#IJF16 – Intervista a Sarah Varetto, mission e futuro del giornalismo d’inchiesta

Quando si racconta l’Italia, il tema dello spreco pubblico è una costante contro cui ci si scontra molto spesso. Alcuni media, tra cui SKY TG24, uno dei primi canali italiani all-news e oggi diretto da Sarah Varetto, hanno sposato completamente la denuncia senza sosta di questo cancro nostrano.

Nella giornata di ieri, la giornalista piemontese è stata quindi ospite del Festival Internazionale del Giornalismo, nell’incontro dedicato proprio al Pubblico spreco che si è tenuto al Teatro Della Sapienza. Al termine del panel discussion, l’abbiamo incontrata per un’intervista sul ruolo del giornalismo tra spreco, politica e sfide future.

Quando il giornalismo parla di corruzione, soprattutto ad uno stato avanzato com’è in Italia, c’è il rischio che scada in populismo e qualunquismo?

Non so se il giornalismo possa scadere in populismo, certo è che le battaglie per accendere i riflettori sulla corruzione possono essere strumentalizzate da qualche forza politica. Questo è possibile, lo vediamo succedere, ma il giornalismo in una democrazia avanzata e moderna è un requisito indispensabile.

Quando si realizza un’inchiesta, qual è il segreto per un buon lavoro?

Lavorarci tanto, in profondità, non aver paura di fare tentativi che vanno a vuoto ma insistere fino a che non si arriva davvero a scoprire qualcosa d’inedito e importante da far conoscere ai propri telespettatori.

Quando invece il giornalismo si rapporta con la politica, c’è un confine che non andrebbe mai solcato?

Certo che c’è! E più d’uno che non va mai solcato, sono due mestieri molto diversi: non ci dimentichiamo che una delle funzioni principali del giornalismo è proprio “watch the dog”, cioè fare il guardiano del potere. Non nel senso di proteggere il potere, ma in quello opposto (sorride, ndr), guardiani e custodi dei valori della nostra società. Quindi bisogna essere anche pronti a prendere delle iniziative, chiedere conto alla propria classe dirigente e politica di quello che viene fatto.

Lei è direttrice di un grande network italiano: in futuro, almeno per la televisione, la sfida sarà tra grandi network e piccole realtà locali? O i primi soppianteranno il geo-local?

Io ho lavorato in realtà locali all’inizio della mia carriera: facevamo mestieri diversi. Non credo che la competizione oggi sia tra i piccoli e grandi network, che si muovono in mercati diversi: la sfida per tutti è quella di sapere trasformare anche il proprio linguaggio e ruolo per poter informare sulle piattaforme più diverse, che sono quelle utilizzate sempre più dai giovani ma non solo.

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Studente al SID di Gorizia, sono stato caporedattore di Sconfinare tra il 2017 e il 2018. Friulano, sono appassionato di frontiere, soprattutto quelle del Corno d'Africa. Dicono che sono sempre impegnato, ma non ho mai avuto tempo per rispondere che è vero.

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