Il Friulano non è una lingua!

Lo so, non è un discorso facile cui approcciarsi. Intanto, sgombriamo il campo dagli equivoci: non intendo fare un discorso tecnico, che è, per la gran parte degli studiosi, ormai chiuso. Difatti, già dal ’99 è in vigore una legge per il riconoscimento del Friulano come lingua (sottolineiamo, lingua) minoritaria, in applicazione del principio dell’art. 6 della Costituzione (‘La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche’). Non mi dilungherò di più sulle questioni giuridiche: fatto sta che il Friulano è stato riconosciuto come lingua dallo Stato italiano, e non voglio discuterne il merito.

Voglio, piuttosto, discutere l’uso che di questo riconoscimento se ne fa, e che ben possono intendere tutti coloro che hanno del Friuli un’idea da ‘esterno’, scevro da condizionamenti familiari e/o scolastici. Intendo dire che in Friuli esiste una sorta di ‘condizionamento ambientale’ per via del quale il Friulano è percepito come La lingua.

Ma partiamo da un po’ più lontano, e facciamoci una domanda. Quant’è importante la tradizione, oggi? E’ una questione cui ho già accennato, tra le righe, su questo giornale, e alla quale sono molto interessato. La risposta è sì, ovviamente; è, però, un sì molto condizionato.

E’ importante se non diventa prevaricazione nei confronti del vicino (vicinissimo) ‘compatriota’ –usiamolo pure, ma è un termine per me obsoleto-, quale potrebbe essere il triestino o il veneto.

E’ importante se non diventa arroccamento; un arrotolarsi su se stessi; una fuga dalla modernità; un rifiuto di ciò che rappresenta il ‘diverso’.

A differenza di quanto possa sembrare, io non sono nazionalista. Tutto l’opposto. Non è bello parlare di sé in un articolo, ma preciso soltanto che il mio orientamento è per un’unione federale europea, con poteri politici centralizzati e poteri amministrativi devoluti alle mille ‘piccole patrie’ europee (e quindi i Paesi Baschi, certo la Sardegna, e così via, sino a, se lo vorrà, il Friuli). Non mi si può quindi tacciare di conservatorismo e nazionalismo glotto-culturale. D’altro canto, stando così la situazione, con una pessima percentuale di italiani parlanti una seconda lingua (come Inglese o Francese), mi sembra una questione ridicola quella dell’insegnamento, per fare un esempio concreto, del Friulano nelle scuole. Si tratta, a mio avviso, non di una questione di merito: infatti ho già detto che in quella non voglio entrarci e che, anzi, la questione si sia più o meno risolta; bensì di una questione di principi, direi quasi filosofica se non fosse per la mia profonda insipienza in questo campo. L’idea che mi disturba è infatti l’arroccamento culturale. Finché si parla di protezione e rivitalizzazione del Friulano (come di tutti gli altri dialetti/lingue italiane; su questo punto ritornerò più avanti), sono del tutto d’accordo; come del resto sono contro l’abolizione del Greco persino nei licei classici, idea birichina che è sempre in agguato. Cosa può salvaguardare una cultura (quella greca come quella friulana), se non la sua propria lingua? Lo stesso valore di un termine, il numero dei suoi sinonimi, la sua presenza/assenza nel vocabolario, ogni sua lettera, vocali e consonanti, tutto può parlarci di un popolo, dei suoi costumi, delle sue tradizioni, dei suoi valori. E questo era il pensiero di un grande cultore della lingua friulana, Pierpaolo Pasolini, che da ottimo scrittore qual era amava perfino il suo suono, il suo ritmo.

Questi sono i motivi per cui una lingua, ma anche (forse soprattutto) un dialetto, andrebbero salvaguardati. Ma di questo si devono occupare i linguisti, gli studiosi di etnoantropologia, anche i sociologi. Comunque, gli studiosi. Non i politici.

E il guaio del Friulano è che i politici se ne sono occupati fin troppo, lo hanno strumentalizzato e lo hanno distorto; o, meglio, ne hanno distorto il significato. Così, torniamo al principio del nostro discorso. Quello che ho definito ‘condizionamento ambientale’, che porta chiunque sia stato educato in provincia di Udine a pensare al Friulano come La lingua, finalmente riconosciuta. La lingua, alla pari dell’italiano, del ladino e del sardo.

Ma qui si sbagliano. Sono lingue riconosciute anche l’Emiliano-Romagnolo, il Ligure, il Lombardo (che risulta parlato anche in Sicilia!), il Napoletano (detto anche Volgare pugliese), il Piemontese (riconosciuto lingua già dal 1981, ben prima del Friulano), il Siciliano…E così via.

Nulla di speciale, quindi.

La sua particolarità nasce da questo grande equivoco, di questa ritenuta unicità causata dalla politica locale, che ha spinto su questo aspetto (buono in partenza) così importante per la comunità, per operare una disgregazione campanilistica esasperata, e in buona sostanza anche assurda.

Prendiamo l’insegnamento delle scuole: perché il Friulano di Udine sì, e quello di qualunque altra comunità no? Che si fa, si insegna una lingua diversa in ogni paese? E ci sono abbastanza insegnanti per farlo? Si capisce che così si finisce nel caos.

Si ritorna al solito discorso dei cartelli in dialetto, sparsi per il Nord leghista: fuori da ogni ironia, il significato di quei cartelli mi fa tristezza. Il Friulano sbandierato come ‘Totem anti-altro’ mi fa tristezza. Non è un caso che questa del Friulano sia una questione tanto particolare, perché è stata indotta dall’esterno, da una politica furba e disgregatrice (il contrario della buona Politica, quindi). Un fattore così importante, cioè la lingua/dialetto (la differenza, sul piano politico, per me non esiste: abbiamo visto come anche parlate considerate ‘dialetti’ siano in realtà ‘lingue’), diventa semplice, ottuso e controproducente particolarismo. Ed è contro quest’ultimo che mi batto; ed ecco perché, provocatoriamente e al di fuori da qualunque discorso tecnico-glottologico, dico: ‘Il Friulano non è una lingua, ma un dialetto!’

Permettetemi una piccola postilla. Ho tralasciato volontariamente di parlare della ragione più comune (ma anche, scusatemi, la più stupida) che viene addotta per giustificare la definizione di ‘lingua’ per il Friulano: ‘Se mi metto a parlarla, tu non mi capiresti!’ Cosa, questa, che avviene in realtà per qualunque altro dialetto (ma questa obiezione solitamente viene zittita dalla faccia profondamente offesa dell’interlocutore friulano). Per rispondere a questa argomentazione, vorrei chiudere con una citazione in ligure, che molti ritengono dialetto, ma che in realtà è una lingua allo stesso modo del friulano. E allo stesso modo di quasi tutte le parlate d’Italia, che però non hanno subito la stessa strumentalizzazione del Friulano, e sono tutelate senza rumorosi e prepotenti strepiti di tromba.

 

E ‘nt’a barca du vin ghe naveghiemu ‘nsc’i scheuggi

emigranti du rìe cu’i cioi ‘nt’i euggi

finché u matin crescià da puéilu rechéugge

frè di ganeuffeni e dè figge

bacan d’a corda marsa d’aegua e de sä

che a ne liga e a ne porta ‘nte ‘na creuza de mä.’

(Fabrizio De Andrè, Creuza de mä)

 

Francesco Scatigna (francesco.scatigna@sconfinare.net)

106 Comments on Il Friulano non è una lingua!

  1. Mai letto tante “fesserie” come in questo intervento!

    Anche perchè non è la lingua friulana ad essere tutelata e riconosciuta ai sensi dell’art. 6 della Costituzione italiana (e poi dalla L. 482/99) ma la MINORANZA LINGUISTICA STORICA FURLANOFONA.

    Dunque siamo in presenza ad un diritto COLLETTIVO riconosciuto dalla COSTITUZIONE ITALIANA ad una COMUNITA’ STORICA che parla una lingua che NON appartiene al SISTEMA LINGUISTICO ITALIANO.

    Anche se l’idioma friulano fosse un dialetto, NON LO E’ DELLA LINGUA ITALIANA!
    Mai sentito parlare di un certo GRAZIADIO ISAIA ASCOLI………

    • Vivo da tantissimi anni in Friuli……ho lavorato più di 30anni a contatto con la gente……e posso dire che molti friulani parlano il loro dialetto perché non sanno parlare l’italiano. Cosa importantissima……..saper parlare l’italiano …….nel pubblico parlare l’italiano……per rispetto degli altri e non con la presunzione di sentirsi a casa propria,arroccarsi sui propri limiti facendo credere siano…privilegi.o qualcosa di superiore…che altro non è che ignoranza e presunzione della propria cultura…che cultura non è….. Perché è chiusura…la cultura è altro è apertura…..

      • I friulani sanno parlare l’ italiano molto meglio degli altri italiani dato che il friulano è una lingua e non un dialetto che contamina e viene contaminato dalla lingua nazionale. Non parlano italiano perchè il friulano è la loro lingua madre, non per ignoranza e non c’è nessuna presunzione di sentirsi a casa propria: sono a casa propria e assecondano le proprie tradizioni, tra le quali anche la propria lingua. Che poi utilizzare il friulano serva anche ad escludere gli italiani immigrati è possibile e non vedo per quale motivo sia sbagliato: l’ italia importa i suoi rinforzi, i friulani utilizzano le loro armi, prima fra tutte la lingua.

        • Bene fanno i friulani a difendere la loro lingua, in tempi di globalizzazione che ci vuole tutti uguali, tutti semplici consumatori, l’autodifesa etnica è fondamentale per non farsi travolgere.
          L’identità è il bene più prezioso di ogni comunità, è un dovere verso chi ci ha preceduto conservare e tramandare quanto ci è stato trasmesso.
          Alla faccia di Bergoglio quindi, più muri e meno ponti.

  2. A parte che il commento precedente indica la pochezza di certe persone, che, nonostante nell’articolo venga ripetuto DECINE di volte che non si sta mettendo in dubbio lo “staus” di “lingua” del friulano, non riescono a capire lo stesso questo semplicissimo concetto..

    Premetto che sono nato in Friuli (..-Venezia-Giulia, meglio non dimenticarlo ^^)e vivo qui da sempre, ma non per questo non ho potuto cogliere quanto scritto nell’articolo, forse perchè ho la fortuna di avere mamma triestina e padre pugliese, cosa che mi ha sempre fatto sentire ITALIANO, prima che friulano..

