I luoghi culturali dimenticati che il Governo vuole riqualificare

– di Alice Costanza Confin

Chiunque ha un sogno dovrebbe andare in Italia. Non importa se si pensa che il sogno è morto e sepolto, in Italia, si alzerà e camminare di nuovo.” – Elizabeth Spencer

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L’Italia, come ben sappiamo, è il Paese con più siti dichiarati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO al mondo: sono 51 i siti fisici, 6 i patrimoni orali e 6 i beni inseriti nel Registro della Memoria del Mondo. Tantissime altre sono, però, le piccole perle che non rientrano in questa lista e che spesso sono abbandonate a se stesse, chiuse e dismesse.

Proprio per riqualificare i luoghi culturali dimenticati, il Governo Renzi ha annunciato l’8 Maggio scorso un’iniziativa: fino ad oggi 31 Maggio è possibile, inviando una semplice mail a bellezza@governo.it, segnalare un cinema da riaprire, un teatro da ristrutturare, una chiesetta di campagna da salvare, un sotterraneo da riscoprire. In poco meno di un mese, il Governo ha ricevuto oltre 80 mila mail, per indicare quasi 2.400 “luoghi dimenticati” che gli italiani di ogni regione ritengono siano degni di essere scoperti e riqualificati.

Matteo Renzi, intanto, si è dichiarato molto contento della buona riuscita dell’inziativa, scrivendo sul proprio profilo Facebook: “I grandi musei o i grandi progetti sono importantissimi, ma c’è un’Italia non solo tutta da scoprire, ma anche tutta da valorizzare e recuperare. Ecco perché abbiamo deciso di destinare 150 milioni di euro a progetti dal basso. Chi, come me, è cresciuto in un piccolo paese sa che ci sono migliaia di luoghi che hanno una storia identitaria per la comunità.”

La mappa dei luoghi segnalati dagli italiani a bellezza@governo.it

I soldi messi a disposizione dal Governo per questa manovra di riqualificazione culturale sono 150 milioni: una commissione ad hoc sarà incaricata di stabilire a quali progetti assegnare le risorse, che verranno stanziate entro il 10 Agosto 2016.

L’apprezzabile iniziativa del Governo si ricollega a una simile, portata avanti dal Fondo Ambientale Italiano (FAI), una fondazione che lavora dal 1975, senza scopo di lucro, per la tutela, la salvaguardia e valorizzazione del patrimonio artistico e naturale italiano. Lo fanno spesso restaurando, prima di aprire al pubblico, beni storici, artistici o naturalistici ricevuti tramite donazioni o eredità in varie regioni d’Italia. Seguendo il principio alla base dell’art. 9 della Costituzione, secondo il quale “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”, il FAI è volto a promuovere anche l’educazione e la sensibilizzazione della collettività alla conoscenza, al rispetto e alla cura dell’arte e della natura e l’intervento sul territorio in difesa del paesaggio e dei beni culturali. A partire dal 2010 la Fondazione ha lanciato il progetto “Puntiamo i riflettori”, che invita le delegazioni FAI a segnalare i beni del loro territorio dimenticati o degradati per promuovere la loro riqualificazione tramite attività di sensibilizzazione e raccolte fondi.

Silenziosamente, dunque, pare che l’Italia voglia riscoprire la sterminata cultura che tutto il mondo le invidia. E se un  ministro di qualche anno fa si azzardava a dire che “con la cultura non si mangia“, pare che, per fortuna, si stia cominciando a capire quanto sia fondamentale non soltanto per il turismo – un’enorme e sottovalutata risorsa per la nostra penisola – ma per il benessere del Paese intero investire nel recupero e la valorizzazione del nostro meraviglioso patrimonio culturale.

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