Geppetto e Geppetto, l’ordinaria straordinarietà

Credits: Area12

Di Francesco Di Vita

Con una certa trepidazione alle 20:25 sono davanti al Teatro Verdi, in anticipo di qualche minuto rispetto all’orario stabilito insieme alla mia accompagnatrice: sono quasi due anni che per un motivo o l’altro non vado a teatro. Lei arriva in perfetto orario, lo stato d’animo è condiviso ma taciuto. Entriamo in sala. Dopo qualche chiacchiera prende la parola Walter Mramor, direttore artistico del teatro che, fatto un breve excursus degli spettacoli in programma, spiega l’intenzione del VerdiOff: spettacoli volti, più di tutti, a stimolare e provocare riflessioni e dibattito attraverso il lavoro di compagnie giovani; il teatro può essere propulsore della vita cittadina.

Si apre il sipario.

 

Una storia vero-simile

 

Comincia Geppetto e Geppetto. La scena è buia, a rompere il silenzio l’audio di un’intervista ad alcuni partecipanti a una manifestazione delle Sentinelle in piedi: il tempo è quello dell’attualità. Ora, sulla scena vestita solo d’un tavolo e qualche sedia, Toni e Luca – una coppia omosessuale – che maliziosamente scambia gli intervistatori d’un colloquio con una clinica canadese specializzata nel concepimento in vitro. Entrambi d’altronde vanno convinti della loro bontà d’animo. La prima chiazza opaca su questa copertina patinata si vede quando, interrotto temporaneamente il colloquio, i due si lasciano andare, vittime di una situazione più stressante e dubbiosa di quanto ad occhi altrui concedano di vedere. Toni è più fermo, ma lo colpisce il ricordo d’una conversazione avuta con Franca: lei, seppur grande amica della coppia, cerca di dissuaderlo dal perseguire la strada della paternità. Lo spettacolo si muove per il palco a passo con la memoria. Riprende il colloquio che si conclude senza ulteriori intoppi, è stato solo un momento. Nella scena successiva Toni fa visita alla madre – recentemente vedova – e, attraverso i dovuti convenevoli, il pubblico viene a sapere quanto il rapporto dei due sia profondo. Toni poi la rende partecipe di quanto è successo, ma lei non ne vuole sapere e litigano sostenutamente: per la prima volta si profila il tema dell’essere genitore e dello scontro intergenerazionale.

Buio.

Matteo è nato ed è già in età scolare, nella famiglia regna un certo clima di serenità.

Ora Matteo è a scuola e la maestra gli fa leggere un compito sulla sua famiglia; alcuni compagni di classe lo offendono, subito ripresi dalla maestra che assume un tono smaccatamente pedagogico. La classe è l’audience.

 

Credits: Area12

È Natale e il clima di festa è esaltato dall’attesa dell’arrivo della zia Maria, sorella di Toni, e della nonna che finora non ha ancora mai visto il piccolo. Maria è l’unica ad arrivare, poco dopo arriva anche Franca, l’eccitazione si trasforma in disappunto per l’assenza della nonna e per una frase di Matteo che dice di aver sentito a scuola che a casa sono tutti gay. Qualche tempo dopo Toni si ammala, ora la madre è presente ma non è sufficiente a ristabilire l’incrinatura creatasi in precedenza. Ancora, una scena di intimità precedente al definitivo ricovero di Toni, la promessa al bambino che qualsiasi cosa succeda lui gli farà visita ogni notte come un raggio di luna, utilizzando una metafora tipica del linguaggio amoroso in cui l’amato è il sole e l’amante vive della luce che emana.

Questa sarà l’ultima volta che Matteo vedrà Toni.