    E’ verissimo “l’indottrinamento” che si fa ai bambini fin da piccoli, se volontariamente o meno questo non sta a me dirlo, fatto sta che le famiglie che parlano ai propri figli nell’unica Lingua con la L maiuscola, quella di Dante e Manzoni, si contano sulle dita di una mano..

    Sono daccordo anche sul fatto che la tutela di questo o quell’idioma minore debba essere demandata a studiosi e scienziati, lasciando perdere scuola dell’obbligo e pubblica amministrazione, visto che già con il semplice Italiano capita spesso di fare errori e confusione..

    Se tutti questi integralisti della “marilenghe” fossero stati coerenti e ragionevoli, avrebbero potuto imparare dal detto friulano “ogni campanile ha la sua lingua”, rendendosi conto che l’idea stessa di un dialetto assurto a lingua parlata, insegnata ed usata nei pubblici uffici è pura follia..

    Grazie per il tuo articolo, ormai raro come una mosca bianca, su questo argomento.

    • “Le lingue sono dialetti con un esercito ed una marina”: già questo dovrebbe bastare. Tu devi sentirti italiano, così come uno con il padre tedesco e la mamma spagnola si sentirà ovviamente europeo; ma visto che gli autoctoni esistono ancora e sono la maggioranza lascia che si sentino friulani. L’ italiano deriva dal fiorentino, un “dialetto” toscano che si è imposto sulle altre lingue (lingue non dialetti dell’ italiano) italiche grazie a geni toscani come dante etc.; se non ci fossero stati loro parleremmo tutti veneziano.

  3. Io penso che il friulano sia un dialetto, non una lingua. Il suo uso limitato è certamente dialettale, non linguistico.

    • Il Friulano ha una grammatica (per esempio l’accento circonflesso) e come l’italiano è una lingua. Invece i dialetti veneti non hanno una grammatica.

  4. Vi ho trovati solo ora, tramite Google.

    In tutta questa storia, l’unica strumentalizzazione politica sta nel nazionalismo totalitario e nell’assimilazionismo linguistico repressore che ancora pervadono in profondità, sin dalla sua nascita, tutto lo stato italiano.

    Per approfondimenti, consiglio un interessante sito: http://www.com482.org

    Ed alcune mie recenti pubblicazioni, disponibili a questo link: http://www.ilgiornaledelfriuli.net/?s=luca+campanotto

    Per chi fosse interessato, segnalo anche un nuovo portale friulano: http://www.furlanfriulano.eu

  5. Penso di aver già spiegato tutto nell’articolo. Ringrazio tutti quelli che, d’accordo o meno, abbiano sentito il bisogno di commentare il mio articolo. Dico solo che del Friulano si è fatto finora un uso politico, e chi porta avanti quest’istanza concorre solo ad umiliare questa lingua, sporcandola di secondi fini.

    • Proviamo a fare un ragionamento parallelo, per vedere se funziona ancora:
      dell’accoglienza ai rifugiati si è fatto finora un uso politico (e anche un mercato); allora ributtiamoli in mare.
      Le sembra un ragionamento sensato? A me no

      • Preciso, perché non si sa mai, che il mio è un esempio.
        Ritengo che l’accoglienza per i rifugiati sia doverosa, civile, e che sia un errore strumentalizzarla.
        Nonostante questo, non scrivo articoli provocatori con titoli provocatori per confondere le menti (la mia o quelle altrui)

  6. E che ne dite della nuova legge regionale, appena approvata, sulla valorizzazione dei dialetti venetofoni? Anche qui si prevede l’insegnamento a scuola del dialetto e tanti bei cartelli toponomastici in dialetto….
    E per l’insegnamento a scuola non è neppure previsto il consenso dei genitori! Si fa….e basta!

    Eppure nessuno se ne è lamentato! Anzi, promotori di questa legge regionale pare siano stati proprio quei politici che si sono più accaniti contro la legge regionale di tutela della minoranza linguistica storica friulana…..

    Com’è che questa legge regionale va bene? Com’è che nessuno protesta? Eppure ne ha di elementi incostituzionali…..

  7. Vedo, un pò stupito a dir la verità, che questo articoletto continua a far discutere. Io ho cercato di rimanere equilibrato. Per rispondere a furlanadis (anche se con un nick così mi sembra che sia già fin troppo fermo della sua idea): ho parlato del friulano perchè è una situazione di bigottismo glottologico estremo, per così dire, e perchè ne ho da sempre conoscenza diretta. Se fossi in veneto, forse parlerei di questa legge, e mi creda, non per dirne bene.
    Per concludere, una preghiera a tutti i miei amici friulani: smettete di fare le vittime di una persecuzione immaginaria; pensare che tutti ce l’abbiano con voi non è solo infantile, è anche egocentrico. Guardatevi un pò intorno, magari anche oltre Pordenone, chissà non ci sia qualcun’altro, oltre a voi. Solo questo.

    • ho letto cosa pensi della lingua friulana.forse ti da fastidio che non sia la tua lingua ad essere riconosciuta come indipendente dalla lingua italiana..mi dispiace per la tua ristrettezza mentale.

  8. Allora va bene la nuova legge regionale sui dialetti venetofoni? Com’è che non le ha dedicato un intervento e nemmeno mezzo Post? Non la turba che con questa legge si preveda l’insegnamento (OBBLIGATORIO !) a scuola perfino del dialetto “dalmatico”, estinto da quel dì perfino in Dalmazia, ma stranamente presente in regione (dove non è però ben chiaro!)?

    Che stranezza, tando “casino” mediatico per una legge regionale che in maniera minimale cercava di dare attuazione alla Legge statale 482/99 – notoriamente quasi del tutto non attuata a 10 anni della sua approvazione parlamentare – per quanto riguarda la minoranza linguistica friulana…..e il silenzio mediatico più tombale sull’insegnamento a scuola dei dialetti venetofoni ( e senza la necessità della richiesta dei genitori), sui cartelli toponomastici in dialetto venetofono, ecc. ecc…..

    Evidentemente il fatto che la comunità friulana si percepisca “popolo” da molto, moltissimo fastidio …..

    Attendiamo tutti ansiosi un suo POST sulla nuova legge regionale di valorizzazione dei dialetti venetofoni…

  9. Forse non sono chiaro quando scrivo, cerco di porre riparo:
    fermo restando che non posso rispondere di ‘silenzi mediatici’, poichè il mio ‘spazio mediatico’ inizia e finisce qui; c’è di fatto che, come ho già ripetuto, mi trovo in Friuli e non in Veneto, dunque parlo di ciò che vedo e so (non seguo la legiferazione regionale nè ho intenzione di cominciare a farlo adesso). Non penso proprio dunque che sia per un non meglio identificato ‘fastidio’: fastidio di che? perchè? l’unico fastidio sono quegli enormi cartelli stradali, enormi e spaesanti perchè un legislatore ottuso vi ha voluto aggiungere la dicitura in friulano; o quei cartellini appiccicati con poca grazia sulle porte di edifici pubblici con la scritta ‘sburtait’, chè non sia mai che l’utente friulano debba titubare sul significato dell’italiano colto ‘spingere’…Ecco cosa da fastidio. Non un sentirsi ‘popolo’, ma vedere che i soldi pubblici vengono spesi per tradurre in friulano la Divina Commedia, mentre con l’auto sobbalzi sulle innumerevoli buche dell’asfalto di Gorizia. Mandi.

  10. Preciso solamente che la nuova legge regionale sui dialetti veneti in discussione non è quella della Regione Veneto (L.R. 8/07; inizia con una disposizione di principio quasi linguistica anche se molto ambigua, ma prevede misure concrete di carattere più che altro culturale); FURLANADIS sta parlando della Reg. Aut. Friuli – Venezia Giulia (nuova L.R. 5/10 appena approvata; strano che non sia stata evidenziata, in questo contesto; inizia a livello di principio con un richiamo alla dimensione culturale di cui all’art. 9 della Costituzione, ma nel dettaglio prevede poi delle iniziative pubbliche di carattere chiaramente linguistico) …

    Inoltre, non prevedendo la L.R. F.-V.G. 5/10 un chiaro ambito territoriale di efficacia delle proprie disposizioni, rischia di prestarsi a non poche strumentalizzazioni, naturalmente ostili alle tre minoranze linguistiche regionali, previste dal D. Lgs. 223/02, di attuazione dell’art. 3 dello Statuto Speciale …

    E queste sono persecuzioni tutt’altro che immaginarie, specie nei contesti politici e sociolinguistici particolarmente delicati propri delle Province del Friuli Orientale e Occidentale …

    Qui si tratta di legittima difesa da oscure manovre, che strumentalizzano molti in buona fede sui dialetti veneti, con l’unico scopo, in realtà, di dialettalizzare le minoranze linguistiche …

    La legge sembra infatti fatta apposta per creare confusione, sovrapposizioni, attriti, forse al fine di sabotare l’oramai costituzionalizzato plurilinguismo regionale …

    Contrariamente a quello che pensa qualcuno, tuttavia, in Friuli non siamo tutti dei grandi ignoranti e ingenui, remissivi e sottani …

    Vi è chi sta raccogliendo firme per sollecitare un’impugnativa del Governo, del tutto simile a quella che ha già riguardato la L.R. 11/09 del Piemonte, sulla valorizzazione del piemontese: http://www.frontefriulano.org/comunicati.asp?ID_COMUNICATO=138

  11. Ho capito…..

    Eppure le piaccia o meno, noi friulani siamo minoranza linguistica storica riconosciuta dallo Stato italiano ai sensi dell’art. 6 della Costituzione italiana. E siamo, pensi un po’, riconosciuti come “minoranza nazionale” persino dell’Europa.

    E lo sa che tra un mese una Commissione europea verrà in Friuli a verificare qual è il livello di tutela linguistica del popolo friulano? E saranno dolori per l’Italia e la Giunta Tondo!

    Per l’Europa, il Friuli e i friulani esistono ed hanno dei diritti linguistici, per Lei evidentemente NO!

  12. Comprendo la sua posizione, Scatigna, ma mi sembra viziata da un’ampia pregiudiziale e anche da un’ignoranza di fondo sullo sviluppo delle posizioni attuali. Fa riflettere anche il suo menefreghismo sull’impianto legislativo regionale e repubblicano. Una maggiore conoscenza di come si è arrivati una legge sulla lingua friulana, la farebbe comprendere anche perché le strade della città di Gorizia sono piene di buche e anche su come si sviluppano gli appalti pubblici tra burocrazia e opportunità politica. Si scandalizzerebbe molto di più, mi creda.
    In quanto ai cartelli bilingui, li approvo e trovo la loro presenza molto più importante e significativa, in una regione dove gli attriti nazionalisti hanno sempre provocato tensioni e falsità.

