#IJF16 Il tabù del sesso: perché in Italia è impossibile parlare di sessualità e sentimenti a scuola

I tre relatori della conferenza

“Inizio con un caso, il caso di Siniscola in Sardegna dove le referenti del progetto Nati per leggere e bibliotecarie ricevettero molte richieste da parte di vari genitori per il ritiro del libro Piccolo Blu e Piccolo Giallo di Leo Lionni perché considerato propaganda gender tra i bambini”, così Loredana Lipperini esordisce nella gremita Sala dei Notari, a Perugia, in occasione della decima edizione del Festival internazionale del giornalismo.

I tre relatori della conferenza

Affiancata da Riccardo Iacona e Michela Murgia per discutere sul tabù del sesso e sull’impossibilità italiana ad educare ai sentimenti ed alla sessualità, la Lipperini continua sostenendo che in Italia esistono tante Siniscola, città dove “qualcosa” viene sottratto ai bambini: l’immaginazione, “potere che porta all’empatia verso chi non conosciamo”.

Ma quindi ci possiamo chiedere: perché la sessualità in Italia è considerata tabù, perché intitolare così la conferenza? La chiusura, il tabù sono dati da una narrazione integralista, unica, che impone una sola visione, un solo modo di vivere oltre al quale non si ammette altro: la famiglia tradizionale, in seguito definita da Iacona come “patriarcale”. I genitori infatti, a detta della Lipperini, tendono ad appropriarsi delle scelte dei figli obbligandoli a battere strade già percorse e senza permettere la scoperta di nuove.

 Michela Murgia segue questa scia di pensiero e si sofferma spiegando come il tabù non riguarda soltanto la sessualità, ma anche un livello superiore, quello dell’autorità che si pone come “arroganza della maternità”. “Se venivo richiamata dalla mia professoressa, mia mamma non metteva in discussione la sua autorità; oggi questo non è così scontato”. Questo, prosegue la Murgia, è segno di come stia decadendo il patto di fiducia basato sulla co-genitorialità condivisa: le famiglie impediscono che la scuola insegni ciò che loro non ritengono opportuno, causando così la perdita del reale obiettivo della scuola stessa. Questa è l’istituzione che infatti mira a trasmettere valori, è lo spazio dove le idee incontrano la cittadinanza, è il luogo della rappresentazione del tutto, dove le spinte disgreganti della società vengono arginate.

 “Quella italiana è una società che ha paura di cambiare, siamo un Paese svuotato e che si sta svuotando” prosegue Iacona identificando il motivo di questa forza dissociativa. La paura di affrontare questi temi nelle scuole e la mancanza di prevenzione evitano di porre l’accento sulla questione della parità dei sessi, della costruzione di un’identità sentimentale e della libertà sessuale, poiché mettono in crisi i valori della famiglia tradizionale patriarcale. “Già i movimenti femminili del passato ci hanno permesso di far cambiare faccia al nostro Paese”, ci ricorda il direttore di Presa Diretta, “ma aspettiamo un passo in più: un intendere comune alla legislazione europea, il convergere di idee positive per ricostruire il Paese evitando l’apartheid e sfruttando il meglio che abbiamo”.

Sul tema della sessualità l’Italia si ritrova tra gli ultimi posti in Europa, mentre altri Paesi, come Olanda e Germania, avendo compreso l’importanza dell’educazione sessuale, la pongono come obbligo di legge. È fondamentale quindi, secondo Iacona, muovere verso un’alfabetizzazione dei sentimenti, ricostruendo le ragioni dello stare assieme e del vivere un gesto d’amore consapevolmente. Iacona, inoltre, durante una nostra intervista svoltasi tra le strade di Perugia, ha precisato come anche gli adulti hanno un ruolo di spicco in questi percorsi, per far vivere al meglio le esperienze ai propri figli.

 Tuttavia, i diversi interventi e le stesse parole dei tre relatori hanno fatto comprendere come la strada dal punto legislativo sia ancora lunga: è del 1975 una prima proposta di legge, ripresa negli ultimi anni con pochi risultati. La stessa Lipperini ha spinto verso una legge più articolata che tuteli le vittime del tabù del sesso, le “martiri della libertà”. Murgia spiega infatti che il sessismo, a differenza del razzismo, in Italia non è ancora considerato reato e che la stessa regolamentazione dell’educazione sessuale nelle scuole non segue un metodo unitario ma la libera interpretazione degli esperti. Lei stessa ha esposto il proprio metodo proposto in diversi istituti, che si articola attraverso la lettura e l’analisi semiotica di libri quali “Tre metri sopra il cielo” o “Twilight”, dove la donna è legata ad un uomo tramite una catena ed il lucchetto, da sempre simboli di prigionia che sono difficili da eliminare se non con la violenza o dove è sottoposta all’istintualità maschile forte e mostruosa nella quale essa si identifica e senza la quale è ridotta alla debolezza ed alla fragilità.

 A conclusione di tali considerazioni, i tre relatori hanno cercato di sottolineare come nel nostro Paese non esista la cultura della neutralità, dell’empatia e della semplicità di sessualità e sentimenti, poiché questa si presenta come qualcosa di non previsto, al di fuori del canone apparentemente immortale della famiglia tradizionale. Tale cultura infatti non è altro che natura, dove la maternità si incontra con la paternità per seguire assieme un cammino comune.

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