ICM 52 – La musica e la Grande Guerra

Si è tenuto sabato 25 novembre l’ultimo appuntamento di questo 52° Incontro Culturale Mitteleuropeo, che ha avuto luogo nella Sala Della Torre della Fondazione CARIGO e ha visto come relatori Carlo Grandi, Silvo Stok, Giulio Maria Chiodi e Fulvio Salimbeni. L’incontro, dal titolo “La grande musica nei luoghi della Grande Guerra”, aveva l’obiettivo di far riflettere sul ruolo e sul valore umano della musica durante la prima guerra mondiale e su quanto il conflitto abbia condizionato non solo ambienti quali quello delle arti visive e della letteratura, ma anche quello musicale.

Da sinistra: Silvio Stok, Fulvio Salimbeni, Carlo Grandi e Giulio Maria Chiodi.

Ad aprire il dialogo è stato il maestro Carlo Grandi, che la sera di venerdì 24 ha diretto l’Orchestra Sinfonica Thomas Shippers nel concerto tenutosi alla Parrocchia di San Rocco a Gorizia. Grandi ha messo in risalto i cambiamenti sostanziali avvenuti nella musica durante la Grande Guerra: centrale all’inizio del XX secolo è stata la Seconda Scuola di Vienna, fondata da Arnold Schönberg, uno dei maggiori rappresentanti della crisi di questo periodo. Schönberg portò la musica a livelli mai sperimentati in precedenza e fu il maggior interprete del sistema dodecafonico.

Concetto chiave su cui si basava la scuola di Vienna era infatti la disintegrazione dell’armonia: la tonica, da sempre colonna portante su cui basarsi, smise di essere il punto di riferimento per lasciare spazio a un modo di suonare molto più disordinato e caotico, specchio della frammentazione che la guerra stessa aveva creato. Di fronte allo smantellamento dell’ordine razionale, la musica non poteva che risentire, come le altre sfere artistiche, della perdita dei tradizionali punti di riferimento e dei canoni fino ad allora stabiliti, trasformandosi così in un completo caos.

Ma se nelle scuole e negli ambienti accademici la musica diventa sempre più frammentata e sperimentale, sul campo di battaglia essa resta una dei pochi veri punti di riferimento a cui aggrapparsi. I soldati nelle trincee suonano. E la musica raggiunge anche i soldati degli schieramenti avversari, ricordando a tutti l’umanità di cui fanno parte. Quale altro linguaggio se non la musica, il linguaggio universale per eccellenza, poteva unire popoli e nazionalità costretti a lottare tra loro? Quale altro mezzo poteva suscitare nei soldati il sentimento della fratellanza, risvegliandoli dall’inerzia della battaglia e superando le linee delle trincee? Di fronte alla morte e alla devastazione dei campi di battaglia, la musica parla nel profondo, si appella ai sentimenti comuni di ogni soldato e diventa vita, rinascita, speranza verso il futuro.

Perché la musica è totalità, è unione degli opposti. Essa è ordine, ritmo, tempo suddiviso in battute, ma è anche partecipazione emotiva, sentimento, energia. È profondamente razionale senza risolversi nella razionalità e profondamente emotiva senza risolversi nella sola emotività. E porta con sé anche il silenzio. Un silenzio ben diverso da quello che rimane sui campi di battaglia, quello della morte e della desolazione. Il silenzio della musica è un silenzio profondo, un silenzio che predispone all’ascolto e all’apertura. Ed è questa apertura che come un ponte invisibile supera le trincee per ricordare a tutti i soldati l’umanità di cui fanno parte.

About Giuseppina Matozza 5 Articles
Studentessa del secondo anno al SID di Gorizia. Sono appassionata di letteratura, arte e animazione giapponese. Adoro viaggiare. Amo la scrittura in tutte le sue molteplici forme: dalla prosa alla poesia, dal giornalismo alla scrittura creativa. Felicissima di mettermi in gioco con Sconfinare.

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