  13. Oltre al lato “linguistico” assai ben esposto da Scatigna, ovvero l’ idioma usato per arroccarsi in un affatto ben definito territorio “spazio-temporale”, generatore di scempiaggini come “sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare recitato in friulano (!!!), esilarante se non fosse costato svariate migliaia di euro di denaro pubblico e di una paranoide sindrome d’ assedio “triestino” subita dai poveri friulani (“prima regola in politica: inventarsi un nemico”, Nietzsche), va dato anche uno sguardo a ciò che in quei secoli bui è stato il Patriarcato d’ Aquileia.

    I pasdaran friulani ingannano se stessi (o forse proprio non ci arrivano) descrivendo il periodo del Patriarcato come un “età dell oro” per i friulani.

    Ma chi, ma dove? Vi ricordo solo che fu Cristoforo Colombo ad importare in Europa il mais, la patata, i fagioli (e non solo)i quali si diffusero come alimento comunque oltre un secolo dopo, perciò solo dopo il 1600.

    Fino a quel momento, per i friulani (e non solo) la vita quotidiana era peggio dei peggiori incubi: l’ aspettativa di vita arrivava nei migliori dei casi a 40 anni per gli uomini sdentati, assai meno per le donne, usate solo come “macchine da parto”, 10/12 figli tra stenti e condizioni igieniche da porcile, se ne rimanevano vivi un paio di figli era già assai, durante l inverno ci si “riscaldava” su un soppalco sopra gli escrementi degli animali, infezioni oggi banalissime significavano morte sicura, i venerati “signori”, vassalli del Patriarca erano padroni di vita e di morte di codesti disgraziati, per non parlare delle incursioni di turchi, spesso bande di irregolari bulgari e quindi saccheggi, incendi… alfabetizzazione zero, ovviamente; spesso paesini distanti anche pochi km tra loro semplicemente non comunicavano tra loro, dove nascevi crepavi, perciò anche a qualche decina di km di distanza proprio non ci si capiva, altro che “lingua friulana”…

    Un tanto solo per far capire anche alle menti più deboli, che per oltre un millennio non è che se la passavano come ad una sagra estiva, con il frico, il prosciutto di San Daniele, i formaggi… i vini del Collio e del “grave”…

    Potrei continuare… come ha detto Claudio Magris: “l opinione pubblica simpatizza per un popolo oppresso”, e i friulani non sono un popolo oppresso…

    Se proprio volete, pasdaran friulani (siete una minoranza grazie a Dio) costruite possenti mura attorno al vostro patriarcato, affilate le spade, sellate i cavalli, indossate le armature, caricate le catapulte, Udin capitale del mondo, ma non rompeteci i coglioni!

    • Le sembra esilarante perché vive di pregiudizi. Non c’è niente di esilarante nella traduzione di un’opera, in qualunque lingua, dallo Yoruba al Tuvano al Siciliano.
      Lei è un ignorante e un razzista

    • Le segnalo inoltre che il sintagma “un tanto” non è proprio dell’italiano ma un friulanismo (o anche, se vogliamo, un localismo comune al nord-est), per quanto diffuso anche nel linguaggio giuridico (ma comunque errato).
      Forse se avesse studiato friulano lo saprebbe.

  14. Quanto pubblicato poco sopra da Sandro Giombi sul Patriarcato di Aquileia (una delle Chiese più importanti dell’Europa Occidentale, patria di insigni Vescovi e Patriarchi, come San Cromazio, autentico Padre della Chiesa e maestro di quel San Girolamo che tradusse in latino la Bibbia, oppure San Paolino, segretario di Carlo Magno) non merita replica, anche perché dimostra da sé che l’oppressione linguistica e culturale che devono subire i friulani, friulanofoni e non solo, è realtà quotidiana, e non certo invenzione.

    IL GOVERNO HA IMPUGNATO:
    http://www.ilgiornaledelfriuli.net/politics/friuli/consiglio-dei-ministri-impugna-la-legge-sui-dialetti-di-origine-veneta/

  15. Certo che è incredibile come ancor oggi – anno 2010 – opinioni del ventennio fascista siano ancora in circolazione: SIAMO IN ITALIA E IN ITALIA SI PARLA SOLO ITALIANO! Che poi lo Stato italiano e la stessa Europa abbiano riconosciuto i friulani “minoranza linguistica storica” e la loro lingua una delle 12 lingue DIVERSE DALL’ITALIANO parlato nell’attuale Stato italiano…..è un qualcosa che si può anche ignorare!

    Certo che il fanatismo nazionalista italiano è duro a morire!

    Viva il Friuli! Viva l’Europa dei Popoli!

  16. Io mi ero sinceramente ripromesso di non ribattere più a commenti sterili circa un articolo scritto mesi e mesi fa.
    Il fatto che molti Friulani (vi ho messo la F in maiuscolo, contenti?) continuino a perdere tempo con un modesto articoletto di un giornale universitario dà la cifra della loro pochezza -e delle loro giornate libere.
    Faccio una domanda ai miei amici Friulani: ma non vi siete mai chiesti se avete ragione? Tutte le persone si fanno questa domanda; gli unici a cui non la vedo fare sono i Friulani. Sono sempre così sicuri, così certi che sia così, e in nessun altro modo. E chi ha un’altra opinione è tutti gli aggettivi peggiori immaginabili.
    Non ho forse detto che il titolo era una provocazione? Non l’ho detto? Ve lo devo tradurre in Friulano? Incredibile.
    Calmiamoci, tutti quanti. Ho solo detto che la politica si è appropriata della vostra lingua, mentre negli altri territori (altrettanto meritevoli di tutela linguistica)ciò non accade. Superbi e colti Friulani, non vi rendete conto di essere usati?
    Io sono affezionato a questa terra, spero si sia capito. Vorrei tanto che, per una volta, dimostriate all’Italia non solo quanto siate caparbi e grandi lavoratori, ma anche di essere ragionevoli e, ma guarda te, simpatici. Ospiti di gente unica, come dite, ma simpatica? Simpatico è colui che, ogni tanto, solo ogni tanto, si chiede se ha ragione o meno. Ecco. E non insulta uno studente un pò tardo che si arrischia a scrivere un articolo un pò diverso sul giornale universitario, dandogli addirittura del fascista.
    E con questa, infatti, le ho sentite tutte. Io sarei nientepopodimenochè un fascista, un nazionalista italiano. Io, che non sono nemmeno lontanamente di destra e che ai Mondiali tifavo Inghilterra e Spagna. E la chiusa del commento del povero Michi è ‘viva l’Europa dei popoli’…Se avessi letto il mio articolo, caro il mio Michi, avresti visto che anche io auspico un’Europa dei popoli…
    E dopo aver scritto tutta questa roba, mi rendo conto di una cosa: che io scrivo, scrivo, cerco di discutere, ma niente. Con le persone ragionevoli si può discutere, ma gli idioti no. Gli idioti hanno sempre ragione.
    Io posso anche sbagliare, dimostratelo. Ma prima leggete il mio articolo e i miei commenti, e, per favore, evitate di darmi del fascista.
    Gesù, io un fascista. Davvero, Michi, meriti la menzione speciale per il commento più bello. Davvero. Gesù.

    • Gesù, il titolo dell’articolo può essere provocatorio, invece i commenti no?
      Nessuno dice che lei è iscritto a Casa Pound.

      Però, vede, ho spesso sentito dire a persone atee ed omofobe che la loro omofobia proveniva da radici cristiane.
      Allo stesso modo credo che la friulanofobia, che traspare dal suo articolo (non dico che sia presente nella sua persona, per questo dovrei conoscerLa, perciò mi baso su ciò che leggo), abbia radici fasciste. Che esistano anche altri elementi non significa che sia meno qualunquista il suo articolo e soprattutto il titolo.

      E le dico un’altra cosa: tra i friulani, gli sloveni e i venetofoni dell’Istria e dintorni c’è sempre stata pace, per secoli, molti secoli. Sa chi ha messo zizzania tra i popoli? L’irredentismo. La ritengo intelligente, quindi capirà a che conclusione voglio arrivare.
      Saluti

  17. Anch’io mi ero sinceramente ripromesso di non insistere, ma sono costretto a farlo, visto che dall’articolo e da molti commenti non emerge chiaramente la radice di tutti i mali:

    i “talebani” non sono coloro che stanno difendendo dei DIRITTI UMANI FONDAMENTALI e COSTITUZIONALMENTE GARANTITI col loro insistere sul fatto che il friulano è una lingua;

    i veri “talebani” sono coloro che, ancora nel ventesimo secolo oramai inoltrato, forse inconsapevoli vittime di retaggi politico-ideologici che credavamo oramai superati, si ostinano, con qualsiasi pretesto, a mettere in discussione l’evidenza, magari al fine di tentare di dimostrare l’insostenibile baggianata ASSIMILAZIONISTICA, finora creduta per vera con fede cieca solo da giacobini e fascisti, secondo la quale in Italia l’unica lingua sarebbe l’italiano:

    il fatto che il friulano è una lingua a sé stante lo hanno sostenuto, domostrato e certificato, tra gli altri, ancor prima della legge (e della normativa di attuazione dello Statuto Speciale), gli illustri esperti De Mauro (quello del vocabolario), Pellegrini, Pizzorusso, incaricati dal Parlamento, negli anni settanta, di stilare il catalogo delle minoranze linguistiche d’Italia (la loro corposa relazione è agli atti dei lavori parlamentari sulla L. 482/99):

    GLI ASSIMILAZIONISTI NE PRENDANO ATTO E CI LASCINO IN PACE,

    OPPURE NON SI LAMENTINO SE I FRIULANOFONI DIFENDONO LA LORO SACROSANTA IDENTITÀ E DIGNITÀ,

    PERCHÈ LA NOSTRA TRADIZIONALE SOTTANANZA È FINITA PER SEMPRE.

  18. Francesco, esiste anche una sinistra radical-schic piena di pregiudizi e che, per quanto riguarda la minoranza linguistica storica friulana (riconosciuta dallo Stato italiano e dalla Unione europea), usa gli stessi argomenti dell’onorevole Reberto Menia. Sei proprio in bella compagnia, complimenti!