In mancanza di tutele legali, essendo Matteo figlio di biologico di Toni, gli assistenti sociali lo prelevano da scuola per portarlo da un giudice ed assegnargli un tutore. Il bambino vuole stare con Luca che sogna Toni nei modi che questo aveva usato per rassicurare Matteo; non è casuale che a ricevere questo aiuto, volendo rimanere nella finzione scenica, sia proprio Luca piuttosto che Matteo. Gli anni scorrono, Matteo è sulla soglia dei vent’anni ed in compagnia di alcuni amici stanno salutando Walter, suo amico d’infanzia, che presto partirà per la Russia. Anche questa volta il clima di quiete affetto viene sconvolto da un litigio che i due amici hanno per Lucia, figlia di Franca, su cui entrambi hanno mire. Walter, a questo punto, consegna a Luca degli psicofarmaci che da qualche tempo si sta procurando per Matteo. Il piccolo ha subito una trasformazione negl’anni, non è più il bambino tutto sommato felice e protetto di qualche minuto prima, ora è un adolescente in balia dei suoi demoni interiori che quel giorno hanno preso il sopravvento: è l’anniversario della morte di Toni. Segue una conversazione padre-figlio a tinte forti ma non melodrammatiche o irrealistiche, Matteo disconosce Luca che in un picco d’amore paterno sembra speranzoso nel dire “vent’anni c’abbiamo messo per farti uscire questo mostro dal cuore” . Questa scena è anche il leitmotif dello spettacolo, pronunciato sempre da Luca se ci sarebbe più amore”, così scherzosamente sgrammatico che vuole affermare con forza lo sconfinare della ragione nel voler disciplinare l’affettività e la necessità di una maggior empatia sia a livello interiore che sociale.

Credits: Area12

Passano altri dieci anni, Matteo è tornato dalla Svizzera per fare visita a Luca e in ospedale trova Lucia, Walter e Franca con cui scioglie gli insoluti vecchi di anni. Luca non è in grado di parlare ma Matteo gli racconta come, tra i vari psicanalisti che ha visto, a uno di loro non abbia raccontato di essere cresciuto in una famiglia non tradizionale e come questo, per più sedute, si sia ostinato ad analizzare il peso del rapporto con la madre. Queste battute dal tono piuttosto agrodolce segnano la fine dello spettacolo.

Si chiude il sipario.

Il primo accento vorrei porlo sulla scenografia di Geppetto e Geppetto che è risultata tanto minimale quanto efficace nel lasciare spazio sul palcoscenico al dato umano ed emozionale di uno spettacolo che, se sulla carta mi aveva dato l’idea di essere un proselito politico, si è rivelato essere molto più potente e sfaccettato. La cornice politica e culturale in cui è ambientato non è sicuramente di second’ordine: dalle parole stesse di Tindaro Granata, scrittore ed interprete, questo spettacolo parla di chi un figlio lo cerca e di cosa questo possa comportare – questa è una chiave di lettura, sicuramente molto autorevole. D’altro canto si potrebbe anche parlare di un romanzo familiare la cui parabola comincia con il desiderio di un figlio e finisce con la morte e la consegna di testimone da una generazione all’altra.

Il coinvolgimento emotivo da parte mia non è certo mancato. La recitazione fresca e vigorosa dei giovani attori è stata sostenuta da una scrittura che gioca con la quarta parete come chi sa di essere davanti a un finto specchio e la sfrutta a proprio vantaggio. A livello stilistico, l’impressione finale è che il tono spregiudicatamente giocoso fosse conseguenza dalla coscienza di chi l’ha scritto, appesantita da problematiche che sente la necessità di elaborare. Tale peso non ha mancato di farsi sentire anche sulle spalle del pubblico, per mezzo di tematiche come i diritti delle coppie omosessuali, il concepimento in vitro, la famiglia, il rapporto genitore-figlio, l’elaborazione di dati luttuosi o segnanti, il processo di maturazione e l’amore – nel suo spettro più ampio: dalla solidarietà spassionata all’affetto di un genitore verso un figlio.

In ultima battuta Geppetto e Geppetto è uno spettacolo molto piacevole e stimolante, ne consiglio caldamente la visione qualora ne aveste la possibilità.

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