Gli alumni rispondono: Federico Vidic

Per la rubrica “Gli alumni rispondono” abbiamo parlato con un ex studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche di Gorizia, tornato sulle sue tracce per un intervento al ciclo di conferenze “Cultura Mitteleuropea e il futuro dell’Europa”: Federico Vidic. Dopo il completamento di triennale e magistrale all’Università di Trieste, Federico ha superato il concorso diplomatico e lavora per il Ministero degli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale.

  1. Subito dopo la laurea triennale, che strada hai intrapreso e come sei arrivato al concorso?

Dopo la triennale ho superato le selezioni per la specialistica di una prestigiosa università privata di Roma. Ma poi mi hanno chiesto di ripetere diversi esami della triennale, una cosa che ho trovato francamente immotivata: si trattava proprio dei “punti forti” del SID – storia, diritto, economia… Allora ho capito che, dal di là del nome dell’ateneo, mi veniva offerto solo di “cambiare aria”, senza un reale miglioramento dei contenuti. E allora mi sono iscritto alla specialistica del SID. Una scelta azzeccata, che mi ha permesso di completare un curriculum coerente. Dopo alcune summer school all’estero e un master in management a Bologna, ho frequentato il corso pre-concorso dell’ISPI, dove il SID è tenuto in altissima considerazione.

  1. Di cosa ti occupi nello specifico?

Curo i rapporti bilaterali tra l’Italia e Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Turchia, Santa Sede, Cipro, San Marino, Malta, Andorra, Principato di Monaco e Sovrano Militare Ordine di Malta.

  1. Quali porte si aprono per chi supera il concorso e che opportunità lavorative ha un diplomatico?

Il lavoro del diplomatico è quanto di più vario si possa immaginare. Tra Roma e l’estero la differenza è considerevole e anche alla Farnesina ci sono uffici responsabili delle più disparate tematiche: rapporti politici, economici, commerciali, culturali, sociali, assistenza agli italiani all’estero, cooperazione allo sviluppo, questioni globali come ambiente, energia, finanza, migrazioni, terrorismo, diritti umani, proliferazione delle armi, trattati internazionali, scuole italiane nel mondo, borse di studio, ricerca scientifica… difficile elencarle tutte. E in ciascun settore il lavoro è molto diverso. Cambiamo tutti ogni due-tre anni. Impossibile annoiarsi, il problema è affezionarsi troppo al lavoro che si fa. C’è poi il SEAE, ovvero il Servizio Esterno dell’UE, per il quale i diplomatici “nazionali” possono fare domanda, le organizzazioni internazionali, gli uffici dei consiglieri diplomatici dei ministeri, di Palazzo Chigi, del Quirinale…

  1. Come si svolge la tua giornata lavorativa tipo?

La giornata è molto lunga, comincia presto e finisce tardi, al momento per la gran parte al Ministero. Ma non mancano incontri esterni alle ambasciate, in altre amministrazioni, camere di commercio o enti privati. Talvolta capita di recarsi in missione all’estero a seguire singoli dossier o, più raramente, a partecipare a seminari di studio su tematiche di pertinenza dell’ufficio.

  1. Qual è il lato migliore dell’essere un diplomatico e quale il peggiore?

Il nostro lavoro è continuamente fonte di stimoli, interessi, sfide. Ti permette di entrare in contatto con personalità di altissimo livello, colleghi, ma anche politici, imprenditori, uomini della cultura e della società. Si vive nei Paesi i più disparati, in situazioni estremamente varie ed interessanti. Indubbiamente tutto questo ha un prezzo: un forte impatto sulla famiglia, costringendo i tuoi cari a seguirti anche in posti “esotici”, anche sacrificando il loro lavoro. I bambini devono adattarsi a nuovi amici e compagni di scuola. Occorre essere consapevoli e pianificare con cura le soluzioni più sostenibili per tutti.

  1. Come è strutturato il concorso diplomatico e su cosa bisogna concentrarsi per riuscire a superarlo?

Il concorso diplomatico consiste in una prova di 60 domande in 60 minuti, 12 psico-attitudinali e 48 sulle materie. Quindi ci sono cinque prove scritte; al termine un esame orale della durata di circa un’ora. Già dall’università occorre curare diritto internazionale e dell’Unione Europea, Storia delle relazioni internazionali, Economia nelle sue varie declinazioni, Inglese e seconda lingua. Che dire? Esattamente quello che fa il SID di Gorizia. La preparazione che ho ricevuto è stata seria, adeguata e pienamente adatta al concorso. Il corso di preparazione è servito per colmare le residue lacune, rafforzare la scrittura nelle lingue ed aggiornarmi sull’attualità internazionale. Oltre a costruire il “metodo”, fondamentale per affrontare le prove scritte. E non dimentichiamo che nei prossimi quattro anni saranno banditi altri 140 posti di segretario di legazione. Un’occasione da non perdere.