  19. Comunque non c’è nulla di cui discutere. Nella nostra Costituzione c’è un articolo 6 (leggetelo!). E il Parlamento italiano ha dato attuazione a questo articolo con la legge 482/99 (leggetela!). Ai sensi della legge 482/99 noi friulani siamo “minoranza linguistica storica” e la nostra LINGUA è costituzionalmente tutelata.

    Di cosa dovremmo discutere? Non c’è nulla di cui discutere. Ci sono solo pregiudizi da superare e disinformazione da colmare.

  20. O meglio c’è un tema di cui discutere:

    come oggi lo Stato italiano tutela le 12 minoranze linguistiche, che dopo 50 anni di colpevole ritardo, ha riconosciuto con la legge 482/99. Sarebbe da discutere l’elemosina di finanziamenti che lo Stato italiano riserva per la tutela delle 12 lingue minorizzate (ai friulani per il 2009 sono arrivati dallo Stato italiano 0,50 centesimi di euro a testa!) . Sarebbe da discutere che a distanza di 11 anni la legge 482/99 è ancora quasi totalmente non attuata. Sarebbe da discutere che la regione Friuli-Venezia Giulia non ha ancora dato attuazione alla legge regionale 29/2007 (tutela lingua friulana): mancano i regolamenti attuativi e non c’è alcuna volontà politica di emanarli. E senza i regolamenti questa legge è come non fosse mai stata approvata dal Consiglio regionale.

    Perchè non si discute di come lo Stato italiano e la regione Friuli-Venezia Giulia trattano le minoranze linguistiche? L’Italia, in Europa fa meglio solo della Grecia. Il che è tutto dire.

  21. E se vuoi un consiglio da amico, per il futuro evita titoli “provocatori” come quello da te scelto per il tuo articolo. Per un friulano, e non potrebbe essere altrimenti, è un segnale di assenza di sensibilità e rispetto nei confronti della minoranza linguistica friulana.

  22. Ultima volta che replico.

    I titoli, caro Michi, sono provocatori perchè grazie a Dio esiste, ed è molto utile, la provocazione. Per far discutere, per solleticare la mente. Solo gli ottusi si sentono offesi. Molti miei amici friulani si sono detti d’accordo.
    Cari dott.Campanotto e caro Michi. Guardate che non mi dovete convincere. Lo so anche io che la Lingua Friulana è una Lingua. Se aveste letto il mio articolo lo sapreste. Sono anche d’accordo con la sua tutela. Sono d’accordo su tutto, questo perchè spostate il punto della discussione, che non è SU QUALI BASI il Friulano è una lingua, ma SULL’USO che se ne fa. Non è abbastanza chiaro? Il Friulano è una lingua. Il Friulano va difeso. Mi sembra che spendere soldi per una traduzione della Divina Commedia sia, però, un modo alquanto ridicolo per farlo. Vedete un pò voi.
    Lo dico con tutto il rispetto: siete troppo colmi di rancore, quando parlate di quest’argomento. Vi consiglio di discutere di queste cose con un pò di autoironia, cosa che vi manca assai: con la simpatia si guadagna molto, vedrete. Se i Friulani imparassero ad essere simpatici (è un giudizio generalistico, ma rivolto solo a quelli che, come voi, si inalberano di fronte ad innocui commenti sul Friulano) guadagnerebbero più sostenitori del previsto. Provate, provate ad essere simpatici. E, ogni tanto, prendetevi per i fondelli, è un divertente passatempo…Si fa meno fatica rispetto a prendersi continuamente, strenuamente sul serio.

    • Che si fossero spesi soldi per la traduzione della Divina Commedia è una bufala uscita da un articolo del Venerdì di Repubblica, all’epoca. Un articolo fazioso, molto più del suo, questo lo ammetto.
      La traduzione l’ha fatta un friulano residente in Canada e se l’è stampata a spese sue, presso un editore canadese, l’arlef invece non ha mai accettato, almeno finora, di finanziarlo.
      Smettiamo di diffondere bufale se non ci si è documentati a sufficienza, grazie.

  23. “spendere soldi per una traduzione della Divina Commedia, sia, però, un modo alquanto ridicolo per farlo”.

    Quindi ci sono lingue superiori e lingue inferiori? Per lei evidentemente SI! Immagino lo sappia quanti libri scritti in inglese, francese, tedesco, ecc. sono stati tradotti in italiano.

    Il solo fatto che lei consideri ridicolo tradurre in lingua friulana testi scritti in un’altra lingua, è molto esplicativo e chiarificatore: Lei è contro la tutela della lingua friulana, che nei fatti non considera neppure lingua. Una lingua è tale quando ha un uso normale. E in qualsiasi lingua “normale” è “normale” tradurre libri e testi scritti in un’altra lingua……

    Ma per lei la lingua friulana non è una lingua “normale”, ma un dialetto che va usato solo in famiglia, nei bar e dalle filodrammatiche. Da qui il suo trovare “ridicolo” le traduzioni in lingua friulana. E il titolo non è provocatorio, ma è ciò che pensa della lingua friulana…

    La saluto

  24. Titolo provocatorio: “L’Italia? Un paese di mafiosi, camorristi e suonatori di mandolino”.

    Suvvia, è solo un titolo provocatorio. Suvvia italiani imparate “ogni tanto a prendervi per i fondelli, è un divertente passatempo”: parola di Francesco Scatigna.

  25. Ovviamente….come scrive Francesco Scatigna nel suo ultimo commento del 2 agosto, il titolo provocatorio del mio commento precedente, è da prendere con “molta autoironia” e “senza inalberarsi”….

  26. Mi sembra il colmo ! Roba da rovinarsi la digestione !

    Dopo aver lanciato il sasso, quasi si nasconde la mano …

    Da quando si può scherzare o discutere “tanto per parlare”, anche su Costituzione e diritti della persona ?

    Mi sembrano temi troppo importanti per consentire provocazioni … Anche in considerazione del fatto che, solitamente, chi ha un atteggiamento ironico o addirittura irrispettoso per l’identità linguistica friulana (da quando i friulani si stanno svegliando, la stampa italiana, bypartisan, è piena di schifezze discriminatorie in ragione della lingua, ma si legga anche il bell’esempio del caro Sandro Giombi e di altri simpatici amici, poco sopra) scatta invece sull’attenti quando si tratta di quella italiana (visto che i due valori sono messi, peraltro artificiosamente, in contrapposizione) …

    Naturalmente è sempre colpa dei friulani, o comunque di quelli che non sono più disposti a lasciar passare e a lasciar cadere proprio le provocazioni, che si travestono di suadenti atteggiamenti filo-friulani solo per mascherare la malcelata superiorità con la quale molti si permettono ancora di guardare alla lingua friulana …

    Quanto poi all’ampiezza dell’uso del friulano, bisogna denunciare anche l’ipocrisia di chi, nella sostanza, vorrebbe renderci analfabeti nella nostra stessa lingua: nel ventunesimo secolo, o una lingua si adatta e cresce, estendendo la propria normalizzazione ad ogni settore o aspetto del vivere civile, oppure viene necessariamente condannata a morire; tutti devono rendersi conto che chiunque desidera ghettizzare la lingua friulana finisce in realtà, inevitabilmente, per volerla semplicemente morta …

    E chi mi vuole morto deve sapere che venderò molto cara la mia pelle …

  27. Veramente divertente questa diatriba. Sempre la solita, ma comunque divertente, oddio! Si faper dire. Non capisco perchè i miei amici friulani (anche io lo sono, vivo in Friuli da ben 43 anni)se la prendono tanto con Scatigna.
    Alla fine cosa ha fatto di male? Ha semplicemente espresso la sua opinione in modo garbato, colto e veritiero.
    La storia della lingua friulana è solo ed esclusivamente un fatto politico. Proprio quello che non dovrebbe essere. Però è servito ad accendere lo spirito sciovinista dei miei amici friulani (ripeto: anche io lo sono).
    Scatigna ha giustamente criticato la decisione di insegnarlo nelle scuole, infatti, non c’è niente di più sbaglato, specialmente al giorno d’oggi, viviamo una realtà multietnica. Mi chiedo cosa se ne fa del friulano un ragazzo straniero? Non sarebbe meglio insegnargli l’italiano? Veniamo ai cartelli stradali, e chiediamoci a chi servono; ai friulani, sicuramente no, perchè sanno già che Udine si chiama Udin e Tarcento in friulano è Tarcint; per tutti gli altri, italiani e stranieri che transitano per il Friuli servono solo a confondere le idee. Sicuramente servono per le ditte che li costruiscono e per quelle che devono manutenzionarle .. e per qualcunio che ci deve guadagnare qualcosa.
    Allora, amici friulani non “accartocciatevi in voi stessi”, “Sburtat” la porta e quardate il resto del mondo.

  28. Sinceramente, sig. Guarino, non sono mai riuscito a comprendere per quale oscuro motivo la stessa identica cosa, ovverosia il legame con una lingua, sia catalogata come sintomo di apertura mentale e gran sfoggio di cultura se solo ha ad oggetto l’italiano, mentre venga subito bollata come segno di chiusura, o addirittura di sciovinismo, se solo si azzarda a riguardare, invece, il friulano … Questi, per quanto discutibili (e criminalizzati: art. 23 L. 38/01), rimangono pur sempre degli orientamenti soggettivi … L’unica cosa che non capisco è il motivo del fatto che i friulanofoni debbano soffrire (ad esempio la derisione di chi trova “divertente” una diatriba che è invece molto seria, toccando i principi costituzionali fondamentali di democrazia, pluralismo, personalismo, uguaglianza) molto più degli altri cittadini, quando si permettono di esternare queste loro opinioni … Evidentemente, ben altro sciovinismo, quello storicamente portato avanti da certi italioti fascistoidi nei confronti delle minoranze linguistiche, è ancora duro a morire …

    Quanto alla politicizzazione della questione linguistica friulana, ben venga! Ai piani alti, in Italia, si accorgono che esiste un problema solamente quando scoppia “casino”: ecco che certa politicizzazione di questi problemi, non quella partigiana, ma quella alta, quella che punta all’effettiva garanzia di diritti linguistici fondamentali è un fatto che, oltre a rivelarsi compiuta espressione di democrazia matura, risulta assolutamente auspicabile, anche perché, nell’attuale sistema di potere, è l’unica via per la piena e definitiva affermazione di quella Regione Autonoma plurilingue che il Sen. Avv. Tiziano Tessitori, grande cittadino, grande friulano, grande avvocato, Padre Costituente, Padre dello Statuto Speciale aveva in mente per noi (anche se, dopo l’eliminazione di tal personaggio scomodo, l’art. 3 dello Statuto Speciale, pur essendo legge costituzionale, è rimasto molto spesso lettera morta) …

