I sindacati, i padani e il decreto “salva Italia”

(Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo)

Articolo di Massimiliano Andreetta.

(Bonanni, segretario generale Cisl)

I sindacati bocciano la “manovra Monti”. A mezzogiorno di domenica 4 dicembre va in onda in diretta il discorso di Bonanni, segretario generale della Cisl, aspramente critico nei confronti del “decreto salva Italia” e della squadra di Monti. «Invece di affidarci alle dispense dell’accademia sarebbe utile confrontarsi con la realtà sociale». C’è da riconoscergli che parla come un rappresentante della categoria e non come un politico in rappresentanza come amavano fare alcuni qualche anno fa. Ma forse in questo governo di “tecnici” finalmente troviamo qualcuno esperto della materia cui è deputato, al di là di tutte le illazioni, le critiche e la malafede riposte da chi ha indagato sulla storia di alcuni ministri recentemente nominati. Bonanni disfa quanto si richiama nella manovra proposta dal governo, «pagano sempre gli stessi».  Un discorso interessante e oculato, non fosse che a tentar di mettere in cattiva luce tutto ciò che viene proposto si rischia di per farsi un autogol. Quando ci si trova di fronte a un governo chiamato a fare da medico a domicilio del paziente non può essere il parente erborista a dargli torto in tutto. Farà discutere la decisione di Monti di escludere le parti sociali dal tavolo della discussione ma poi i malumori di chi resta fuori non possono che puzzare di viziato.

(Roberto Maroni. Il parlamento della Padania ha proposto l'ex ministro come "ambasciatore" a Roma)

Poi le immagini si spostano sulla prima seduta del Parlamento della Padania con le  aperture di Calderoli, primo Presidente nella storia del Parlamento della Padania, e le parole di un Maroni che, tolte le vesti di Ministro, ora ruba il lavoro a Bossi e preferisce ritornare ai discorsi del campanile per mantenere vivo il fuoco eterofobo degli irriducibili padani. Un Maroni che cita il Leviatano di Hobbes dimenticando metà della teoria espressa dal filosofo nei primi del 1600, che tenta di rievocare una cultura sconosciuta al 90% dei fanatici presenti in sala e che si trova lui stesso a dover leggere dagli appunti del liceo. Il TG5 apre l’edizione delle 13 con la notizia per cui la Lega Nord tenta di ripartire da dove aveva cominciato vent’anni orsono, rielogiando Bossi quale mentore di predizioni e strategie politiche. Ma lo fa vent’anni dopo, immersi in un’Europa nuova che non si sa se debba avere o dare risposte, acclamando la lotta per l’indipendenza della Padania. In un’Europa fatta di “regioni”, non di stati, «la Padania è il futuro», parola di Gianfranco Calderoli.

Il servizio si chiude, la parola torna in studio e la giornalista lancia la seconda notizia: «Il Papa ha invitato tutti alla sobrietà». Il Papa, però, si riferiva alla situazione economica.

 

Massimiliano Andreetta

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