  1. Come e quando hai capito che questa era la sua strada?

In due momenti. Alle superiori, quasi come un “sogno” (e mi sono iscritto al SID, dopo aver valutato attentamente anche altre opzioni). Dopo la laurea e alcune interessanti esperienze lavorative, quando ho deciso di affrontare il concorso.

  1. Qual è stato il momento più emozionante della tua carriera?

…la mia breve carriera, vorrai dire! Solo due anni. Per il momento direi il giuramento di fedeltà alla Repubblica. Che spero presto di onorare in una sede dove farmi le ossa anche all’estero.

  1. Quali aspetti del carattere, secondo te, sono fondamentali per chi vuole intraprendere la carriera diplomatica?

Nulla di eccezionale: costanza, spirito di sacrificio, equilibrio tra lo studio (certamente!) e la sana e doverosa diversificazione dei propri interessi, compreso il tempo libero. Non smetterò di sottolinearlo: chi ha l’ansia della “performance” non ce la fa. Tutti i colleghi che sono entrati hanno dedicato il giusto spazio alla famiglia e agli amici, a sport/musica/arti e poi hanno sfruttato al massimo il tempo dedicato allo studio e alle esperienze. Mi azzardo a dire che i giovani diplomatici che hanno fatto almeno un’altra esperienza lavorativa (o di serio tirocinio) prima di entrare alla Farnesina, una volta dentro hanno una piccola marcia in più.

  1. Credi che il SID di Gorizia, e più in generale la formazione italiana, ti abbiano fornito una buona base di conoscenze e competenze per poter intraprendere questa strada?

Certamente. Dobbiamo esserne consapevoli. Il corso di Scienze Internazionali e Diplomatiche fu creato apposta e poi copiato da molte altre università. Ma l’originale, alla prova dei fatti, si è dimostrato valere. Basta constatare le decine di diplomatici usciti dal SID che hanno vinto il concorso. Ma anche funzionari ed esperti nelle organizzazioni internazionali e nelle ONG, giornalisti, collaboratori di imprese e società in tutto il mondo e in Italia. Gli esempi non si contano.

  1. Quali materie di studio si sono rivelate più utili per la tua carriera?

Una volta al lavoro, una buona conoscenza del diritto internazionale ed europeo aiuta moltissimo. La storia ti rende familiari situazioni che poi affronti concretamente. Da non sottovalutare sociologia e psicologia delle organizzazioni. Va da sé, metodologia e tecnica del negoziato.

  1. Che visione ha del mondo di oggi un diplomatico?

Il mondo è sempre più complesso e conflittuale. Aumentano le proposte di risposte semplici a problemi complicati: è il populismo. La pace di cui abbiamo goduto dal 1945, sebbene con gravi e drammatiche eccezioni, non è scontata. C’è poi la sfida del cambiamento climatico, su cui abbiamo investito grandi speranze e grandi aspettative. Il più grande diplomatico di oggi? Forse papa Francesco, che fa parlare anche i sordi e i muti…

  1. Volgendo uno sguardo al futuro, quali sono le tue idee e i tuoi propositi?

Servire il nostro Paese e l’Europa nella mia prossima destinazione estera, in un contesto di grandi cambiamenti, ma anche di opportunità ancora non esplorate.

  1. Un ricordo particolare legato agli anni universitari a Gorizia?

La fondazione di “Sconfinare”! Erano ragazze e ragazzi principalmente del mio anno, presi da un’idea che sembrava impossibile… Molti hanno fatto tesoro di quell’esperienza in percorsi professionali molto interessanti.

  1. Un consiglio e/o un augurio per tutti gli studenti e le studentesse del SID che sono alle prese con le sessioni d’esame?

Essere orgogliosi del proprio studio, consapevoli della qualità del percorso formativo che hanno scelto. E magari voler un po’ bene a Gorizia. Ci sono voluti decenni e il lavoro di tante persone (che neppure immaginiamo) per creare il polo universitario, attrezzarlo e farlo vivere. Per offrire agli studenti, di oggi e di domani, un’opportunità non solo di formazione, ma anche di concreto avvio al mondo del lavoro. Senza una città alle spalle, tutto questo sarebbe impossibile.

Grazie!

About Federica Nestola 26 Articles
"A ship is safe in the harbor, but that's not what ships are made for"

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