    Quanto ai cartelli plurilingui, sono anch’essi necessari, visto che costituiscono una delle tante manifestazioni della politica linguistica (termine del tutto normale e normalizzato nell’Europa più civile, ma non molto in seno alla radiotelevisione pubblica italiana, ad esempio) e servono a ricordare a tutti coloro che si trovano a passare di qua il fatto che, nella nostra Regione, anche il gruppo linguistico ladino-friulano esiste ed è riconosciuto e tutelato come tale … ecco perché danno tanto fastidio …

    Quanto alle nuove minoranze derivateci dall’immigrazione, sono convinto, in un’ottica pluralistica, non esclusivistica, ed anzi tendente all’inclusione, che tutti, compresi i nuovi arrivati, possano contribuire al progresso non solamente economico della società; mi sembra parimenti evidente, tuttavia, che quindi anche i friulanofoni, che insistono da secoli sul Friuli, possano e debbano farlo, a maggior ragione; in quest’ottica di reciproco scambio, anche la lingua friulana potrebbe divenire un buon fattore di integrazione (del resto, ciò è già previsto dalla L. R. 29/07, che si rivolge anche agli immigrati che desiderano comprendere appieno tutte le nostre culture; peccato che, grazie alla Giunta Tondo, la nuova legge di tutela della lingua friulana sia ancora di fatto lettera morta, visto che i necessari e dovuti regolamenti di attuazione non vengono ancora approvati dopo anni, in spregio alla legislazione che li prevede, e i fondi regionali vengono tagliati senza nessuna logica, ma solamente sulla base di pregiudizi ancora molto diffusi, negli ambienti che contano, in Italia …

    Sig. Guarino, a me sembra sia molto più limitato e ristretto il monolinguismo italiano che fino ad ora è stato forzatamente imposto con ogni mezzo a questa Regione, poiché ogni lingua, piccola o grande che sia (e non solamente quelle utili al profitto come l’inglese), è un valore, è un bene immateriale di incommensurabile importanza umana e culturale, che non ha prezzo, e come tale dovrebbe sempre venir trattata, anche in pubblico e a livello istituzionale …

    Se noi friulani friulanofoni siamo così duri nel tenere il punto, non è perché siamo “accartocciati”, ma è solamente perché nessuno è ancora riuscito fondatamente a dimostrare che abbiamo torto …

    Avranno gli altri lo stesso coraggio nell’aprire le porte al plurilinguismo ?

  29. “Avranno gli altri (gli altri chi? Gli altri Italiani? Lombardi? Napoletani? Condomini della palazzina sita in piazza della Repubblica n.18 a Sassu Strittu fraz. di Carbonia? Mah!) lo stesso coraggio nell’aprire le porte al plurilinguismo?”.
    Questo sì che è un vero dilemma: avrò il coraggio di aprire le porte al plurilinguismo (Cielo, che paura! Non è che mi farà male?)?
    Ho paura che il dilemma credo sia un altro: il plurilinguismo c’è già, che gli si aprano le porte o no. Temiamo le “invasioni barbariche”? Non so voi, ma io no.

    Perché citare tutta la normativa possibile e immaginabile(addirittura un Regio Decreto? Stia tranquillo dottò, le crediamo!) quando ciò che può risolvere la questione non è riportato in nessun codice?
    A differenza di altre nazioni che hanno indicato tra i fondamenti anche qual’è la propria lingua nazionale, l’Italia è un’eccezione: nella Costituzione non è scritto da nessuna parte che la lingua ufficiale della Repubblica Italiana è l’italiano.
    L’omissione ovviamente non è certo casuale, anzi!
    Si parla della tutela di minoranze alloglotte proprio per evitare che le varie realtà linguistiche preesistenti in Italia non fossero messe a repentaglio.
    Quindi nessuna “insostenibile baggianata ASSIMILAZIONISTICA, finora creduta per vera con fede cieca solo da giacobini e fascisti, secondo la quale in Italia l’unica lingua sarebbe l’italiano”.

    Scusate la precisazione pedante, ma l’attacco alle minoranze linguistiche non è nato con il fascismo ma molto prima: già nel 1873 Giovenale Vegezzi Ruscalla “tuonava” contro le “isole linguistiche” presenti nel territorio italiano, attaccando prima quelle francesi presenti in Val D’Aosta per poi dilatare il discorso a tutte le altre.

    Concludo con una piccola precisazione “E chi mi vuole morto deve sapere che venderò molto cara la mia pelle …” …Ma chi tte se fila!!!

  30. La Costituzione Italiana è una delle Costituzioni più avanzate al mondo non perchè tende a rafforzare il potere e il sopruso dei forti, ma perché, al contrario, tende ad emancipare e a tutelare i deboli … ecco perché dà così tanto fastidio …

    L’ufficialità della lingua italiana è principio costituzionale talmente evidente da non necessitare di puntualizzazione espressa (basti pensare a quale sia stata la lingua di redazione della Costituzione) … in un Paese democratico, personalista e pluralista, bisogna piuttosto pensare ai deboli e alle minoranze …

    Il Prof. Daniele Bonamore, comunque, riconosce una certa ufficialità anche alle dodici lingue minoritarie della Repubblica, nei limiti in cui ne sia consentito l’uso pubblico e istituzionale dalla rispettiva normativa di tutela …

    Normativa che, per noi friulanofoni, non è un optional che si più tranquillamente ignorare, quasi fosse un semplice consiglio, da seguire solamente se aggrada politicamente o ideologicamente al potente di turno … vedo tuttavia che il senso della legalità, in Italia, a volte, alla prova dei fatti, risulta un po’ claudicante …

  31. Spiace sentirsi trattare dall’alto in basso e spiace leggere la reazione alquanto scomposta di alcuni di voi alla nostra giusta indignazione. Ad ogni buon conto, noi friulani di lingua friulana siamo, sia chiaro, per il plurilinguismo. Abbiamo in ogni caso tutela giuridica, tanto dalla Repubblica italiana quanto dall’Unione Europea. A nessuno é concesso sminuire i nostri diritti, tanto meno recarci, a motivo di ciò, offesa.
    Nelle postate precedenti non manca nulla, il tratto palesemente fascistoide di alcuni interventi la dice lunga su quello che questi signori pensano realmente di noi.
    I loro consigli vanno da: ma chi sse ve fila, ma chi credete di essere in questo mondo globalizzato, e finitela di rompere i coglioni dato che non siete nessuno, ma va la lasciate perdere, piuttosto siate simpatici e via di questo passo.
    No signori miei, così prorio no va, rispetto ci vuole , che é quello che vi manca, quando ci sarà da parte vostra il rispetto dovuto potremo iniziare a parlare, a discutere.
    Ma forse, lor signori, non si sono accorti che da questa terra non partono più donne de servizio! Quindi ora: prendete nota della novità!
    Aggiungo che é fondamentale per i friulani la possibilità che la lingua sia viva, tanto nella forma parlata quanto in quella scritta, dato che senza quest’ultima la lingua stessa é destinata a morire.
    Cosa vogliamo fare della nostra cultura friulana dipende da quello che decideremo noi ma anche dalle risorse che le istituzioni ci concederanno. Da parte nostra, spiace doverlo rimarcare, non si tratta di arroccamento, del resto solo un popolo che ha ben saldo il senso della propri identità, può colloquiare alla pari con altri popoli, altre realtà. E i friulani sono cittadini del mondo da secoli, non fosse altro che la prima legge sull’immigrazione in Argentina, alla fine del 1800, é stata dedicata esclusivamente al popolo friulano. La lingua friulana é parte integrante della nostra identità ed è qualcosa di irrinunciabile, é come l’aria, ed é notorio che senza aria non si vive. Gente dello stivale, per avere quello che ci spetta di diritto siamo disposti a lottare, o ci sarà concesso o ce lo prederemo comunque, fatevene una ragione!

  32. quando gli stati nazionali europei verranno scomposti o comunque perderanno parte della loro sovranità per creare zone economiche integrate e l’inglese diventerà DE FACTO la lingua ufficiale (futuro lontano, ma inevitabile, della UE se durerà), lotteremo per la difesa dell’italiano e giustamente perchè è una lingua bellissima ed è l’unica lingua che permette di godere di Dante e Petrarca (perdonate la banalità).

    ritengo parallalelamente giusto che l’insegnamento della lingua friulana sia autorizzato (renderlo obbligatorio mi sembra francamente eccessivo…) nelle scuole, così come mi piacerebbe che nelle scuole milanesi si insegnasse il milanese per leggere Carlo Porta o per cantare Nanni Svampa.

    è però sbagliato farne una questione da integralisti. parlare di totalitarismo nazionalista dello stato italiano o usare altre espressioni a sproposito denota infatti una scarsa conoscenza dell’italiano. forse l’autore di un commento contenente una tale bestialità farebbe meglio ad aprire il dizionario prima del proprio portatile.

    infatti i commenti dal contenuto, oltre che dalla forma, così estrema non fanno altro che dare forza all’idea di ridimensionare le vostre pur costituzionalissime libertà. siete una minoranza come tante altre in italia (anzi, esiste una maggioranza dominante in italia?) (il grecanico di crotone, l’albanese antico parlato a piana degli albanesi, o i poveri carlofortesi che si trovano minoranza nella minoranza, essendo sardi che parlano un antico dialetto ligure… tutte queste comunità hanno un riconoscimento e quindi uno status giuridico nemmeno comparabile a quello di cui godete voi), ma per questioni politiche ed economiche c’è chi mira ad alzare i toni dello scontro, questo che vi piaccia o meno, attira delle critiche.

    tirando le fila del discorso: come tutti i cittadini e le comunità facenti parte di uno stato democratico, siete liberissimi di lamentarvi con contenuti e forme che ritenete appropriati, ma gli altri sono liberi di criticare le vostre critiche.

    concludo il mio intervento da due copeche con la cosa forse più importante…

    forza triestina!

