I mass media e il ‘panico morale’: nel 2013 calano ancora gli omicidi

Dagli anni 60 agli anni 90 l’argomento più trattato in assoluto dalla tv era la criminalità.

Oltre alle serie tv anche le notizie di cronaca nera iniziarono ad aumentare, soprattutto nei programmi di infotainment (insieme di attualità e intrattenimento). Questo avvenne come conseguenza dell’espandersi dell’informazione a un pubblico di massa attraverso i giornali ‘da un penny’. In precedenza, infatti, i giornali si dedicavano all’informazione e all’istruzione per un pubblico colto. La necessità di rendere i contenuti dell’informazione più sensazionali e divertenti portò alla rappresentazione mediatica di un numero sempre maggiore di crimini.

Tutt’ora si può notare come il telegiornale dedichi parte del tempo a disposizione per notizie di cronaca quali omicidi, suicidi, femminicidi, tragedie familiari, abusi e violenze. Sono nati anche programmi specifici che si occupano di approfondimenti di cronaca, come ‘Quarto Grado’.

Ma negli anni com’è cambiato il tasso di criminalità?

Secondo i dati dell’Istat, tra il 1991 e il 1993 in Italia c’è stata una repentina diminuzione del tasso di omicidi, che è passato da 3,38 a 1,87 omicidi per 100mila abitanti. In seguito c’è stato un ulteriore calo fino allo 0,87 registrato nel 2010. Nel 2011 l’indice è in ripresa passando a 0,91 omicidi ogni 100 mila abitanti, mentre gli omicidi di matrice mafiosa sono diminuiti. Nonostante il lieve aumento avvenuto nel 2011, non si deve dimenticare il trend positivo che va dai 3,38 omicidi ogni 100 mila abitanti nel 1991, agli 0,91 del 2011.

Inoltre, secondo i dati pubblicati dal Viminale il 15 agosto 2013 relativi al lasso di tempo che va dal 1 agosto 2012 al 31 luglio 2013, gli omicidi volontari sono stati 505, cioè circa 0,83 omicidi ogni 100mila abitanti.

Negli ultimi anni, quindi, il tasso di omicidi è restato più o meno stabile, rilevando anzi un trend positivo negli ultimi dodici anni. Nonostante ciò, le notizie relative a episodi criminali non sono diminuite. Anzi, si può constatare il fenomeno inverso.

Di conseguenza quali sono gli effetti che l’invadenza dei media nella società postmoderna può provocare?

Secondo alcuni studiosi la diffusione di notizie e immagini sulla criminalità può favorire comportamenti imitativi; secondo altri ciò è utile per ridurre il crimine, perché la popolazione è informata e anche coinvolta nella “caccia al delinquente”. Un esempio è l’omicidio della gioielliera Maria Angela Granomelli, a Saronno, nel cui caso la popolazione è stata coinvolta nella ricerca e nel riconoscimento del suo assassino, anche attraverso una taglia in denaro proposta dai “Compro Oro”.

Il pubblico è spinto a credere che tali comportamenti degenerativi si stiano diffondendo e che sia il sintomo di un declino morale della società. Stanley Cohen, noto sociologo britannico di origine sudafricana, chiama questo atteggiamento “panico morale”. Una sorta di spirale generata dai media che amplifica una minaccia sfruttando le paure del pubblico e la sensazione di correre rischi. Il risultato, quindi, è una crescente sensazione di pericolo, anche se le oggettive possibilità di rischio negli ultimi anni non sono realmente aumentate.

Il tutto è accompagnato da un clima culturale sempre più frammentato e mutevole che aumenta il senso di insicurezza nelle persone. I media, infatti, spesso associano sconvolgenti fatti di criminalità con altri fenomeni quali il razzismo o l’omosessualità. Questi collegamenti simbolici aumentano le tensioni già presenti in una società fluida e in continuo mutamento a causa della crescente disoccupazione e della tanto nominata crisi.

Uno stato d’animo che non può che nuocere e influenzare la società e che i mass media enfatizzano e contribuiscono a diffondere. Viene da domandarsi perché lo facciano. L’unica risposta plausibile è la stessa di 50 anni fa: attraverso questo genere di notizie, giornali e tv vogliono  attirare una maggiore partecipazione mediatica. La rappresentazione di notizie sensazionali, infatti, incentiva la gente ad informarsi sempre di più sulla situazione attuale e a cercare notizie sempre fresche. Con grande vantaggio per le tasche di editori ed emittenti televisive.

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Sono una studentessa di Scienze Internazionali e Diplomatiche e potrei definirmi un'idealista disillusa. Spesso voglio fare troppe cose contemporaneamente ma non riesco a farne a meno! Amo viaggiare, conoscere, scoprire. Sono curiosa e mi piace soprattutto ascoltare le storie degli altri: sono convinta che ci sia sempre qualcosa di nuovo da imparare.

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