#IJF16 – Cronache del primo giorno a Perugia

Non sapevo veramente cosa aspettarmi da questo festival del giornalismo, e da Perugia, città storica dove non ero mai stato e che conosco molto poco. L’entusiasmo contagioso tra noi della redazione non mi ha fatto dormire la notte prima della partenza, ed io non sono esattamente uno che soffre d’insonnia… Arriva quindi il gran giorno, partenza da Gorizia la mattina presto, ci aspettano almeno cinque ore di macchina, ma, a parte Arianna, questo non sembra preoccupare nessuno.
La prima ora vola via veloce, tra scherzi, selfie e un sottofondo diviso tra i Rolling Stones e la frizione capricciosa della vecchia Fiat di Viola. Contribuisce a rendere il viaggio “tipicamente italiano”, penso sorridendo tra me e me.
Tutto ad un tratto però sentiamo un fortissimo odore di bruciato e ci fermiamo preoccupati. Apriamo il cofano ed una nube di fumo maleodorante ci conferma il peggio: frizione bruciata. Un chilometro al prossimo autogrill, tocca spingere. Che c’è di meglio di una salutare passeggiata mattutina sull’autostrada padovana?
Dunque, constatata la situazione, ci ridistribuiamo sui vari mezzi di trasporto; a me ed Ilaria tocca il treno. Padova-Firenze-Perugia, gran parte in tratte regionali. Mi mancava. Il paesaggio soleggiato scorre veloce (eufemismo, stiamo pur sempre parlando delle ferrovie italiane) fuori dal finestrino, e mi fa tornare in mente perché il nostro, nonostante tutto, sia chiamato il Belpaese: viaggio tipicamente italiano parte seconda.
Arriviamo finalmente nel capoluogo umbro nel tardo pomeriggio, giusto in tempo per perdere la conferenza di Caressa e Bergomi sul telecronismo sportivo, con ovvi riferimenti al mondiale 2006. Fossi stato presente, il mio orgoglio nazionale sarebbe salito decisamente sopra le righe.
Molliamo le valige in albergo e ci fiondiamo in piazza, in coda fuori dalla Sala dei Notari, per la presentazione di Alberto Angela sul suo ultimo libro “i segreti di San Pietro”. Lui non posso assolutamente perdermelo.
Sempre più gente si affolla dietro di noi, a formare un lungo serpente umano che si snoda per tutta Piazza IV Novembre. Dei turisti si scattano foto accanto alle statue di Assange, Snowden e Manning, il monumento itinerante alla libertà d’informazione.
Ad un certo punto, dal nulla compare un sedicente profeta del nuovo millennio: no, non sto parlando di Adam Kadmon, ma di un alternativo eremita vestito di stracci, che decanta sia in italiano che in inglese (anche gli asceti devono ormai stare al passo coi tempi) la profezia sulla prossima fine del mondo. Gli crediamo sulla parola, ecco un motivo in più per non perdere l’incontro con Angela.
Finalmente le porte si aprono, e ci accalchiamo dentro alla ricerca di un posto a sedere, e finiamo proprio a fianco del palco: non riesco a credere che vedrò il mio mito da bambino a quattro metri da me!
Il tempo passa, le porte sono ormai chiuse e il pubblico comincia a rumoreggiare, ma del conduttore di Ulisse non c’è traccia. Siamo già in ritardo di mezz’ora rispetto al programma previsto, non ci avrà mica dato buca all’ultimo? Infine corre sul palco Arianna Ciccone, l’organizzatrice del festival: “Chiedo scusa a tutti, ma Alberto Angela non è potuto venire…sto scherzando naturalmente, arriva subito, c’è stato un piccolo inconveniente tecnico”. Dalle stelle alle stalle e di nuovo alle stelle in dieci secondi.
Passano altri dieci minuti buoni, con la folla rimasta fuori rumorosa quanto i fortunati che sono riusciti ad entrare.
Tutto ad un tratto eccolo arrivare, è proprio lui, e tra gli applausi sale sul palco rapidissimo: “Chiedo scusa per il ritardo, ma c’è stato un problema con il proiettore. Mi segnalano che non sono ancora riusciti a risolverlo, se volete possiamo improvvisare una conferenza su due piedi su un argomento a scelta, che ne dite di Pompei?” Boato di approvazione della folla.
Il dannato proiettore infine parte, e Angela comincia ad illustrare come si è evoluta la basilica di San Pietro dall’età romana ad oggi, dalla modesta tomba originaria dell’apostolo alle varie modifiche apportate nel corso degli anni da artisti senza tempo come Michelangelo o il Bernini. Sembra quasi di vivere una puntata del suo celebre programma.
Sono ormai le otto passate quando finisce. Ha mantenuto in tutto e per tutto le attese. La Ciccone ci invita ad uscire velocemente dalla sala per dare spazio a quelli che sono rimasti fuori: Angela ha deciso di ripetere la sua lezione a beneficio di quelli che sono rimasti fuori. Un maestro anche di umiltà e disponibilità.

Alla fine per l’autografo restiamo in fila solamente Stefano, Viola ed io. Alla spicciolata prepariamo qualche domanda da porgli, quando mai ricapiterà l’occasione di intervistare Alberto Angela?
Finalmente tocca a noi, e nonostante i membri dello staff ci abbiano “caldamente invitato” a non chiedergli niente, lo spirito giornalistico prende il sopravvento:

Signor Angela, lei come suo padre è ormai un fenomeno virale sul web oltre che affermati personaggi televisivi. Non si sente come un paladino della cultura, che mai come oggi sembra scarseggiare tra gli italiani?
“Io sono un divulgatore, non un paladino, e se le moderne forme di comunicazione possono aiutare a diffondere anche tra le giovani generazioni il gusto del bello per l’arte, la storia e la cultura di cui il nostro Paese è ricchissimo ben venga.”

Dall’emozione stavo per fargli i complimenti per “la Macchina del Tempo” invece che per “Ulisse”. Mi mangio le mani per non essermi portato dietro una copia del nostro ultimo numero da lasciargli. Ma alla fine va bene così, questo Festival del giornalismo non poteva cominciare meglio.

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About Nicolò Brugnera 20 Articles
Studente del secondo anno di Scienze internazionali e diplomatiche, ho deciso di scrivere per Sconfinare prima ancora di iscrivermi all'università. Sono anche chitarrista, allenatore di canottaggio e degustatore di bevande alcoliche non professionista. Nel (poco) tempo libero dormo. Scherzo, sono candidato per le amministrative della mia città.

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