  33. Non so se essere orgoglioso o sbigottito dal fatto che questo articolo continui a generare commenti, dopo tutto questo tempo. Non ho molto da aggiungere, in realtà. Concordo -più o meno- con Edoardo Da Ros, il cui pensiero tra l’altro avevo già avuto modo di conoscere. Non abito più in Friuli da quasi un anno ormai, e il rumore di questa ‘battaglia’ giunge alquanto sommesso qui. Aggiungo dunque solo una cosa: il mondo va avanti, vi piaccia o meno; le lingue e le culture vanno conservate, questo è poco ma sicuro; ma per quel che mi riguarda, la pretesa di rendere una lingua minoritaria -non solo protetta nello studio, nella cura filologica e culturale, il che è doveroso più che giusto- ma addirittura paritaria all’italiano, è assurdo per non dire sciocco. L’italiano è già di per sè lingua periferica, e come nota giustamente Edoardo, destinata ad esserlo sempre di più. Se i ‘friulani furlanofoni’ (come amano chiamarsi questi dottori in giurisprudenza che bazzicano l’internet) minacciano di ‘prendersi i loro diritti’ (anche loro hanno mille fucili, come Bossi?), ebbene lo facciano, e dimostrino di non essere solo dei nostalgici impauriti dal diverso senza nessun reale argomento che non sia una stizzosa amarezza contro il ‘complottatore’ (che non si capisce bene chi sia).
    Ripeto, finchè parliamo di impedire la morte di una lingua e di una cultura, sono più che d’accordo. Quando mi giungono alle orecchie notizie di deliri giunti a compimento quali la divina commedia tradotta in furlàn (con sonanti eurini mica solo friulani, ché questa povera e bistrattata minoranza è pure regione a statuto speciale), allora io mi domando se davvero c’è un limite all’assurdo. Penso che Gogol adorerebbe ambientare uno dei suoi racconti in casa di certi ‘furlanofoni’, il surreale certo non manca liggiù. Mandi.

  34. Scatigna Re delle polemiche! Scatigna for President! Scatigna Presidènt (Questo era friulano anche se non so se la grafia è giusta, in casa si parla non si scrive)

    Da Friulano amante delle polemiche concordo con Edoardo: totalitarismo è un termine talmente pesante che non è applicato nemmeno al fascismo da molti studiosi, figuriamoci allo Stato repubblicano italiano. Non mi sento certo perseguitato e non ho alcun problema a difendere in pubblico la mia lingua e generalmente nelle persone non friulane intelligenti ho trovato certo un po’ di stupore di base :) ma non ostilità! Nel caso di opinione palesemente ostile non ho il minimo problema ad ignorarla (la madre degli stupidi è sempre incinta). Un opinione critica o contraria se espressa con urbanità (bell’aggettivo poco usato) può essere presa con ben più tranquillità di quanto sia accaduto anche in questi commenti.

    Ritengo che i Friulani abbiano (abbiamo) tutti i mezzi finanziari e istituzionali per portare avanti la nostra lingua: i cartelli dei paesi, l’insegnamento (volontario) nelle scuole (e pazienza se alcune varianti locali andranno perdute, l’importante è che venga insegnato il friulano di S. Daniele – che è quello in cui sono stati prodotti più documenti storici e letterari – non quell’oscenità di Udine) ed altro sono supporti che è giusto siano presenti perché rispondono ad una volontà chiara della popolazione friulana. Non credo che la politicizzazione che pure c’è stata offuschi il fatto che è un desiderio sentito da larga parte dei friulani. Ai friulani che vogliono conservare la lingua rimane una sola soluzione: fare figli ed invertire il precipitoso invecchiamento della popolazione, perché altrimenti non ci saranno santi istituzionali che possano salvare una lingua parlata solo da una popolazione di anziani. Se manca la fiducia nel futuro niente si salva.

  35. Vedo che i commenti antifriulani continuano imperterriti; mancavo da po’, su questo blog; eccomi quindi di ritorno, per concentrarmi su alcune delle tematiche nuove, da ultimo emerse nell’ambito della discussione …

    Che l’Italia sia uno Stato perlomeno linguisticamente totalitario non lo dice musdifeagne, ma il Consiglio d’Europa: leggere per credere http://comitat-friul.blogspot.com/2011/07/difesa-delle-minoranze-linguistiche.html

    Questo, se non erro, non è forse il sito universitario di Gorizia, relativo alla Sede dove si dovrebbe studiare anche diritto internazionale? Ebbene, mai sentito parlare di Consiglio d’Europa? Mai sentito parlare di Carta Europea delle lingue regionali e minoritarie del 1992? Se lo Stato italiano non fosse, quantomeno di fatto, linguisticamente totalitario, non l’avrebbe solamente firmata (temo solamente per nascondersi dietro una foglia di fico e farsi bello a livello internazionale), ma l’avrebbe anche ratificata (cosa di cui invece non mi consta), e soprattutto l’avrebbe fedelmente ed effettivamente applicata (qui si sconfina nella pura utopia, visto il senso della legalità che di fatto c’è in Italia) …

    Quanto al rischio che la lingua italiana venga esclusa dalle “lingue di lavoro” dell’Unione Europea, onestamente vi dirò che, personalmente, non lo percepisco affatto come un problema, anche perché sono italiano solamente per cittadinanza …

    Noi friulani col cervello bilingue, trilingue o quadrilingue riusciremo certamente a passare all’inglese con grande facilità, e quindi, francamente, questo problema, che qualcuno ha da ultimo tirato fuori quasi fosse capitale, non mi tocca minimamente …

    Le povere vittime del sistema educativo italiano, da secoli impostato manu militari sul più rigido monolinguismo giacobino o fascistoide, pianificato a tavolino e imposto dall’alto quale artificioso elemento di unificazione nazionale (dagli stessi ambigui soggetti che poi si oppongono a quella che definiscono “imposizione” … solamente quando si tratta della lingua friulana), avranno probabilmente più difficoltà a passare all’inglese, visto che è scientificamente dimostrato che il monolinguismo, coeteris paribus, diminuisce le potenzialità di adattamento linguistico del cervello umano …

    Ripeto che, per quanto mi sforzi, non riesco a sentire tutto questo come un problema … Mi rendo conto, tuttavia, del fatto che per un italiano di nascita monolingue ciò possa rappresentare una rogna più pesante … Coraggio: c’è un senso anche in questo, e secondo me sta in una specie di nemesi storica, che finalmente imporrà una condizione minoritaria a un popolo, quello italiano, il quale, per come la vedo io, finora si è divertito, con la puzza sotto al naso e tanta arroganza, a infierire sulle sue minoranze linguistiche, senza rendersi conto che presto, a livello europeo, saremo, almeno in parte, tutti sulla stessa barca (per quanto io rimanga un sostenitore del massimo plurilinguismo possibile a tutti i livelli) …

    Per come la vedo io, francamente, lo Stato italiano (sia esso sabaudo, fascista o repubblicano, visto che di fatto poco è cambiato, almeno dal punto di vista linguistico) avrebbe comunque bisogno di una bella lezione di umiltà … e anche di laicità linguistica …

    Vedrete che la storia non tarderà a fare il suo corso … Vedrete che finalmente creperanno tutti i nazionalismi … Gli Stati nazionali, con le loro imposizioni disumane e le loro imposizioni violente, si sono rivelati uno dei più grandi errori dell’umanità …

  36. Spero che personaggi sul genere di questo avvocato abbiano modo di poter finalmente leggere la Divina Commedia ora che è stata tradotta in friulano. Così forse potranno comprendere il significato di queste parole:

    Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello! (Purgatorio, VI, 76-78)

  37. Conosco tanti di quei friulani, sig. Campanotto, che affronterebbero con mooolta meno disinvoltura di lei l’obbligo di conoscenza dell’inglese!! Il punto è che seriamente, la questione del totalitarismo linguistico è ridicola, perché il Friuli come regione a statuto speciale ha piena autorità per decidere di allocare fondi alla tutela e conservazione della lingua friulana (come effettivamente fa). Parlare di totalitarismo è semplicemente sbagliato. Se poi tira in ballo pure la nemesi storica, siamo nel campo della paranoia. Ciò non toglie la gravità del parere del Consiglio d’Europa che lei giustamente riporta, ma pur avendolo letto continuo a ritenere l’uso del termine “Totalitarismo” largamente eccessivo e, in fondo, controproducente rispetto a quello che lei ed io vogliamo, cioè la maggiore tutela possibile per la lingua friulana.

    E poi, che il friulano per secoli sia stata la lingua dei contadini e venisse disprezzata da chi ha la puzza sotto il naso era cosa ben nota da molto prima che arrivasse lo stato “totalitario” italiano. I vari signorotti locali e la Udine e Maniago “bene” hanno sempre parlato un dialetto “venetizzato”, tanto per fare un esempio… e la Udine bene si è adeguata al friulano solo quando ha capito che il vento era definitivamente cambiato. D’altronde le “capitali” sono sempre un po’ con la puzza sotto il naso, non è vero? :)

    E lo dico da ragazzo giovane che parla friulano quotidianamente, legge pure poesie in friulano (quelle dei Poeti della Val d’Arzino – in cui vivo – se ha modo di recuperarle) e ad esempio apprezza i cartelli con i nomi in friulano dei paesi :) (dato il loro costo irrisorio e la funzione ben diversa dall’incutere timore al famoso “altro”, Francesco. Non capisco perché tale “Altro” dovrebbe sentirsi tanto inquieto: se venissi a Brindisi a trovarti e vedessi i cartelli in Pugliese non potrebbe che farmi piacere dato che male non mi fa finché c’è anche l’italiano ed è un dato in più per apprezzare le particolarità della tua bella regione).

    • Biel coment, o soi dacuardi cuasi cun dut.
      Però no si pues dî che il furlan al sedi prudelât avonde, di sigûr no se o fasìn il confront cun altris stâts (anzi cuasi ducj chei altris stâts) de Union Europeane.
      Par chel si continue a fevelâ, a dibati, a dialogâ.

