Guarda come esta fiera è fatta fella

Passeggiando lungo via del Quirinale, si resta colpiti da secoli e secoli di storia che si sovrappongono e convivono in un’atmosfera pittoresca. Passeggiando sul Lungotevere, si possono apprezzare ponti antichi attraversati da una colonna instancabile di macchine in corsa. Passeggiando a San Lorenzo, si passa accanto a locali vivaci sempre pieni di gente.

Eppure qualcosa non va. E i cittadini lo sanno, lo sentono, lo vivono. Roma è una città sommersa in un caos perenne: appena vi si mette piede, nonostante le bellezze che ammaliano gli occhi, si prova un senso di affanno. I servizi pubblici, dai mezzi di trasporto al ritiro della spazzatura, sono al collasso. Le strade, appena ci si sposta dal centro, sono segnate da profonde crepe che di tanto in tanto, anzi troppo spesso, degenerano in crateri che con la pioggia diventano laghi. Su vie come la Tiburtina si affacciano enormi edifici abbandonati, lasciati in balia del tempo e spesso improvvisati dai senzatetto e dagli immigrati come case di fortuna. Queste sono solo le patologie più evidenti di cui soffre la città eterna. Fino a qualche tempo fa, la corruzione e la svogliatezza della classe politica erano sufficienti a spiegare questa situazione, ma oramai è emerso che forse c’è qualcosa in più, un qualcosa in più di cui già si era a conoscenza ma che veniva sottaciuto.

A Roma da anni opera, sotto gli occhi di tutti, una rete di criminalità che in tutto e per tutto ricorda la mafia, la ‘ndrangheta e la camorra. La Mafia capitale: ecco cosa ha scioccato ed indignato i cittadini romani e non. A capo della mafia romana c’è stato Massimo Carminati, 56 anni, un ex terrorista che aveva militato nel gruppo di estrema destra Nuclei armati rivoluzionari (Nar), operante negli anni di piombo. Egli non ha controllato solo i traffichi illeciti della città ma anche quelli, a detta sua più proficui, dell’accoglienza e dell’assistenza agli immigrati e ai senzatetto. Da anni l’organizzazione romana, sfruttando gli agganci con le altre mafie e con i politici corrotti di ogni partito, si è facilmente aggiudicata appalti pubblici. Si presume che a favorire le lucrose attività della Mafia capitale sia stato il mandato di Gianni Alemanno, dal 2008 al 2013: l’ex sindaco di destra è tra gli indagati. Lo scandalo non vede però esclusi anche esponenti di altri partiti, tra cui il Partito Democratico (Pd).

Tangenti per anni sono state consegnate in buste con il timbro di Roma capitale, tangenti per anni sono state alimentate con i soldi dei cittadini, tangenti per anni hanno prosciugato le casse della città spingendola verso il baratro.

L’attuale sindaco, Ignazio Marino, eletto nel 2013, ha da subito informato la procura su tutte le procedure sospette ed è stato, per questo motivo, considerato come un ostacolo da parte dell’organizzazione criminale. Egli afferma: “Dobbiamo liberare Roma”.

Ebbene, i cittadini romani sono stanchi di tutto questo, stanchi di vedere il luogo in cui vivono nelle mani di persone incapaci e indegne di prendersene cura. I cittadini romani sono stufi di doversi sentir dire da persone, immortalate con criminali in foto pubblicamente note, che credevano questi fossero gente onesta. I cittadini romani ne hanno abbastanza delle menzogne e della corruzione su cui verte la vita segreta della città. I cittadini romani sono esasperati, non vogliono più che alle loro spalle, anzi sulle loro spalle, si mangino pantagrueliche ricchezze. È mancanza di rispetto questa. È menefreghismo. Come ha detto il presidente del consiglio Matteo Renzi: è “uno schifo”.

L’Urbe bimillenaria, che tutto il mondo ci invidia, sembra non riuscire a risollevarsi da una situazione difficile, aggravata dalla crisi. Essa sembra essere -o meglio è- lo specchio dell’intero paese. Non è un caso se l’ultimo rapporto pubblicato da Transparency International bolla l’Italia come uno dei paesi più corrotti e meno trasparenti della zona euro. Questo, purtroppo, non fa che confermare l’attualità dei versi danteschi: “Ahi serva Italia, di dolore ostello, / nave sanza nocchiere in gran tempesta, / non donna di province, ma bordello!”.  Eppure, malgrado lo stallo nel quale Roma, l’Italia, sono impantanate,  non bisogna rassegnarsi: bisogna sperare in un futuro migliore, nella lealtà e nell’operosità dei politici a venire. Ciò non significa attendere un miracolo top-down, bensì iniziare dalle piccole cose del quotidiano, dal rispetto della cosa pubblica.

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