#ijf17 – L’importanza dei vaccini: come superare disinformazione e paure

È necessario solamente digitare su un qualsiasi motore di ricerca “danni vaccini”, per ottenere all’istante davanti agli occhi un’interminabile sfilza di risultati sull’argomento. Non sono però solo i sedicenti siti di medicina naturale ed alternativa a farla da padrone, perché ad alimentare la disinformazione in merito alle vaccinazioni si aggiungono anche pagine e gruppi Facebook, e alle volte anche le stesse grandi testate giornalistiche diffuse a livello nazionale.

Ultimamente questo scottante tema è stato spesso al centro delle cronache del Belpaese, e proprio per questa ragione è stato oggetto della conferenza “L’importanza dei vaccini. Come superare disinformazione e paure”, che ha avuto luogo domenica 9 aprile nell’ambito del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia.

Gli interventi, moderati dal giornalista Riccardo Iacona, sono stati quelli di Roberto Burioni, medico e professore ordinario di microbiologia e virologia all’Università San Raffaele di Milano e autore del libro Il vaccino non è un’opinione, e di Andrea Grignolio, professore di Storia della Medicina alla Sapienza di Roma e autore di Chi ha paura dei vaccini?

Il conduttore di Presadiretta, che l’anno passato ha condotto un servizio riguardante le vaccinazioni in Uganda, ha aperto la discussione con quello che, a tutti gli effetti, sembra essere un paradosso: oggigiorno sono proprio le popolazioni appartenenti al cosiddetto Primo mondo a porre in dubbio sempre più frequentemente l’efficacia e la sicurezza dei vaccini, mentre nel Terzo mondo si sta lottando intensamente per far sì che la copertura vaccinale sia la più alta possibile.

La cosa forse più sconvolgente, come sostiene Grignolio, è che i genitori che non vaccinano i figli generalmente hanno un’istruzione medio-alta e sono in grado di confrontarsi ed informarsi sul web. Sono persone che tengono molto alla salute dei figli e quindi vogliono essere a conoscenza di tutti i punti di vista possibili. Questa attività si dimostra però deleteria, perché un sovraccarico di informazioni – che alle volte possono essere presentate come del tutto fondate e scientifiche – può indurre i genitori più apprensivi a prendere in considerazione dei rischi che in realtà sono completamente immotivati, o a dubitare degli esperti del settore e della medicina convenzionale stessa.

Come dimostrano anche i vari richiami da parte dell’OMS negli anni passati, in Italia, specialmente in alcune zone come l’Emilia Romagna, il Veneto e la Provincia autonoma di Bolzano, il numero dei vaccinati sta pericolosamente scendendo sotto la soglia dell’immunità di gregge, ovvero sotto quel limite minimo – generalmente attestato al 95% – che permette anche a coloro che non sono vaccinati di godere della protezione fornita da quelli che invece lo sono. È proprio in Emilia Romagna che ha sede il Coordinamento del Movimento Italiano per la Libertà di Vaccinazione (COMILVA), munito di un dettagliatissimo sito internet che presenta un’intera sezione riguardante i presunti “danni da vaccini”, e di un gruppo Facebook che conta più di ventimila membri.

Burioni, che negli ultimi tempi ha riscosso notevole successo mediatico grazie alla sua pagina Facebook, in particolar modo a seguito dell’affermazione “la scienza non è democratica”, ha proseguito scagliandosi contro i media tradizionali – i quali interpellano spesso personaggi famosi del tutto privi delle competenze adatte per trattare tali argomenti che, tiene a ribadire, “non possono essere messi in discussione”.

Entrambi gli esperti hanno poi concordato sul fatto che questo bombardamento mediatico, unito all’elevato tasso di analfabetismo funzionale in Italia, produca un mix letale: oggigiorno sembra esserci un ritorno sempre più morboso alla natura – vista come “buona” – e una crescente diffidenza nei confronti della scienza, causata anche dalle cosiddette “teorie del complotto”. Secondo alcuni studi, infatti, quando queste ultime vengono poste davanti a dati effettivi ed attendibili tendono a diventare ancora più chiuse e diffidenti.

download

Il problema reale però sta nel fatto che, se si dovessero verificare delle nuove epidemie di malattie ormai quasi del tutto debellate, sarebbe necessario ricorrere a vecchi vaccini, più efficaci ma meno sicuri, aumentando quindi la possibilità di effetti collaterali: il modo migliore per non avere danni da vaccino consiste quindi nel continuare a vaccinare i propri figli, spiega il virologo, che vede il non vaccinarsi come un vero e proprio “atto di irresponsabilità sociale”. Basti pensare alla Romania, dove dall’anno scorso è in corso una vasta epidemia di morbillo che in un anno ha già causato oltre tremila casi e provocato la morte di bambini che erano troppo piccoli per essere vaccinati. La decisione di non vaccinarsi non solo permette una diffusione più rapida del virus, ma mette anche a rischio tutti coloro che, per svariati motivi, non possono essere vaccinati o hanno perso l’immunità per una determinata malattia.

Cosa bisogna fare allora per invertire questo trend negativo? Innanzitutto, secondo Burioni è necessaria la radiazione dall’Albo di tutti quei medici che si oppongono ai vaccini, e la pressione perché ciò avvenga deve provenire direttamente dagli Ordini dei Medici. Sempre secondo il virologo, anche lo Stato deve rivestire un ruolo molto importante, introducendo l’obbligo di vaccinazione come requisito necessario per l’accesso a scuola. Questa politica, per risultare realmente efficace, dovrebbe essere gestita a livello nazionale e non semplicemente regionale, e dovrebbe poi essere costantemente monitorata.

Grignoli ha in seguito riportato gli esempi di alcuni Stati che prevedono la possibilità di non vaccinare i propri figli, ma che al contempo hanno adottato delle misure – quali ad esempio la firma di un dissenso informato con il quale si prende atto dei rischi che si corrono o la sottoscrizione di assicurazioni suppletive – in grado di tutelare non solo gli altri, ma lo Stato stesso, che deve sopperire a spese molto elevate per curare determinate malattie.

Risulta quindi evidente la necessità di uno sforzo coordinato: non solo lo Stato e i medici, ma anche lo stesso giornalismo riveste un ruolo di primo piano per contrastare le numerose bufale ancora diffuse sui vaccini.

Be the first to comment

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: