Francia: elezioni regionali come termometro politico per le presidenziali

Marine Le Pen e Marion Maréchal-Le Pen

Domenica 13 dicembre in Francia si è tenuto il secondo turno delle elezioni regionali: mentre la prima tornata elettorale aveva consacrato la vittoria del Front National (FN) di Marine Le Pen, la seconda ha capovolto la situazione negando all’estrema destra francese la conquista di anche solo una delle 13 regioni metropolitane. Infatti, la coalizione di centrodestra guidata dai “Les Républicains” (LR) di N. Sarkozy ha vinto in 7 regioni e quella costruita attorno al “Parti Socialiste” (PS) del presidente F. Hollande ne ha vinte 5 (mentre la Corsica è stata presa dai nazionalisti corsi).

In azzurro le regioni vinte dai LR, in rosa quelle vinte dal PS e in giallo i nazionalisti corsi

A livello nazionale, il primo turno di domenica 6 dicembre aveva visto il FN a quota 27,7% davanti ai LR (26,6%) e ai socialisti (23%), il che aveva consentito ai frontisti di posizionarsi in testa in 6 regioni con margini anche notevoli. In Picardie-Nord-Pas-de-Calais Marine Le Pen (lei stessa candidata alla presidenza della regione) aveva sorpassato il 40% dei suffragi lasciando il centrodestra al secondo posto col 25%, mentre in Provence-Alpes-Côte-d’Azur la nipote Marion Maréchal-Le Pen sorpassava il 40% delle preferenze con il centrodestra secondo inchiodato a quota 26%. Davanti alla marea bleue Marine, quindi, i due partiti tradizionali sono corsi ai ripari elaborando una strategia per impedire il trionfo di Le Pen.

Da parte loro, i socialisti hanno deciso di ritirare le loro liste nelle regioni in cui la vittoria del FN e la sconfitta del PS sembravano più probabili, obbligando quindi il proprio elettorato a convergere sulle liste dei LR pur di non far vincere i candidati frontisti. E’ così che il PS ha chiesto di non presentarsi al secondo turno alle proprie liste in P.-A.-C.-A., P.-N.-P.-C. e anche in Alsace-Champagne-Ardenne-Lorraine (dove il 36% del candidato frontista staccava di più di dieci punti il candidato di centrodestra). Se i primi due candidati locali hanno accettato, il candidato socialista in A.-C.-A.-L. ha rifiutato l’ordine e ha presentato comunque la lista per il secondo turno: ciò tuttavia non ha impedito al primo ministro socialista M. Valls di invitare gli elettori della regione a votare comunque per i LR per far barrage al candidato locale del FN.

Marion Maréchal-Le Pen, nipote di Marine Le Pen e candidata frontista in P.-A.-C.-A.

Nonostante esortazioni nello stesso senso da parte di alcuni membri del suo partito, Sarkozy ha deciso di non prendere parte al cordon sanitaire anti-FN e quindi di non ritirare i propri candidati (neanche dove questi erano solo terzi e senza possibilità di vittoria) da nessuna regione per facilitare la vittoria socialista in chiave anti-FN. La posizione è stata definita di ni-ni, e cioè né col PS, né col FN: il presupposto è che, nel quadro dell’opposizione al governo socialista, l’unica alternativa percorribile siano i LR. Una posizione forte di centralità: unica vera e valida alternativa sia all’impopolare Hollande, sia all’ascesa dell’estrema destra.

Il resto sembra averlo fatto lo scalpore del voto del 6 dicembre. Se in quella data il FN si posizionava primo con un’affluenza attorno al 50%, la domenica successiva l’affluenza al 58,4% ha fatto scendere il partito di Le Pen al terzo posto. Pur di non veder vincere Le Pen, circa 4 milioni di francesi si sono recati alle urne maggiormente per votare PS o LR, rendendo così il tasso d’astensionismo abbastanza basso per gli standard francesi delle elezioni locali. A livello nazionale, dunque, la coalizione dei LR ha ottenuto il 40% circa dei suffragi, quella socialista il 32% circa mentre il FN si è fermato al 27%, raggiungendo però il massimo storico di numero di voti ottenuti (circa 6,8 milioni).

Un tale cambio di percentuali però non va preso troppo alla lettera. L’ingegneria elettorale francese è costituita in modo tale da poter scindere i rapporti di forza politica dal risultato finale, attraverso un doppio turno che permette ai partiti di misurarsi e pianificare tattiche elettorali adatte agli interessi del momento. I francesi non sono tornati a preferire Hollande o Sarkozy a Le Pen: il FN è ancora la prima forza politica del paese ma questa domenica è il controverso “fronte” anti-FN che ha vinto, denotando solo che il FN non ha raggiunto la maggioranza assoluta dei favori francesi. In breve, il successo di domenica di PS e LR non è frutto di un voto “per” ma di un voto “contro”.

