I volti del 2015: Politica Internazionale

– di Guglielmo Zangoni e Viola Serena Stefanello

31 Dicembre 2015. Un altro anno è passato, e non un anno qualunque. Abbiamo visto, negli ultimi 365 giorni, accadere più cose di quante ci si potesse ragionevolmente aspettare. Gesti terribili e gesti di altissima solidarietà. Mentre The Atlantic assegna al 2015 il titolo di “Best year ever for the average human being“, la redazione di Sconfinare ha deciso semplicemente di individuare quei personaggi di politica internazionale senza i quali, nel bene o nel male, quest’anno non sarebbe stato lo stesso.

ANGELA MERKEL

Impossible non partire da colei che il Time ha eletto Person of the Year. A 61 anni, con 10 anni tondi di mandato alle spalle come Cancelliera della Germania, Frau Merkel può essere definita di fatto la leader indiscussa dell’Unione Europea – basti pensare al peso che la posizione tedesca ha avuto in crisi quali quella greca o quella russo-ucraina – o, addirittura, come è stata incoronata sempre dal Time, la Cancelliera del Mondo Libero. Ma, mentre la gioventù tedesca coniava il verbo “merkeln” per indicare qualcuno che tituba e stenta a prendere posizione, la Merkel agiva nel modo pacato e razionale che la contraddistingue: è quel che ha fatto quest’estate, aprendo le porte del suo Paese a tutti i rifugiati siriani, al contempo esponendo l’Europa a possibili pericoli ma soprattutto costringendola a fare i conti con la cruda realtà. “Non abbiamo ancora sufficientemente compreso che quel che accade a Aleppo o Mosul può avere effetti su Essen o Stoccarda. Ora dobbiamo affrontare questo fatto,” ha dichiarato, di fatto opponendosi a tutti quei Paesi che anche all’interno dell’Unione hanno deciso di costruire muri per contrastare l’ondata migratoria crescente. Per una donna che ha vissuto trent’anni all’ombra del Muro di Berlino, intrappolata nella miseria della Germania Est, la scelta era obbligata.

Si può pensare ciò che si vuole della sua figura, della sua politica, del modo in cui ha governato la Germania. Ciò che non si può contestare è l’impareggiato impegno con cui Angela Merkel, prima Cancelliera donna della Germania unificata e seconda leader donna del G8 dopo Margaret Tatcher, ha combattuto e combatte per mantenere in piedi l’Unione Europea e difendere i valori su cui essa è basata. Non le si possono rimproverare le notti insonni al tavolo delle trattative e  la fiducia cieca nella forza della diplomazia. Per citare ancora il Time, “for asking more of her country than most politicians would dare, for standing firm against tyranny as well as expedience and for providing steadfast moral leadership in a world where it is in short supply, Angela Merkel is TIME’s Person of the Year.” Niente male per la figlia di un pastore protestante nella Germania comunista.

PAPA FRANCESCO I

Dalla strage di Charlie Hebdo, alla questione migranti con i naufragi avvenuti a largo delle coste europee passando per gli scandali interni allo Santa Sede fino ai numerosi attentati conseguenti alle tensioni in Medio Oriente e Africa sub-sahariana. Il 2015 di Papa Francesco è stato sicuramente un anno molto turbolento d’innanzi al quale, però, il pontefice s’è confermato, non solo come grande leader spirituale, ma anche come importante diplomatico condannando i crimini e invitando sempre al dialogo come fatto durante la sua visita alle comunità centroafricane, cristiane e musulmane, di questo Novembre nella quale ha affermato che «tra cristiani e musulmani siamo fratelli e dobbiamo comportarci come tali». In Africa, Bergoglio ha aperto ufficialmente l’Anno Santo straordinario – a 15 anni dall’ultimo presieduto da Papa Giovanni Paolo II – , il Giubileo “della Misericordia”, importante appuntamento che lo impegnerà fino alla fine del 2016 sfidando la paura di possibili attacchi terroristici con l’intento di  promuovere una  «nuova evangelizzazione, che possa animarlo – il Giubileo – come una nuova tappa del cammino della Chiesa nella sua missione di portare a ogni persona il vangelo della Misericordia». È innegabilmente un personaggio destinato ad entrare nella storia per quanto sta tentando di fare: rinnovare una Chiesa logora, da tempo votata alla corruzione e incapace di arginare un processo di «scristianizzazione» che appare quasi inevitabile.

