Francia, En Marche! conquista la maggioranza in Parlamento. Ma per Macron non saranno “pieni poteri”

La République En Marche!, il movimento del presidente della Repubblica Emmanuel Macron e il suo alleato MoDem hanno raggiunto al secondo turno delle elezioni legislative di domenica 18 giugno più che ampiamente la maggioranza assoluta all’Assemblea nazionale: 350 deputati su 577. Il capo dello Stato ora potrà finalmente dare avvio alle riforme radicali che ha promesso ai Francesi durante la campagna presidenziale.

I seggi della XV Legislatura della Quinta Repubblica saranno ripartiti in questo modo: 308 a La République En Marche! e 42 al Mouvement Démocrate (MoDem) del Ministro della Giustizia François Bayrou. Per Macron, quindi, più autonomia dall’ingombrante alleato, al centro di alcuni scandali su impieghi fittizi al Parlamento europeo. In totale, la coalizione raccoglie il 60,6% dei deputati dell’Assemblea, anche se le attese davano al movimento del presidente più di 400 seggi.

“La vittoria è chiara e ci obbliga. Il governo affronterà i prossimi mesi con una grande umiltà e determinazione totale”, ha dichiarato il Primo ministro Édouard Philippe. Scampato, dunque, il pericolo di un presidente con “pieni poteri”, come paventato da alcuni osservatori anche perché la destra repubblicana mantiene il controllo del Senato e tutte le Regioni sono in mano ai partiti tradizionali.

I Républicains e i loro alleati del centrodestra ottengono a 130 eletti, un numero maggiore rispetto alle aspettative, ma non certo un buon risultato per il partito che si aspettava, nel 2017, di vincere la presidenza della Repubblica. La destra perde sessantanove deputati, pur mantenendo la guida dell’opposizione ma per il partito gaullista è il peggior risultato dalla fondazione della Quinta Repubblica nel 1958. Ora si apre una fase di profonda riflessione interna.

Buon “score” per la sinistra radicale. Ventisette saranno gli eletti della France Insoumise e del Partito comunista. Il leader, Jean-Luc Mélenchon, è riuscito nel suo intento di creare un gruppo parlamentare. Sorpresa per il Front National. Il partito di Le Pen, pur non raggiungendo la soglia dei 15 deputati per formare un gruppo, riesce a portare all’Assemblea nazionale otto parlamentari nonostante le previsioni ne prevedessero da uno a cinque. E per Marine è la prima volta al Palais Bourbon.

Infine, il grande sconfitto. Se la “famiglia” della sinistra ottiene in totale 42 eletti, quelli appartenenti al Partito socialista sono solo 29. Il PS, che esprimeva il presidente della Repubblica uscente, perde 255 parlamentari. È il peggior risultato dalla sua fondazione, nel 1969. Il primo segretario, Jean-Christophe Cambadélis – già sconfitto al primo turno nella sua circoscrizione – ha annunciato le sue dimissioni, dando avvio ad un lungo periodo di dibattito interno sul futuro stesso del partito. Dopo gli sconfitti eccellenti del primo turno, il PS non riesce a far eleggere: Marisol Turaine (ex ministra della Salute), Najat Vallaud-Belkacem (Istruzione), Jean-Jacques Urvoas (Giustizia) e la detestata Myriam El-Khomri (l’ex ministra del Lavoro, autrice della Loi Travail, il Jobs Act francese).

È stato eletto, invece, nella sua circoscrizione Manuel Valls, l’ex Primo ministro, che non aveva competitor né del Partito socialista né de La République En Marche ! e sosterrà, come aveva promesso, la maggioranza di Macron. Tutti i sei ministri del governo Philippe che si sono candidati per queste consultazioni, sono stati eletti con ampio margine: nessuno dovrà lasciare il governo, come era loro richiesto in caso di sconfitta. Non è stato eletto nella sua circoscrizione Florian Philippot, prezioso consigliere di Marine Le Pen e vicepresidente del Front National; stessa sorte per la candidata repubblicana a Parigi Nathalie Kosciusko-Morizet, oggetto di un’aggressione giovedì nella capitale.

La vague Macron cambia, in ogni caso, il volto del Parlamento. Secondo i calcoli di Le Monde, il 75% dei componenti della nuova Assemblea (432 deputati) sono al loro primo mandato elettivo nazionale mentre le donne elette salgono a 223, il 38% dei deputati: due record assoluti per la vita politica transalpina. In sostanza, dunque, se la volontà dei Francesi era di liberarsi del sistema politico che finora aveva retto il Paese in un’alternanza destra-sinistra, ebbene ci sono arrivati.

L’astensione raggiunge, invece, un risultato più che negativo. Questa volta, si è recato alle urne solo il 42,64% degli aventi diritto, portando il non-voto al 57,36%: il margine più grande dal 1958. Nei giovani dai 18 ai 25 anni, questa ha raggiunto il 75%.

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