      Un mandi di cûr

  38. Vedo che la conversazione è scesa a livelli più ‘urbani’, grazie Fale. E d’altronde tu dimostri il carattere migliore del friulano, pacato, sincero ma con moderazione. E sale in zucca. E non posso che convenire con te, su tutto. Per i cartelli in lingua, bè, presi da soli sono del tutto innocui ed anzi affascinanti. Devi però ammettere che se a volerli è una fazione politica ‘coi forconi’ (e con dietro politicanti in cerca di voti facili), la cosa mi infastidisce alquanto. Non so che dirti, in Puglia nessuno mai ha voluto nè sentito il bisogno di cartelli in lingua, abbiamo la nostra poesia locale, i nostri drammaturgi (anche contemporanei) ma nessuno studia la lingua a scuola (ed è una lingua riconosciuta anch’essa!). Non so il perchè, ma il clima è senza dubbio più ‘rilassato’, nè nessuno mette in dubbio l’opportunità dell’utilizzo dell’italiano come lingua veicolare e ‘ufficiale’. D’altronde senza bisogno di disposizioni in materia i più parlano in brindisino negli uffici, pronti a passare all’italiano non appena l’interlocutore da segno di essere ‘foresto’ o di non capire. Non sono un sociologo, ma uno studio su questa differenza sarebbe interessante…

  39. Il discorso sulla Regione Autonoma potrebbe essere lungo e complesso …

    Mi limito ad evidenziare come anche questa autonomia regionale speciale, per lo meno come risulta impostata attualmente, è tutto sommato un’istituzione di mera facciata …

    Una Regione duale cui è stato imposto, dall’alto e a tavolino, un unico capoluogo, per giunta geograficamente eccentrico e linguisticamente estraneo (se non ostile) all’area linguistica friulanofona … non hanno avuto molta fantasia: si sono limitati a riproporre a livello regionale il classico e tradizionale accentramento giacobino e fascistoide … il Costituente Sen. Avv. Tiziano Tessitori, per questo Statuto Speciale, aveva in mente un’impostazione geopolitica completamente diversa, con tutto il Friuli riunito attorno allo storico e baricentrico capoluogo di Udine e la città di Trieste garantita da una amplissima autonomia …

    L’attuale geopolica regionale ha consegnato le chiavi di un verticistico potere che tutto influenza e controlla a una “classe dirigente” triestina sulla quale stenderei un velo pietoso … Trento sta a Bolzano come Trieste sta al Friuli … a Bolzano amano rimarcare certi confini, mentre in Friuli stanno tramando per cancellare addirittura lo stesso trattino dalla denominazione della Regione (il trattino resiste ancora, ma vedremo per quanto tempo, nello Statuto Speciale, lex specialis, incredibilmente disapplicata sul punto, visto che mi sembrano diffusissime prassi a dir poco illegittime es fvg)

    Quanto al grado di autonomia di fatto riconosciuto a questa Regione coiddetta “autonoma”, vi prego solamente di dare una letta non solamente a certa giurisprudenza costituzionale, ma anche di considerare la pressoché totale inerzia della Commissione Paritetica Stato-Regione su queste tematiche … basta andare sul sito istituzionale del Parlamento e far caso alla quantità e al peso specifico dei decreti legislativi di attuazione di questo Statuto Speciale annualmente approvati per questa Regione, Autonoma solo sulla carta …

    Quanto alla legislazione regionale sulla lingua friulana, ho già scritto molto nei link che ho già pubblicato nell’ambito dei miei commenti precedenti e ora non voglio ripetermi … qui mi limito a sottolineare che si tratta di leggi non attuate o, se attuate, malamente attuate, come stanno facendo attualmente, tendendo sempre al ribasso, ad esempio col regolamento regionale per l’attuazione dell’insegnamento scolastico della lingua friulana, che forse si degneranno di approvare dopo molti anni di ritardo, in una versione che già in molti stanno criticando per molti e fondati motivi …

    Quanto a soldi, mi limito a sottolineare che questa è l’autonomia speciale più povera d’Italia … Inoltre, nello specifico, l’attuale politica regionale (chiaramente pilotata da forze o influenze anti-friulane) negli ultimi anni non ha fatto che tagliare a destra e a sinistra, anche del 100%, i già magri fondi pubblici un tempo previsti per le attività in lingua friulana … per fare un esempio: visto che il Consiglio d’Europa ci chiede la TV in friulano e RAI Trieste non si degna di svolgere il servizio pubblico cui sarebbe chiamata per legge da più di dieci anni, ecco che la Regione taglia del tutto i finanziamenti pubblici ai pochi privati che operavano nella radiotelevisione in lingua friulana, mettendone a repentaglio la stessa sopravvivenza …

    Ma che bella autonomia !!!

    Vi sembra questa una autonomia degna di tal nome ?

    Vi sembra questa una situazione realmente democratica ?

    Vi prego di leggere l’art. 3 dello Statuto Speciale e di prendere atto che, sinceramente, quanto consacratovi sta scritto ancora solamente sulla carta …

  40. “E d’altronde tu dimostri il carattere migliore del friulano, pacato, sincero ma con moderazione. E sale in zucca.” – scrive Francesco Scatigna il 15 luglio 2011.

    Già a voi nemici della lingua friulana e della minoranza linguistica storica friulana, va benissimo continuare a credere nel recentissimo “mito”, del tutto falso, del friulano “salt, onest e lavaradôr”. E’ un mito falso e per verificarlo è sufficiente studiare la storia del Friuli, anche quella recentissima…

  41. I punti del Dott. Campanotto sulle riprese del Consiglio d’Europa allo Stato italiano ci stanno tutti e non li contesto visto che non ho una conoscenza così approfondita della legislazione rilevante, anzi mi sembrano interessanti spunti di riflessione ed approfondimento.

    Il problema è contenuto in espressioni come “Venderò cara la pelle” e “Voi nemici della lingua friulana” (detto anche a persone che la parlano!!). Mi pare evidente che al di là del titolo (fatto ad arte per infiammare gli animi, ed in effetti il paragone con un ipotetico “Italiani mafiosi pizza e mandolino” può anche starci) l’articolo non neghi la sostanza “linguistica” né il diritto alla tutela. Certo semplifica confinandola a polverosi studi di linguisti dell’Università di Udine e ad ancor più polverose biblioteche, mentre anche il Consiglio d’Europa sostiene che la tutela vada oltre, con programmi TV ed anche altro. Però non adotta un atteggiamento aggressivo verso la “minoranza linguistica storica friulana” di per sé e si concentra sull’uso politico di tale identità che a tratti può esserci stato (anche se, ripeto, ritengo che risponda anche al sincero desiderio di buona parte della “minoranza ecc ecc”… certo si parla di cifre piccole, mica siamo in Cina :)!!!). Un punto di vista magari non condivisibile ma che non merita termini come “nemico” e minacce di battaglie corporali.

    Detto questo, 2 commenti sullo steso articolo sono fin troppi, non voglio monopolizzare nulla. Buona giornata piovosa “tipicamente friulana” :)

    • Contraddicendomi precipitevolissimevolmente approfitto di questo spazio per invitare chiunque abbia voglia di un’esperienza etnica degna di uno studio di antropologia alla “Festa di Mont” sul Monte Zucchi (o meglio “Mont di Anduins” cioè il mio adorato paesino) il 5-6-7 Agosto. Potrete assistere a parlate di ogni tipo, friulane e non, e gustare ottimi ed abbondanti cibi che ad altre sagre ve li scordate, il tutto su un altopiano incontaminato per liberare i polmoni dalle polveri sottili tipici delle “capitali” :)

      Ora avete pure una dimostrazione di campanilismo sfacciato, un’altra faccia dei friulani di cui mi faccio orgoglioso portatore :)
      Scrivetemi pure se volete ulteriori informazioni (l’indirizzo di posta di Sconfinare lo trovate qui sul sito).

  42. avevo scritto un intervento fiume ieri, ma il sito se l’è mangiato, accidenti. o forse e’ solo in attesa di moderazione.

    i punti fondamentali, purgati da ogni retorica di cui oggi non sento il bisogno, erano i seguenti:

    1) la parola totalitarismo non c’entra proprio niente con quello che lei sta dicendo. il fatto che lei si ostini a usare questa parola denota o la sua ignoranza o la sua malafede. infatti in friuli non ci sono campi di concentramento per friulani, non ci sono roghi alimentati coi libri di pasolini e la regione spende soldi per finanziare spot pubblicitari a favore dell’apprendimento del friulano (letto sul Piccolo di ieri) invece di vietare la favella friulana negli uffici pubblici come fu fatto in URSS ai danni dell’ ucraino, per esempio.

    2) se poi mi dice che lo stato italiano e’ accentratore, ebbene caro avvocato, le consiglio di ripassarsi la storia del ‘900 e la invito a immaginare che ne sarebbe stato del friuli nel ‘900 in mezzo a due guerre mondiali. se voi furlani non fosse stati parte di un qualcosa di piu’ grande, forse ora sareste liberi di parlare friulano in un paese post-comunista con tutto quello che ne consegue. senza contare che senza gli investimenti arrivati in Friuli dopo l’unificazione, la vostra recente ricchezza probabilmente sarebbe soltanto nei vostri sogni, con la parziale soddisfazione che essi verrebbero sognati in friulano.

    3) l’attribuire il capoluogo unicamente a trieste risponde a esigenze di prestigio e di ricchezza, oltre che amministrative. lei dovrebbe saper bene che il friuli e’ sempre stato terzo mondo rispetto alla venezia giulia (Monfalcone, Trieste, la stessa Gorizia si erano sviluppate sotto molti punti di vista sotto l’Impero d’Austria, mentre il friuli era rimasto una regione sostanzialmente agricola e povera) e che questa tendenza ha cominciato a cambiare solo qualche decennio fa. non credo sia un caso che la mia friulana nonna mi racconti ancora di quando si attraversava il confine tra medea e chiopris per comprare prodotti di qualita’, cosi’ come non e’ un caso che i friulani siano emigrati in argentina, canada, stati uniti proporzionalmente molto piu’ degli abitanti della venezia giulia. anche solo nel 1954, che cos’era udine rispetto a trieste? e soprattutto, che cos’era dell’identita’ friulana nel dopoguerra, quando tutta la vostra ricchezza doveva ancora arrivare?

  43. A Edoardo Da Ros:

    Non ho capito bene dov’è la venezia giulia; se non ricordo male era una parola inventata da un certo Graziadio Isaia Ascoli, con malcelato spirito irredentistico.
    Per quanto ne so, Monfalcone ed il suo “Territorio”, storicamente slovenofono e friulanofono o, se più aggrada, ladino, era parte integrante della Patria del Friuli, tanto da occupare un seggio nel Parlamento friulano.
    Gorizia, proprio con (e non sotto) l’Impero asburgico era la capitale del Friuli orientale (“Goerz in Friaul”) e non del così chiamato “Isontino” inventato a tavolino negli ultimi lustri. Non solo, nel territorio dell’allora Nizza austriaca, i Friulani erano riconosciuti come tali, distinti dagli Italiani ed accomunati agli altri Ladini sudditi dell’Impero.
    Infine, tra Chiopris e Medea non vi era alcun confine in quanto entrambi i paesi facevano parte della Contea Principesca di Gorizia e Gradisca; anzi, vi fu un periodo in cui formarono addirittura comune assieme!

