guidata dal cugino dell’emiro qatariota Tamim al-Thani. Un progetto per il rilancio del calcio a livello regionale (e non) attraverso tornei per Nazionali e club di Iraq, Kuwait, Oman, Bahrein, Arabia Saudita, Qatar, Emirati e Yemen. Uno strumento per superare la crisi del Golfo e per tornare a contare nel salotto buono dell’Occidente. Il calcio – e i soldi che lo foraggiano – è più efficace delle armi.

About Andrea Battistone 8 Articles
Nato nel 1991 a Milano, vivo e studio a Torino. Laureato in Giurisprudenza con il massimo dei voti, le mie più grandi passioni sono il giornalismo e il diritto. Recito da quasi dieci anni in una compagnia teatrale portando in scena commedie divertenti, ma anche spettacoli che fanno riflettere. Mi interesso di politica, cultura, spettacolo e di tutto ciò che accade intorno a noi.

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