Franca Sozzani: scomparsa l’icona della moda italiana

“Non siamo celebrità, siamo persone che lavoriamo come messaggeri per la moda e i lettori. Se diventi una stella dovrebbe essere per quello che fai e non per quello indossi.” Si descriveva così Franca Sozzani, direttrice di Vogue Italia, scomparsa ieri all’età di 66 anni, in un’intervista al The Telegraph tempo fa. Una grande sognatrice, ma soprattutto instancabile lavoratrice e innovatrice che ha saputo promuovere il talento del made in Italy rendendo la testata italiana di Vogue una continua fonte d’ispirazione per gli artisti del fashion system mondiale. Perché quello che Franca amava fare era creare, usare la moda come uno strumento per comunicare, non apparire.

Scardinare il cliché che la moda aveva acquisito nel corso del tempo come contenitore vuoto di messaggi frivolo e pacchiano, privo di serietà e intensità artistica era il caposaldo della sua professionalità: lei stessa aveva definito più volte la moda proposta da molti bloggers e influencers “ridicola”, correndo anche il rischio di essere estromessa da quel mondo che per le sue prese di posizione così inflessibili l’aveva definita la “Zarina” della moda italiana.  Un esempio: il suo rifiuto, a dispetto di molti altri fashion editors, di indossare i capi nelle stagioni per cui sarebbero designati. Uno dei tanti gesti tesi non tanto all’evidenziare la sua area di autorevolezza e influenza, ma la sua indipendenza dal conformismo e dall’apparente insensibilità della moda che non doveva rimanere estranea da ciò che accadeva nella società. Ed ecco che su Vogue Italia, novità assoluta per i magazines di moda, compaiono lavori fotografici di altissimo livello sulle tematiche più sensibili della nostra era: dalla violenza domestica alla discriminazione razziale (emblematico il numero intitolato “Black Issue”), agli eccessi della chirurgia plastica, al falso mito della bellezza perfetta, fino a metterci lei stessa la faccia, insieme a Donatella Versace, per una campagna di sensibilizzazione alla lotta contro l’AIDS.

Una lunga carriera la sua, iniziata nel 1973 come giornalista per Vogue Bambini dopo la laurea in lettere e filosofia, per poi diventare responsabile di altre due riviste, prima “Lei” e poi “Per Lui”. Nel 1988 arriva a Vogue, di cui deterrà il comando editoriale fino alla morte, lavorando fino all’ultimo giorno e lasciando il prossimo numero di Gennaio come sua ultima testimonianza.

Gli esempi della sua intramontabile personalità e spirito critico potrebbero essere infiniti, molti dei quali raccontati da lei stessa stessa in prima persona nel docu-film biografico realizzato dal figlio Francesco Carrozzini, Franca: “Chaos & Creation” presentato durante l’ultimo Festival del Cinema di Venezia. Un ruolo che, nonostante il tumore ai polmoni che l’affliggeva da più di un anno, aveva voluto interpretare a tutti i costi, convinta che nessuna potesse esprimere a pieno ciò che lei sapeva di essere. E infine, i numerosi impegni benefici di cui si faceva promotrice e i concorsi indetti- il più famoso Who’s Next” per la scoperta di nuovi talenti italiani da valorizzare nel mondo.

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“Il nuovo stile” fu il titolo che diede al suo primo numero di Vogue e che già preannunciava il filo conduttore dell’impronta che voleva lasciare nel mondo della moda: la volontà di offrire al lettore un’arte visionaria ispirata alla straordinaria cultura cinematografica italiana che era in grado di trasmettere messaggi impegnati senza rinunciare all’estetica
. Un impegno che la vide collaborare con i più grandi fotografi di tutto il mondo, molti dei quali lei stessa contribuì a far conoscere, come Bruce Weber, Peter Lindbergh, Paolo Roversi, Herb Ritts o Steven Meisel.

“Aspetto fragile e angelico, carattere d’acciaio” la definiva ancora Karl Lagerfeld. E a noi piace ricordarla così: con i capelli lunghi biondi, una semplice camicia e l’intramontabile gonna al ginocchio. L’essenza della semplicità, ma anche di un carattere deciso, indipendente e coinciso. Che poi era proprio ciò che secondo lei la moda doveva essere: la capacità di evidenziare attraverso gli abiti ciò che si vuole essere, non il mero bell’aspetto.  

About Laura Dal Farra 14 Articles
Studentessa al primo anno di magistrale di Lingue e Letterature Europee ed Extraeuropee, collaboratrice come giornalista all'inserto Scuola del Messaggero Veneto e Sconfinare, accanita lettrice, grande appassionata di musica, letteratura, cinema, politica e storia. Mi definisco una viaggiatrice senza sosta, sempre alla costante ricerca di qualcosa di nuovo da scoprire e raccontare.

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