I-merica! Puntata 4: Stay Hungry, Stay Foolish

Nessuno vuole morire. Nemmeno le persone che vogliono andare in Paradiso vogliono morire per andarci. Eppure, la morte è il destino che tutti condividiamo. Nessuno vi è mai scampato. E questo è come dev’essere, perché la Morte è molto probabilmente la migliore invenzione della Vita. E’ l’agente di cambiamento della Vita. Fa sparire il vecchio per lasciare posto al nuovo. Ora, il nuovo siete voi, ma in un certo momento nonn troppo lontano da ora, diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Scusate se sono così tragico, ma è così che funziona.

Il vostro tempo è limitato, quindi non perdetelo vivendo la vita di qualcun altro. Non siate intrappolati dai dogmi- che vuol dire, vivere secondo il risultato del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui affoghi la vostra voce interiore. E, cosa più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e il vostro intuito. Loro già sanno cosa volete veramente diventare. Tutto il resto è secondario.

Questo è un brano tratto dal discorso che Steve Jobs tenne all’inaugurazione dell’anno Accademico a Stanford, nel 2005. Mi pare che il modo migliore per ricordarlo, ora che non c’è più, siano le sue stesse parole. Nei giorni, e nei mesi, che seguiranno, ci saranno molte riflessioni su quello che Steve Jobs ha significato, sulla sua importanza relativa e assoluta, e solo il mercato dirà se Apple riuscirà a rimanere la macchina da soldi che oggi è senza il suo fondatore.

Ma una cosa è certa fina da ora: Steve Jobs è stato molto più di un Amministratore di successo. La sua figura, che ancora non è bene in luce, è quella di un innovatore, di un filosofo e di un comunicatore. Steve Jobs, con il gruppo di creativi di cui si è circondato in questi anni, ha creato ben di più che dei prodotti facili da usare, alla moda e attraenti: ha cambiato in profondità il mondo per come lo conosciamo, e per come ci rapportiamo ad esso. L’Ipod ha dato una colonna sonora costante alla nostra vita, l’Iphone ha trasportato il mondo nel palmo della nostra mano e l’ha reso wireless, l’Ipad ha rivoluzionato il modo di scambiare informazioni, eliminando i confini tra i vari media. E ora, iCloud, che ci promette un mondo senza più supporti fisici, un mondo in completa mobilità.

La sua eredità non è tecnologica: la tecnologia si supera, si modifica. La sua eredità è di pensiero, e di azione: è stato un riformatore dei costumi. Così come Gutenberg non era solo un meccanico, così come i Beatles non sono stati solo dei musicisti, così la vera grandezza di Jobs si troverà nei libri di sociologia, non nei manuali di istruzioni. E questa è l’innovazione vera portata dalla Apple, l’unione di tecnica e umanesimo, il considerare il computer non solo una grigia macchina per il calcolo, ma uno strumento per amplificare quello che è più profondo nell’animo dell’uomo: il desiderio di comunicare, di creare, e di scoprire il mondo. Se Jobs non è l’unico ad aver intrapreso questa strada, a lui va riconosciuto il merito di averla perseguita con consapevolezza.

Si dice che fosse pignolo, tirannico, competitivo, e sicuramente la sua figura ha lasciato molti punti oscuri: la venerazione quasi religiosa di cui è stato oggetto, gli atteggiamenti scostanti, i cattivi rapporti con la stampa, sono sicuramente aspetti da non negare. Ma concentrarsi su di essi è come guardare il dito e non la luna: la Apple è stata una delle aziende con il marketing migliore della storia, e per giunta è riuscita a rimettersi in un tempo velocissimo. E questo, proprio per la capacità enorme di Steve Jobs di essere un comunicatore eccezionale, anche attraverso certi eccessi. La Apple non ha fatto prodotti che la gente voleva: ha fatto i propri prodotti, e ha convinto la gente che era quello che voleva. E tutto ciò, con un successo che lascia a bocca aperta, e che sembra non avere spiegazioni razionali. E in effetti, non ne ha: la bravura del team di creativi Apple è sempre stata di altissimo livello. Ma il salto di qualità c’è stato grazie alla fascinazione esercitata da Jobs.

Per concludere, perché questo ricordo di Steve Jobs è presentato nella rubrica I-merica? Prima di tutto, perchè la rubrica gli è a suo modo debitrice, a partire dal titolo e dallo spirito di curiosità e innovazione che si sforza di mantenere. E poi perché, a ben vedere, Jobs ha rappresentato, incarnandoli totalmente, tutti i valori e i principi di una certa America: il self-made man, il lavoro come realizzazione del sé, la continua corsa verso il miglioramento, il desiderio di cambiare il mondo che ci circonda e l’amore per la tecnologia come strumento di questo cambiamento, l’ottimismo inarrestabile, l’allergia alle convenzioni e alle formalità. E, perchè no, la ricerca della comodità: l’Iphone e l’Ipod sono di una semplicità disarmante, a prova di bambino. Sono tutti quei valori che, in negativo, rendono ai nostri occhi gli Americani dei bambinoni esaltati e individualisti. Ma se coniugati nel giusto modo, come Jobs ci ha mostrato, hanno un potenziale enorme per rendere il mondo un posto migliore, e contribuiscono a creare quel soft power, o fascinazione, che l’America è ancora in grado di dare. Nonostante il debito pubblico, i Cinesi e il Tea Party.

Stay Hungry, Stay Foolish



About Giovanni Collot 27 Articles
Sono uno studente del primo anno specialistica del SID, originario di Conegliano (TV). Mi sono laureato alla triennale, sempre al SID, con una tesi sul divieto internazionale di tortura nel contesto internazionale della tutela dei diritti dell'uomo. Ho trascorso un semestre abbondante in Erasmus a Vienna, esperienza che mi ha fatto maturare molto dal punto di vista accademico e umano, principalmente perché ho imparato a fare il risotto. Tennista fallito, scrivo e impagino per Sconfinare fin dal mio primo anno di università, che ormai comincia a risultare spaventosamente lontano. Mi piace molto leggere, e compro sempre molti più libri di quanti riesca effettivamente a leggere. Adoro viaggiare. Suono la chitarra, mangio e bevo.

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