#IJF16 – L’Europa delle nuove destre nazionaliste

Negli ultimi dieci anni in Europa le destre nazionaliste si sono affermate sempre più, trovando sostegno in un elettorato molto ampio e in crescita, mentre le sinistre hanno iniziato a perdere terreno vista l’instabilità di leadership e la mancanza di coordinamento. Eva Giovannini, giornalista di Ballarò, trasmissione televisiva di Rai 3, Tonia Mastrobuoni de La Repubblica e Loris De Filippi, presidente di Medici senza Frontiere Italia hanno approfondito questa tematica durante il Festival internazionale del Giornalismo a Perugia, cercando di spiegare al pubblico che riempiva la sala di Palazzo Sorbello come nell’ultimo decennio gli effetti della politica di deterrenza europea e la crisi economica abbiano creato una vera e propria “fortezza” nella quale l’Europa si sta chiudendo.

In occasione di tale incontro Eva Giovannini ha presentato il suo libro Europa anno zero, focus di un viaggio tra sei Paesi europei dove si è affermato il “paradigma di destra, un filo rosso che unisce i nuovi fondamentalismi democratici”. La scrittrice giornalista spiega infatti come Grecia, Regno Unito, Polonia, Francia, Germania ed Italia debbano fare i conti con una destra sempre più arrogante e sempre più ben vista dalla società civile, preoccupata per le proprie prospettive future. L’autrice ha sottolineato come il nuovo elettorato, orfano dei partiti tradizionali che non danno più risposte concrete, sia spaventato e sgomento davanti agli attuali fatti internazionali. In queste circostanze, l’unico interlocutore e porto sicuro è rappresentato dai nuovi partiti di destra. Partiti quali sono Alba Dorata, l’UKip, il Front National ma anche la nuova Lega Nord di Matteo Salvini, non più indipendentista rispetto al Sud Italia ma alla ricerca anche di quei voti di meridionali privi di punti di riferimento politici credibili.

La Giovannini ha continuato poi illustrando i punti di forza del revival conservatore: in primis l’incapacità dell’Unione Europea di gestire la crisi riguardante il dramma dei migranti, considerati i primi nemici da combattere. Nonostante tutte le violenze e le tragedie diffuse quotidianamente dai media, vi sono Paesi, come l’Austria, che “cercano di fare i duri della partita” rifiutando i profughi, mentre altri Paesi sono tagliati fuori dall’orbita europea e devono sostenere ingenti sforzi per far fronte all’emergenza: lampante è l’esempio della Grecia che si sta facendo carico di circa 15 mila persone impossibilitate a muoversi. Si può comprendere, quindi, come la mancanza di una linea comune e di una politica ad hoc favoriscano sempre di più delle spinte disgreganti ed anti-sistema. Lo stesso presidente di Medici senza Frontiere è intervenuto precisando che se non ci fossero le organizzazioni non governative, gli aiuti umanitari sarebbero quasi pari a zero, “sarebbe l’Apocalisse”. Nel caso particolare dell’Italia, De Filippi ha affermato che gli sbarchi complessivi tra il 2014 ed il 2016 sono aumentati del 60 %, arrivando ad una quota di 200 mila persone, cifra che lo SPRAR (Servizio centrale del sistema di protezione dei rifugiati) non riesce a fronteggiare, visti i soli 32 mila posti disponibili. “
Come ci dobbiamo porre davanti a tale situazione?”, chiede De Filippi condannando in modo perentorio le politiche di chiusura e rifiuto promosse dalle nuove destre.

L’altro problema interno all’Unione che favorisce la diffusione del nuovo conservatorismo riguarda il Nord Europa, sede delle istituzioni e del potere comunitario: si è creato infatti nel corso dell’integrazione uno iato sempre più profondo tra Bruxelles ed il popolo europeo, che si sente quasi sottomesso alle pesanti decisioni delle élite e dei vecchi rappresentanti politici, i quali non sanno dare delle risposte al sistema bisognoso di cambiamenti. L’elettorato non ha più un interlocutore stabile e credibile al quale conferire e delegare la propria fiducia.

Ma quali sono gli effetti delle destre al governo? La Giovannini prosegue affermando che se da un lato conferire il potere alle destre è un modo per raggiungere la sicurezza, dall’altro porta ad un sacrificio delle proprie libertà. Ungheria e Polonia ne sono l’esempio: la stampa viene imbavagliata con chiusure di emittenti pubbliche, censure e licenziamenti, si effettuano epurazioni, i diritti umani non vengono sempre rispettati; numerosi sono i casi di ridefinizione della toponomastica, di revoca del diritto di aborto e perfino di revisione e riscrittura della Carta Costituzionale.

I muri ed i controlli alle frontiere europee, quindi, sarebbero solo la punta dell’iceberg di una chiusura psicologica, minaccia dello spirito europeo. De Filippi afferma: “Dobbiamo muoverci, non farlo ora significherebbe essere complici” di un crollo epocale. L’egoismo e la chiusura infatti sono causati dagli Stati nazionali, ci ricorda la scrittrice di Europa anno zero, la quale esorta ad una maggiore voglia d’Europa, di un’Europa dove non solo i capitali si spostano veloci, ma anche le persone. Perché Gli uomini non hanno radici, ma piedi”.

 

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