Queste elezioni regionali poi sono l’ultima prova prima delle elezioni presidenziali del 2017, per cui i dati che oggi abbiamo davanti sono di grande importanza per cercare di capire come si evolverà la situazione nel prossimo anno e mezzo.

François Hollande, presidente francese

Per cominciare, i socialisti escono acciaccati dalla prova elettorale ma si salvano la faccia. Se nel complesso non la si può definire una disfatta come lo furono le europee dell’anno scorso (dove il PS raccolse appena il 14%), Valls e Hollande non hanno nemmeno molte ragioni per gioire. Il ritiro dei candidati dalle due regioni comporterà l’assenza totale del PS dalle loro assemblee regionali e il successo in 5 regioni non può far dimenticare che, in tutte le elezioni di rilevanza nazionale dalla vittoria nelle presidenziali (2012) ad oggi, i socialisti sono usciti sconfitti. Inoltre la popolarità del presidente Hollande (seppur in leggera risalita) è tra le più basse nella storia della Cinquième République: una tendenza che solo gli attentati di Parigi del 13 novembre sembrano aver attenuato. Il presidente ha infatti decretato misure dure e restrittive (come dichiarazione dell’état d’urgence e chiusura provvisoria delle frontiere), ma se il fine era quello di non dare un’impressione di debolezza di fronte al terrorismo il risultato è stato uno spostamento verso destra dell’esecutivo, adottando provvedimenti abbastanza distanti dal repertorio classico della sinistra.

Nicolas Sarkozy, presidente di "Les Républicains"

Il partito guidato da Sarkozy se la cava meglio, ma il campanello d’allarme suono anche per lui. Per cominciare i risultati del primo turno sono stati inferiori alle aspettative: la linea della sottrazione dei consensi al FN per mezzo dell’appropriazione di alcuni suoi temi non ha funzionato come sperato. Dunque, nonostante la radicalizzazione dei LR, Le Pen continua ad essere la leader della destra francese (almeno stando ai numeri). Inoltre, la vittoria grigia uscita dai due turni ha aperto le danze per le primarie del partito (da tenersi l’anno prossimo) in vista delle presidenziali del 2017. Nonostante l’appello di Sarkozy all’unità, diversi potentati del partito hanno espresso la necessità di cambiare rotta dal punto di vista ideologico e di presentare nuove facce. Sarkozy inizia quindi in salita la lunga corsa verso le presidenziali: la non brillante prestazione elettorale ha intaccato la forte leadership di Sarkozy, lasciando spazio all’emergere di piccole divisioni e competizioni interne al partito in vista della candidatura alle presidenziali.

Nonostante sia rimasto a secco contro le sue aspettative, il FN non ha motivo di considerare queste elezioni come un fiasco. La comunque alta percentuale di voti conferma la riuscita del processo di dédiabolisation iniziata da Marine Le Pen una volta subentrata al padre alla guida del partito: darsi un’immagine rispettabile senza rinunciare ai propri cavalli di battaglia politici (sicurezza, immigrazione, Unione Europea, ecc.) per avvicinare una parte dell’elettorato moderato. Inoltre le cause del consenso riscosso dai frontisti non sono da ricercare nei soli eventi terroristici del 2015: le radici del successo frontista sono molto più profonde e chiamano in causa (tra gli altri motivi) una mai risolta conflittualità tra islam e laïcité, un declino economico a cui né centrodestra né socialisti sono riusciti a far fronte e una certa distanza di Bruxelles dalle necessità e dalle istanze della Francia. Ancora più importante del consolidamento numerico è poi il consolidamento nella società: da partito emarginato, il FN è diventato una voce influente nel panorama politico francese. Un’opinione pubblica sempre più permeabile al discorso di Le Pen è dunque all’origine della virata a destra di Hollande nella lotta al terrorismo e della radicalizzazione di Sarkozy, due sviluppi della politica francese che a loro volta legittimano ulteriormente le posizioni del FN.

La corsa per le presidenziali 2017 inizia dunque ora. Lo scenario più probabile sarà un gioco delle parti: Le Pen accuserà di collusione i partiti tradizionali proponendosi come unica salvatrice della patria, una nuova Jeanne d’Arc della Francia laica e contemporanea, mentre il PS e i LR si combatteranno senza esclusione di colpi per guadagnarsi un posto al ballottaggio delle presidenziali e convogliare così su di sè i voti dell’altro partito in funzione anti-FN. E’ infatti abbastanza probabile che Marine Le Pen riesca ad accedere al ballottaggio presidenziale nel 2017: ma se è chiaro dove finirebbe il voto dei socialisti in caso di sfida LR-FN, è lecito domandarsi come si comporterebbe l’elettorato di centrodestra davanti ad una scelta tra Hollande (o Valls?) e Le Pen. In tal caso, la logica del cordon sanitaire funzionerebbe ancora?

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Studente triennale del SID, interessato di politica internazionale ma per fortuna non solo di quella. Italiano di nascita ma latinoamericano per vocazione, mi piace pensare di poter avere qualcosa d'interessante da dire.

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