#ijf17 – Quando il giornalismo incontra l’inchiesta

Il giornalismo d’inchiesta è un genere giornalistico frequentemente snobbato dai media tradizionali e dai lettori in genere. L’Italia, in particolare, non è un Paese abituato all’inchiesta. Cadere nella semplicistica trappola di considerare il giornalismo investigativo un genere asservito al potere è facile: dietro le grandi inchieste, puntualmente, nascono altrettanto abnormi teorie complottistiche. Eppure, nonostante tutto, non sono pochi i coraggiosi che intraprendono l’impervio sentiero dell’inchiesta. Tre illustri nomi italiani hanno onorato il genere durante il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia: Emiliano Fittipaldi, Lirio Abbate e Milena Gabanelli.

Il giornalismo d’inchiesta ha caratteri ben specifici ed, innanzitutto, non va confuso con la cronaca giudiziaria: essa semplicemente divulga un’inchiesta svolta da altri organi, come, per esempio, la magistratura. Gli ingredienti del giornalismo d’inchiesta sono pochi ma essenziali.
Il primo, banalmente, è la curiosità.
Fittipaldi, per esempio, guardando i servizi di cronaca sulla beatificazione dei due Papi avvenuta nel 2014, ha notato strane anomalie ed, incuriosito, ha iniziato a indagare. Passo dopo passo, seguendo un invisibile filo di Arianna, si è incamminato lungo una strada che non aveva minimamente preso in considerazione. Una buona dose di occhio interessato e critico porta a voler scavare in profondità i fatti del nostro sentire quotidiano, se la loro superficie non è limpida come dovrebbe.

Emiliano Fittipaldi
Emiliano Fittipaldi

Secondariamente, le altre fondamentali materie prime sono le fonti.
Quanto più dirette e confidenziali possibili, le fonti rappresentano per ogni giornalista d’inchiesta la base del suo lavoro e la prova di veridicità riguardo le tesi sostenute. La materia di indagine si ricava tramite consultazione di database pubblici, attività di ricerca presso enti dello Stato fino ai contatti con i diretti interessati, in cui il giornalista non manca di giocare d’astuzia per ottenere le informazioni che suppone esistere. La ricerca della verità passa anche attraverso il bluff e arguti espedienti, che permettono spesso al giornalista di crearsi da sé le fonti necessarie.

Lirio Abbate
Lirio Abbate

A grandi manciate, va aggiunto il coraggio.
Il coraggio di indagare e denunciare i “poteri forti”, che siano essi la Chiesa o la mafia; il coraggio di lanciarsi in un programma in terza serata che è una scommessa, ha un budget irrisorio e non è coperto da tutela legale, ma soprattutto il coraggio di assumersi personalmente tutte le variabili del rischio.
Fittipaldi è stato citato a giudizio dallo Stato del Vaticano per il suo saggio “Avarizia” che svelava ciò che sarebbe passato alle cronache come “Vatileaks 2”.
Mentre Abbate narrava le fasi della sua inchiesta che le grandi testate titoleranno “Mafia Capitale”, al suo fianco c’erano due silenziose ma attente figure: le sue guardie del corpo.
Gabanelli per anni ha convissuto con il rischio di subire querele e, per lungo tempo, ne ha fronteggiate alcune in tribunale.

Milena Gabanelli
Milena Gabanelli

Infine, come per ogni cosa, è la passione che amalgama perfettamente il tutto.
Dalle parole dei tre giornalisti traspare soprattutto l’amore verso la propria professione, così grande che Gabanelli, sarcasticamente, sostiene “rasentare il masochismo”. La sincerità dei sentimenti non permette di scendere a compromessi: essere giornalista freelance non è una condizione voluta ma in cui il giornalista si ritrova perché, per onestà intellettuale, non può fare altrimenti.

Nonostante i titoli delle grandi inchieste assillino le nostre menti a causa della ripetitività con la quale sono riportati nei giornali e alla tv, spesso non conosciamo chi ha contribuito a portare alla ribalta questi scandali. Accade perché il giornalista d’inchiesta è per sua natura silenzioso, lascia che sia il suo lavoro a imporsi e parlare per lui. Ha compreso, prima degli altri, che fare rumore è caratteristica delle buone notizie, non dei buoni giornalisti. Ecco perché, rivalutando il giornalismo investigativo, potremo riscoprire l’essenza più pura e profonda del giornalismo stesso.

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