Il cambiamento climatico, attraverso gli occhi di Leonardo Di Caprio

Nel 2014 il segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon ha attribuito a Leonardo Di Caprio la veste di Ambasciatore della Pace contro i cambiamenti climatici delle Nazioni Unite.  Grazie a questo importantissimo incarico l’attore premio Oscar ha avuto la possibilità di viaggiare in tutto il mondo, dalla Groenlandia all’Indonesia, dall’India all’Antartide, per documentare da vicino il cambiamento climatico, confrontandosi con illustri scienziati e grandi personalità del panorama internazionale.

Essendo consapevole della sua fama mondiale, Di Caprio ha voluto condividere con tutto il mondo la sua esperienza, concentrando in un documentario di soli 95 minuti un viaggio durato 2 anni: Before The Flood. Il documentario è stato tradotto in 45 lingue e trasmesso gratuitamente il 30 Ottobre sul National Geographic Channel. Attualmente è disponibile in streaming su varie piattaforme, proprio perché l’obiettivo di DiCaprio è di trasmettere il suo messaggio a più persone possibili.before-the-flood-punto-di-non-ritorno

Come viene affrontato il tema del cambiamento climatico nel documentario?

In Before The Flood DiCaprio ci mostra concretamente le cause e gli effetti devastanti che ad oggi si stanno verificando sul nostro pianeta a causa del mutamento climatico ed ambientale. La principale causa è lo sfruttamento di combustibili fossili quali: carbone e gas naturali usati per l’elettricità ed il petrolio, utilizzato principalmente nel settore dei trasporti. Per estrarre questi elementi dal terreno sono utilizzate tecniche invasive come riduzione di vette montane, il fracking, piattaforme petrolifere di perforazione situate nei mari e le sabbie bituminose, il metodo fra tutti più aggressivo perché consiste nel prelevare la sabbia dal terreno e immettere al suo posto vapore incandescente affinché il petrolio fuoriesca. Questo tipo di estrazione ha un impatto devastante sull’ecosistema, per non parlare del fatto che l’utilizzo di combustibili fossili dopo la loro lavorazione determina un incremento della quantità di CO2 , principale gas serra, nell’atmosfera.before-the-flood

Come se non bastasse, un altro elemento contribuisce ad alterare il nostro clima: la deforestazione, per fare spazio a piantagioni di palma da olio e ad allevamenti intensivi. Ad oggi le ultime tre foreste pluviali tropicali sono situate in: Amazonia in sud America, nel bacino del Congo in Africa e in Indonesia nel sud est asiatico. Da anni in Indonesia le multinazionali appiccano incendi nella foresta pluviale per fare spazio a piantagioni di palma da olio, da cui si ricava l’olio vegetale più economico del mondo, che frutta ingenti alle stesse multinazionali. Attualmente è stato distrutto l’80% della foresta pluviale. Purtroppo non si tratta soltanto di un “polmone” terrestre che scompare.

Incendiando intere foreste trasformiamo gli alberi in vere e proprie bombe al carbonio, poiché tutta la CO2 che accumulano nel tronco e nelle foglie si riversa poi in grande quantità nell’atmosfera. Nel 2015 gli incendi hanno rilasciato una quantità di gas superiore a quella prodotta dagli Stati Uniti in un anno. La foresta amazzonica invece si sta quotidianamente riducendo per fare spazio agli allevamenti intensivi, soprattutto di bovini. I bovini producono metano (CH4), il secondo gas più inquinante subito dopo il diossido di carbonio (CO2), ed entrambi i gas causano l’assottigliamento dell’atmosfera.rtsjkgn

Tutto ciò comporta l’innalzamento della temperatura, che causa lo scioglimento della calotta polare artica che funge da climatizzatore per l’emisfero settentrionale, l’innalzamento del livello del mare con conseguente sommersione di zone costiere e insulari, il blocco della corrente del Golfo che porterebbe ad una glaciazione del continente Europa, la distruzione della barriera corallina, l’aumento della desertificazione. Tutti eventi che si stanno già verificando. Può sembrare un “film di fantascienza”, come dice DiCaprio, eppure è la triste realtà.

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Ma cosa è stato fatto e cosa si può ancora fare?

Gli ambientalisti sostengono sia necessario controllare le nostre azioni, cambiare stile di vita, l’alimentazione e moderare i consumi per far fronte al cambiamento climatico. Barack Obama nel documentario dice che “l’uomo forse non può ancora fermare il processo di surriscaldamento, ma può arginare gli aspetti più catastrofici del problema.Papa Francesco nel 2015 ha pubblicato la sua seconda enciclica intitolata “Laudato Si’”, in cui affronta il tema del rispetto per l’ambiente. Esattamente due giorni fa è entrato ufficialmente in vigore l’accordo di Parigi sul clima, il cui obiettivo è mantenere al di sotto dei 2°C il riscaldamento globale, mentre la prossima settimana si terrà a Marrakech la Cop22. Eppure secondo molti scienziati e climatologi ciò non basta.

Elon Musk, CEO della Tesla e dello SpaceX che Leonardo DiCaprio ha intervistato, propone la Tesla Gigafactory: una grandissima fabbrica a impatto zero che immagazzina energia solare in batterie. Secondo E. Musk basterebbero 100 Gigafactory per coprire il fabbisogno energetico di tutto il mondo. tesla

Inoltre Musk ha proposto di introdurre subito una carbon tax, ovvero unimposta monetaria su ogni attività che rilascia diossido di carbonio (CO2), di modo da investire sulle energie rinnovabili. E non è il solo a proporla, visto che ci sono state numerose manifestazioni popolari che hanno richiesto la carbon tax.tax

Le soluzioni al cambiamento climatico ci sono, ma molti politici si ostinano ancora a non credere a questo drammatico evento perché è nei loro interessi continuare a sfruttare i combustibili fossili (ne sono un esempio Donald Trump, o il senatore della Florida Marco Rubio). Proprio per questo motivo Leonardo DiCaprio, alla fine del documentario, invita tutti a partecipare alla vita pubblica affinché la classe politica prenda immediatamente dei provvedimenti.

Per girare il documentario è stata emessa una certa quantità di CO2, per questo il regista ed i produttori hanno pagato una carbon tax, che andrà devoluta a favore delle foreste pluviali. Il film è reperibile gratuitamente sul sito del National Geographic (natgeo)  oppure sul canale youtube del National Geographic (natgeoyt).

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