I-merica! Puntata 7: L’Elefante e la Foglia di Tè

Stati Uniti, parte la corsa alle primarie. La cronaca del nostro inviato.

“Barack Obama è il nuovo Karl Marx: vuole approfittare della crisi per portare il Socialismo negli USA”. “Il comunismo non è stato sconfitto: semplicemente, riappare sotto forme diverse”.

Non ci sono parole più adatte di queste, pronunciate ad un incontro alla Heritage Foundation, un think thank conservatore di Washington DC, per provare a capire quella campagna elettorale permanente che è la politica Americana, e in particolare il teatrino delle primarie Repubblicane. Da qualche mese si scontrano personaggi dubbi o meno, solidi o meno, per cercare di spuntarla e ricevere la nomination dal GOP (Grand Old Party) per sfidare, il prossimo novembre, l’uscente Obama. Le elezioni cominciano il 3 gennaio in Iowa, per proseguire in tutti gli Stati dell’Unione e concludersi il 26 giugno nello Utah. Un tour de force per gli elettori americani, che si dovranno sorbire quasi due anni di ininterrotti dibattiti televisivi e discorsi pubblici per decidere chi è degno di rappresentarli alla Casa Bianca.

Analizzando la campagna elettorale fino a questo punto, è evidente come essa sia stata caratterizzata da una forte presenza di candidati con idee e proposte estreme, che vanno da un generico distruggere ogni forma di Stato sociale alla messa fuori legge dell’aborto, fino alla  proposta avanzata da Ron Paul di eliminare la Fed, vista come baluardo oscuro del tecnicismo e dell’autoritarismo da Stato forte. Tali idee non sono propriamente nuove; anzi, alcune di loro sono presenti nel discorso politico fin dal Dibattito sulla Costituzione. Ma in queste Primarie, esse hanno ricevuto nuova linfa da candidati desiderosi di cavalcare l’onda del Tea Party, il movimento popolare (e populista) che protesta contro gli alti costi della politica e le grandi banche: prima Michelle Bachmann, deputata del Minnesota, poi Rick Perry, governatore del Texas, e infine Herman Cain, afroamericano, ex CEO di Godfather Pizza, si sono presentati agli elettori con un programma molto semplificato, che si può riassumere con “zero tasse, zero spesa”, per conquistare la pancia della base Repubblicana ostile a Mitt Romney, il candidato più moderato. In questo discorso politico semplificato al massimo Obama è indicato come l’Anticristo: è considerato responsabile unico del declino inarrestabile del Paese, sia economico che morale. Cacciato lui, ed eliminato lo stato sociale, gli USA potranno tornare a crescere, e a dominare il mondo.

Dei tre candidati, la Bachmann è evaporata quasi subito; Perry e Cain sono impegnati in un testa a testa in cui il crollo nei sondaggi di uno rappresenta una crescita per l’altro.  In questo momento, ad essere in vantaggio è Herman Cain, accusato nelle scorse settimane di molestie sessuali nei confronti di quattro donne. Quello di Cain è, a ben vedere, un caso sorprendente: in primo luogo, le accuse non sembrano avere minimamente scalfito la sua posizione nei sondaggi (almeno mentre questo articolo viene scritto), dato che risulta ancora il preferito  dai Repubblicani insieme a Romney. In secondo luogo, ha fatto già molti errori, ha una tendenza estrema a dire, smentire e ripetere e il suo piano fiscale “9-9-9”, che prevede un’unica aliquota, è sicuramente semplice, ma soprattutto bislacco e male pensato. Cain risulta un potenziale Presidente molto discutibile, quindi. Ma allora, perché riscuote tanto successo? La risposta è semplice: proprio per le sue caratteristiche. Cain si pone come “uomo del popolo”, è molto bravo a parlare, capacissimo a trovare sempre qualcuno da accusare per i suoi errori (siano i liberali razzisti o il rivale Perry, accusato di avere montato ad arte le accuse di violenza) e soprattutto, non è un politico di professione: questo, in una base Repubblicana stanca e sfiduciata dei politici, ma non delle Istituzioni democratiche, è un grande punto a favore.

E ciò spiega anche perché Mitt Romney non riesca a sfondare: dei candidati in rosa è sicuramente il più presentabile; ha un appeal più moderato, e in effetti ottiene maggiori consensi tra gli indecisi; ha molta più esperienza, in quanto è alle sue seconde primarie ed è stato Governatore del Massachussets; ha una solida base economica. Però Romney è, appunto, troppo moderato per affascinare la base Repubblicana. In più, non gli è ancora stato perdonato il fatto di aver introdotto in Massachussets un sistema di sanità pubblica simile a quello proposto da Obama e di avere lavorato per anni in un hedge fund. Inoltre, anche lui ha fatto alcuni grossolani errori in campagna elettorale. Ultimo punto da non sottovalutare, Romney è mormone: questo è un serio handicap all’elezione, in un partito che negli ultimi anni ha visto aumentare di molto la sua componente confessionale.

Insomma, Romney appare fra tutti come il candidato più adatto ad affrontare Obama. Ma bisogna vedere cosa sceglierà di fare il Partito Repubblicano. Lo spirito della frontiera, della Repubblica di individui liberi, è ancora molto vivo nella popolazione americana, in particolare tra chi effettivamente vota alle Primarie. E in una campagna elettorale così dominata dai media come quella Americana, non è detto che ad essere scelto sia il candidato con le idee migliori, o quello più “presidenziale”. In questione, insomma, è l’immagine che di sè vorrà dare il Grand Old Party: a ben vedere, si tratta della classica contrapposizione tra “Partito di Governo” e “Partito di Movimento”. Solo il tempo ci dirà quale delle due anime vincerà, se l’elefante o la foglia di tè.

Aggiornamento: rispetto a quando quest’articolo è stato scritto per il numero cartaceo, è avvenuta una parziale rivoluzione nelle preferenze Repubblicane: Herman Cain ha perso consensi, ed ora si trova al terzo posto tra i candidati Repubblicani, alle spalle di Romney e della sorpresa Newt Gingrich, che fu speaker della Camera negli anni di Clinton (fonte: Real Clear Politics). In ogni caso, la sostanza dell’articolo non cambia: in primo luogo, se è vero che Cain ha perso consensi in seguito agli scandali sessuali, ma soprattutto alla sua manifesta incompetenza in politica estera, la flessione non è così pronunciata quanto ci si aspetterebbe; in secondo luogo, l’ascesa di Gingrich, di fronte alla consueta sostanziale immobilità nei sondaggi di Romney, mostra che in ogni caso la base Repubblicana sta cercando un sostituto con idee più estreme rispetto al Mormone, visto come poco affidabile. Che tale sostituto abbia la faccia di Cain, di Perry o di Gingrich poco cambia.



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About Giovanni Collot 49 Articles
Sono uno studente del primo anno specialistica del SID, originario di Conegliano (TV). Mi sono laureato alla triennale, sempre al SID, con una tesi sul divieto internazionale di tortura nel contesto internazionale della tutela dei diritti dell'uomo. Ho trascorso un semestre abbondante in Erasmus a Vienna, esperienza che mi ha fatto maturare molto dal punto di vista accademico e umano, principalmente perché ho imparato a fare il risotto. Tennista fallito, scrivo e impagino per Sconfinare fin dal mio primo anno di università, che ormai comincia a risultare spaventosamente lontano. Mi piace molto leggere, e compro sempre molti più libri di quanti riesca effettivamente a leggere. Adoro viaggiare. Suono la chitarra, mangio e bevo.

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