#ijf18 – Viaggio nel voto: le elezioni 2018 tra tv e social

Credits: pagina Facebook International Journalism Festival

In questi ultimi anni è evidente che politica e comunicazione su tv e social media siano un binomio imprescindibile. Chi affronta una campagna elettorale deve avvalersi non solo di buone proposte per gli elettori, ma anche di una strategia di comunicazione efficace sugli schermi televisivi e soprattutto sui social network. Le elezioni del 4 marzo hanno evidenziato come la rete abbia avuto un ruolo fondamentale nel guidare le scelte degli elettori. Ma quali sono state le strategie dei singoli partiti e movimenti? Quali sono i leader che hanno saputo comunicare al meglio i propri programmi?

Tutto ciò è stato il tema principale del panel “Viaggio nel voto: le elezioni del 2018 tra TV e social”, durante la terza giornata del Festival Internazionale del Giornalismo a Perugia. Mario Sechi – giornalista e titolare di List – e Lorenzo Pregliasco – cofondatore di Youtrend – hanno analizzato le strategie di comunicazione dei protagonisti delle elezioni. Ci si è concentrati sul risultato delle urne e sulla “nuova Italia” a cui ha portato.

Sappiamo quindi che nell’era della fast democracy internet si è rivelato decisivo. Il vincitore dal punto di vista della comunicazione politica è stato il leader della Lega Matteo Salvini. L’emblema della sua strategia è stato “Vinci Salvini”, che permetteva a chi metteva più likes ai post del leghista di ottenere un incontro con lui. Un’iniziativa che può sembrare quasi ridicola, ma che dimostra la capacità del leader della coalizione di centrodestra di entrare nella vita quotidiana dei propri elettori. Salvini ha saputo valorizzare il suo programma identitario, soprattutto grazie al cosiddetto trittico TRT – TV, rete, territorio.

Un’altra campagna vincente è stata quella del pentastellato Luigi Di Maio. Il Movimento 5 Stelle pensa innanzitutto alla comunicazione sulla rete; il momento più eclatante è stato quello dell’annuncio della squadra di governo sulla pagina Facebook del leader, che ha orientato il voto del 4 marzo. Nonostante il movimento di Grillo e Casaleggio veda in internet il proprio “habitat ideale”, ha saputo sfruttare bene anche la tv. Quello dei 5 stelle è un messaggio che punta al cuore dei propri elettori, tipico dei movimenti in stato nascente.

Silvio Berlusconi ha fatto della comunicazione il suo punto di forza da quando è sceso in campo nel ‘94. Dal patto con gli italiani allo sport come strumento per sedurre le masse, l’ex premier ha cambiato lo scenario della comunicazione in Italia. Grazie a questi strumenti e al suo linguaggio vicino all’uomo comune, Berlusconi ha sempre ottenuto un vasto appoggio elettorale. Durante queste elezioni ha riscoperto i social, ma non è stato all’altezza del confronto con la campagna di Salvini, come dimostra il 14% ottenuto.

La rivoluzione del 4 marzo. Credits: pagina Facebook Youtrend

Come si può intuire, il grande sconfitto è il Partito Democratico, che ha utilizzato una strategia di comunicazione completamente sbagliata. Sechi prende ad esempio uno degli slogan usati: “vota la scienza, scegli il PD” ed evidenzia come non esprima un programma fattuale basato su proposte concrete. Se si fa un confronto con gli slogan degli altri partiti, è palese il problema di studio della comunicazione. Ad esempio, lo slogan del Movimento 5 Stelle è “Partecipa. Scegli. Cambia.”; è facile intuire che sia molto più musicale e persuasivo. Parlando di slogan, anche il centrodestra si è rivelato molto abile. Il “Prima gli italiani” della Lega è liberamente ispirato a Trump, la cui campagna vicino all’uomo dimenticato è stata ripresa da Salvini.

Sechi e Pregliasco hanno poi analizzato la “nuova Italia” nata dopo il 4 marzo. Citando Marco Damilano, “la campagna elettorale più inutile della storia ha prodotto il più grande sconvolgimento politico degli ultimi anni”. I risultati elettorali mostrano infatti un nuovo bipolarismo della politica italiana. Sull’Italia si è abbattuto un vero e proprio tsunami elettorale dal colore giallo e verde. Se si considerano i risultati per i singoli partiti, i pentastellati hanno conquistato la maggior parte dei collegi, con picchi oltre il 50% al sud. Il centrodestra con la Lega primo partito rappresenta invece le regioni più ricche del nord; da notare i risultati ottenuti dal partito di Salvini al sud, fino a pochi anni fa impensabili.

Un’altra divisione emersa dal voto è quella tra centro e periferie. Pregliasco cita un esempio eclatante, ossia i risultati di +Europa nel collegio di Torino centro. Il movimento di Emma Bonino, che a livello nazionale non ha nemmeno superato la soglia di sbarramento del 3%, ha ottenuto l’11% delle preferenze. È evidente la distanza di élite e intellettuali rispetto alla marea giallo-verde. Sechi evidenzia come questo sia un problema, poiché gli intellettuali sono sempre più lontani dalle esigenze della gente comune e rimangono spiazzati da fenomeni come Trump e Brexit.

Sono stati anche analizzati i nuovi strumenti digitali per comprendere e raccontare la politica. Pregliasco ha presentato la torta per comporre le maggioranze, progetto di Sky Tg24 e Agi. “Sospettiamo che Mattarella ne stia facendo uso in questa settimana” ha ironizzato il cofondatore di Youtrend. Sechi ha invece presentato List, suo portale di analisi politiche ed economiche a pagamento. Con questo progetto il giornalista vuole distaccarsi dal editoria moderna, schiava dei click e dei banner pubblicitari.

Il panel si è concluso con la previsione di Sechi sul governo che uscirà dalle consultazioni. Secondo il giornalista, c’è il 60% di probabilità che Mattarella nomini un suo primo ministro a capo di un governo di transizione appoggiato dalla maggioranza dei partiti per adempiere agli obblighi più incombenti. Al 20% darà l’incarico ad un presidente del Consiglio nominato dalla maggioranza che creerà nei prossimi giorni. Al restante 20% non si giungerà a nessun accordo, costringendo gli italiani a tornare a votare in autunno o a febbraio 2019.

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