Il cacciatore di aquiloni (The Kite Runner)

Un film di Marc Forster.  Khalid Abdalla, Homayoun Ershadi, Shaun Toub, Atossa Leoni, Saïd Taghmaoui, Zekiria Ebrahibi. Genere Drammatico, colore 131 minuti. – Produzione USA 2007.

Non bisognerebbe mai andare al cinema avendo già letto il libro da cui il film è tratto. Perché, pur non volendolo, si finisce per fare dei confronti che andrebbero forse evitati, trattandosi di due forme di comunicazione molto diverse. Insomma, ci si siede sulla poltroncina del cinema con il pressante timore che il film non sarà mai bello come il libro e, nella maggior parte dei casi, si esce dalla sala con una netta conferma dei propri sospetti.

E’ un po’ quello che mi è successo vedendo “Il cacciatore di aquiloni” di Marc Foster, tratto dall’omonimo best seller di Khaled Hosseini, anche se -devo ammettere- non nella misura in cui me lo aspettavo. In effetti, la pellicola è più che dignitosa, in molte sequenze intensa ed emozionante e decisamente fedele al romanzo di Hosseini (nonostante alcune parti siano state inevitabilmente tagliate).

Certo, gioca a suo favore il fatto di narrare una storia (attraverso un lungo flashback) di per sé molto originale e toccante. Si tratta dell’amicizia tra due bimbi afgani, Amir, figlio di un notabile pashtun, e Hassan, il suo piccolo servitore azara -etnia considerata inferiore nel paese-, sullo sfondo della florida Kabul degli anni settanta. I due formano una coppia eccezionale nei tornei cittadini di combattimenti tra aquiloni, ma è proprio in occasione di quello che li vede vincitori che la loro amicizia finisce per sfaldarsi. Al termine dell’evento Amir assiste (senza avere il coraggio di intervenire) alla sodomizzazione di Hassan da parte di tre ragazzini ricchi e razzisti. Da quel giorno il piccolo azara diventerà per Amir la denuncia vivente della propria vigliaccheria, un fardello che si porterà dietro fino a quando, ormai adulto ed emigrato negli USA in seguito all’occupazione sovietica dell’Afganistan, avrà l’occasione di tornare nel proprio paese d’origine per “redimersi” e combattere i fantasmi del proprio passato.

Racchiudere in due ore di film le intense sensazioni che il libro riesce a suscitare o rendere sul grande schermo la complessità psicologica dei suoi protagonisti in modo efficace era forse impossibile, ma rimane, tuttavia, la sensazione che Foster avrebbe potuto fare qualcosa di più. Non basta la fedeltà narrativa per far rivivere un libro sulla pellicola: trattandosi di due linguaggi comunicativi differenti, il regista ha l’arduo compito di dover rendere con immagini ciò che in un libro viene espresso più agevolmente con le parole, cercando di mantenerne l’intensità e la significatività. Compito molto difficile da svolgersi, soprattutto se non si è Visconti e si è Foster…

A mio avviso non sono stati inseriti, o non sono stati abbastanza rimarcati, alcuni episodi che avrebbero permesso di entrare meglio nella psiche dei personaggi, di donar loro maggiore spessore, e ciò soprattutto poiché il regista si è dilungato troppo sulla vita americana del protagonista quando avrebbe fatto meglio a ritagliare un po’ di minuti a favore delle vicende afgane e per trattare in modo meno frettoloso il difficile instaurarsi di un rapporto di fiducia tra Amir ed il figlio di Hassan (episodio quasi completamente tralasciato dal film!).

Tuttavia, non voglio sembrare troppo ingiusta nei confronti di questo regista e di un film che, tutto sommato, ha una propria dignità e una buona capacità di coinvolgere ed emozionare lo spettatore. Nonostante il finale un po’ troppo Holliwoodiano ed una visione dell’Afganistan leggermente di parte (è vero che Hosseini è afgano, ma è anche vero che vive negli Stati Uniti da 25 anni…) il film vale la pena di essere visto, sia per la bellezza della storia narrata, sia per la capacità di offrire, in modo non banale, spunti di riflessione importanti sulla guerra, il razzismo, il fanatismo religioso…

Un voto? Otto. Perché anche se la circostanza che “il libro sia sempre migliore del film” è oramai una legge di natura, “Il cacciatore di aquiloni” l’ha messa a dura prova.

Elisa Calliari

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