MOHAMMAD JAVAD ZARIF

Questo nome forse a molti non dirà granchè. E, in effetti, di questo grande diplomatico persiano, ministro degli affari esteri dell’Iran nel governo di Hassan Rouhani (in carica dal 2013), non si è parlato a sufficienza sulla stampa italiana. Eppure, il suo apporto alla diplomazia internazionale si è reso particolarmente evidente quest’anno in seguito ai negoziati che si sono conclusi con il tanto agognato Joint Comprehensive Plan of Action. Il 14 Luglio a Vienna, infatti, Javad Zarif è stato il firmatario iraniano, legittimato dal proprio Governo, dell’accordo tra Iran e G5+1 (Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Russia, Cina e Germania) sul nucleare iraniano. L’accordo, che ha segnato un punto di svolta nei rapporti tra l’Occidente e il Paese mediorentale, comporta la cessazione delle sanzioni economiche all’Iran, in cambio di 10 anni di fermo sulla costruzione di armi atomiche da parte di Teheran. Per questo accordo storico, Javad Zarif e il Segretario di Stato statunitense John Kerry sono già stati suggeriti da un think-tank svedese per il Premio Nobel per la Pace 2016.

VLADIMIR PUTIN

Anche per il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin è stato un anno ricco di svolte, nonchè quello che ha segnato il suo quindicesimo anno consecutivo al potere. In dodici mesi, questo politico, ex agente segreto russo, è passato da essere la pecora nera della politica internazionale a causa della controversa annessione della Crimea e il protrarsi della guerra in Ucraina a diventare uno degli interlocutori fondamentali nella guerra dichiarata contro lo Stato Islamico. Mentre continuano a levarsi dalle parti più disparate le accuse di autoritarismo e violazione dei diritti umani, Putin è divenuto anche uno dei personaggi di riferimento principali di alcune fasce della destra italiana, tra cui la Lega Nord, il cui leader Salvini si è più volte sperticato nelle lodi sulle capacità di leadership del Presidente russo. Tra il raggiungimento di un sudato cessate-il-fuoco in Ucraina Orientale a Febbraio, lo schieramento di forze militari a fianco del governo siriano contro l’ISIS a Settembre e la “pugnalata alle spalle” turca a fine Novembre con l’abbattimento dell’aereo russo, per Putin è stato un anno colmo di sfide, ma è chiaro che ne esce molto meglio di come ne era entrato. Non escludiamo che il 2016 potrebbe portare un’ulteriore polarizzazione, se il Presidente russo continuerà sulla sua strada, cercando di dimostrare che la posizione dell’Occidente non coincide con quella del Mondo intero e guardando dunque, inevitabilmente, verso l’Oriente.

***

È stato complesso, e di sicuro pare riduttivo riassumere un anno denso di svolte quale il 2015 in pochi personaggi. Molti altri hanno fatto parlare di sè: Hillary Clinton e Donald Trump, i più discussi candidati alle primarie americane; il leader dell’ISIS Al-Baghdadi; il Presidente turco Erdogan; Alexis Tsipras e Varoufakis; Marine Le Pen. Ridurre è stato arduo, ma contiamo di farci perdonare eventuali dimenticanze continuando a trattare approfonditamente di politica internazionale, con la passione che ha sempre contraddistinto Sconfinare, nei 366 giorni che questo 2016 ha in serbo per noi.

Sperando che continuerete a seguirci con lo stesso intereresse, la Redazione di Sconfinare vi augura un felice anno nuovo!

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Sconfinare è il periodico creato dagli Studenti di Scienze Internazionali e Diplomatiche dell'Università degli Studi di Trieste - Polo di Gorizia. La firma "Redazione" indica comunicati, notizie e pubblicazioni speciali curate da un amministratore o da più autori.

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