    Prime di dâi flât a la bocje…

    Mandi

    Tomasin di Cerclarie

  44. ma brâfs, specie l’ultin coment nol jere nuie mâl…a ignorance e demagogjie…ma anin par ordin…il titul il friulano non è una lingua al à scjadenât une buine proteste e subit dopo l’autôr al à scrit che nol veve mai dit che no je une lenghe ma un dialet, anzit, il contrari che nol jere un dialet, ma nancje une lenghe, chest però si pues justificâ viodût che al è fî di une triestine e di un pigliês (cuisà ce lavadis di çarviel a cjase) ma a l’ultin o ai proprite voie di rispuindi, anzit a ducj, chel de lenghe furlane al è un argoment che al interesse nô furlans, e a chei altris che e vadin dilunc pe lôr strade e che si fasin finalmentri i afârs lôr, parcè che chi o sin in FRIÛL, cun 800 mîl furlan che a fevelin e a scrivin par furlan, par nô fevelâ dai gjenitôrs (64%) che in dute la regjon a àn domandât l’insegnament dal furlan a scuele pai lôr fîs, e par ultin chei (plui di mîl) che a son lâts a lei la Bibie par furlan e che adomenie ai 17 di Lui a àn implenât la Basiliche patriarcâl di Aquilee par sintî la Messe par furlan…ben o vuei rispuindi cumò al ultin coment…fevelìn di triest, une citât che a jere un vilaç di pescjadôrs, proprite ai timps di cuant che al Friûl al jere di contadins, triest, une citât cence teritori, cence mercjât, industrie, artesanât, che no à savût rinovâsi, che e à tal so Comun mîl impiegâts in plui de medie, par abitants, dai altris comuns talian, che e vîf ancjemò di contribûts a ploie, che no si pon il probleme di gjestî al miôr la part di cjâf lûc di une regjon autonome che si clame FRIÛL e dopo Vignesie Julie (vait a lei Venezia Giulia la Regione Inventata), e che e à fevelât il TERGESTINO, un dialet furlan, fin ae fin dal ‘800, e che e à ancjemò une buine toponomastiche che e testemonee il passât furlan de citât, ancjemò une precisazion, il cognon FURLAN al è il plui numerôs a Triest!!!! Ce disi, mi àn contât ce tai bars in centri a àn sintût par radio trasmission come radio onde furlane…segn che il leam de int no corispuint cui ategjaments fassiscj e classiscj dal ultin coment…purtrop par lui!!!!

    • Ignoranza e demagogia? Perché questa cos’é?
      Figlio di una triestina e di un pugliese? Perché, ti dà fastidio?
      Lavaggio del cervello? Perché il tuo cos’è?
      Il 64% dei genitori a chiesto di insegnare il friulano nelle scuole? E il restante 36 da chi é composto? Da traditori della “Patrie”?
      A noi friulani dovrebbe interessare il lavoro altro che.
      Messe par furlan? A breve verranno a dirci che Gesu’ Cristo era di Majano o Godia…
      Trieste villaggio di pescatori? Forse ma fatti un giro a Udine il fine settimana… brrr
      Concludendo: e se un giorno tua figlio/figlia sposasse un piglies come lo chiami tu che farai? Gli farai fare l’esame di marilenghe?

      Non e’ cosi’ che si tutela la cultura!!!

    • Scusa “Furlane” ho fatto un errore di battitura. Il 64% dei friulani ha (non a) chiesto l’insegnamento del friulano a scuola. A leggere certe fesserie si dimenticano persino le regole di base della grammatica ITALIANA.
      Comunque confido che il 94% dei friulani – quelli veri che i cui nonni magari sono andati all’estero – chieda di aumentare le ore d’inglese e magari di tedesco (cucù confiniamo con l’Austria) INVECE CHE BUTTARE DENARO NELLA MARILENGHE CHE oltretutto parlano a stento 400.000 persone…

  45. Buondì.
    Ieri avevo postato un commento alle affermazioni, in particolare, del sig. Da Ros ( amio avviso prive di fondamento) ma, evidentemente, debbono essere suonate un po’ troppo forti a chi “modera” i commenti.
    Ribadisco:
    La venezia giulia è una parola (e niente di più) inventata, con malcelato spirito irredentistico, da Graziadio Isaia Ascoli, lo stesso (sic) dei “Saggi Ladini”.
    Il Friuli è una regione storica e geografica dell’attuale Stato italiano, con confini geografici molto più ampi degli attuali (leggasi “La Patria” di certo Erasmo da Valvasone, un contadinotto di circa 400 anni fa) noti e ben definiti; il fatto che, storicamente, non fosse completamente soggetta ad un’unica autorità politica ma vi fossero delle enclaves non cambia le cose di una virgola.
    Gorizia è sempre stata il capoluogo del Friuli orientale o Friuli austriaco (“Goerz in Friaul”), plurilingue e multietnica (quanto impoverimento culturale, se non altro linguistico, da quando è diventata “Santa Gorizia”) e non dell’inventato “isontino” che non è altro che un aggettivo riferibile al fiume Isonzo. Fino alla seconda guerra mondiale, il friulano era lingua franca in città, soprattutto nel commercio e, da sempre, non era affatto la lingua dei soli poveri contadini, ignoranti e sottani, anzi. La tradizione/produzione letteraria friulana, molta della quale “goriziana”, è il frutto, soprattutto, di personaggi di grande cultura e, spesso, abbienti ed altolocati; nobili, religiosi, possidenti, notai ecc. (vedasi il Principe Arcivescovo Carlo Michele d’Attems, lo Strassoldo, l’Abate Giangiuseppe Bosizio, il De Gironcoli, gli stessi Michaelstaedter senza dimenticare l’indimenticabile Celso Macôr).
    Nell’Impero asburgico i Friulani erano considerati tali, distinti dagli Italiani ed accomunati agli altri Ladini, quelli di quell’altra regione storica che è il Tirolo, sudditi della monarchia e con questi riconosciuti nei censimenti ufficiali (anche in quello “italiano” del 1921, ad occupazione ormai “consolidata”). I Friulani avevano, forse più nel passato che nel presente, coscienza della propria identità e basta leggersi un po’ di storia per capirlo; quelli “austriaci”, in particolare, l’hanno dimostrata finanche nelle lettere di molti, soldati della K.u.K.A. scelleratamente dimenticati dalle odierne “autorità” goriziane, dal fronte della Galizia.
    Tra Chiopris e Medea non vi era alcun confine in quanto non solo entrambi i paesi facevano parte della Contea di Gorizia e Gradisca ma, per un certo periodo, formarono addirittura comune assieme!
    Che vi fossero differenze nel tenore di vita e nell’amministrazione della cosa pubblica tra quei territori friulani soggetti all’Impero e quelli ricadenti nel Regno d’Italia (conquistati nel 1866 e non nel 1861, alla faccia del 150°) è risaputo, a dimostrazione che non tutte le invasioni e le sventure, in Friuli, sono arrivate da nord o da est ma anche da sud e da ovest.
    In quanto alla presunta odierna ricchezza dei Friulani questa è, soprattutto, il risultato dell’uso continuato e costante di un olio che non si trova dappertutto e non tutti sanno (vogliono) usare: quello di “comedon”.

    Con la speranza di vederlo, stavolta, pubblicato.

    Mandi

    Tomasin di Cerclarie

  46. Chiedo scusa da parte di Sconfinare per eventuali disguidi legati alla pubblicazione dei commenti.
    Se appare il messaggio “in attesa di moderazione” questo è dovuto a un plug-in automatico del sito che dovrebbe bloccare solo commenti di spam automatici. Ogni tanto però tira dentro anche altri vostri commenti. Non c’è quindi da parte nostra la volontà di “moderare” i commenti. Se vi trovate in questa situazione vi basterà aspettare e, solitamente in meno di un giorno, troverete pubblicato il vostro commento.
    n.lozito

  47. Trieste è stata poco più di un povero borgo di pescatori per secoli. Quanto Udine era la capitale di uno Stato (dal 1200 al 1797) chiamato “Patria del Friuli”, quando Trieste era meno di Capodistria: città all’epoca importante porto veneziano. Per secoli gli Asburgo hanno ignorato questo borgo di pescatori che si era “donato” a loro per difendersi da Venezia (intorno al 1300). Solo quando gli Asburgo hanno deciso di crearsi un importante porto commerciale (inizio del 1700), Trieste ha iniziato a svilupparsi. Ma un porto non nasce dall’oggi al domani. A metà del 1700, Trieste aveva solo 6.000 abitanti. Dovrà aspettare il 1860 per veder il suo porto decollare. E gli anni d’oro di Trieste, anni che in continuazione vengono ricordati e amplificati a dismisura, sono quelli che vanno dal 1860/70 al 1915: in tutto non più di 50 anni! 50 anni triestini, contro i secoli in cui il Friuli è stato al centro dell’Europa e il cuore del Patriarcato d’Aquileia. E oggi Trieste cos’è ? Una città di pensionati e dipendenti pubblici….

    • chiedo scusa ma vorrei replicare a chi sparla senza collegare il cervello, o meglio, senza sapere ! Caro Michi, lungi da me, triestino da generazioni, ma con un trisnonno di Ajello, sminuire la Patria del Friuli, per secoli schiava e gestita da Venezia (1420), ma informandosi un po’ meglio, lo so’ costa fatica, scopriresti per esempio che Tergeste, era già città, quando Cividale doveva ancora nascere, e che nel 1300 Utini era solo un piccolo borgo neppure menzionato col termine di “villa”. Tanto per chiarire, il Patriarca ebbe prima sede ad Aquileia, poi a Cormons, poi a Cividale e infine a Udine, e non finisce qui’, queste 2 ultime città per almeno un secolo si fecero una guerra spietata, studiare mio caro …i nobili del Friuli poi, per secoli si combatterono l’un l’altro, bruciandosi i castelli a vicenda, non mancarono le guerre fratricide, un esempio lampante ne furono i Savorgnan…… era il 1382 che Trieste fa atto di Dedizione e dura sino al 1918, mi sà che hai letto il libro sbagliato

  48. Tutti i dialetti sono lingue….. dipende il punto di vista… da friulanopordenonese concordo spendere energie per insegnare il Friulano nelle scuole è assurdo.
    Forse non ci siamo accorti che il Friuli confina ad est con la Slovenia e a Nord con l’Austria? forse sarebbe bene insegnare l’Inglese il Tedesco o lo Sloveno forse i Friulani del futuro si apriranno al mondo senza paura di essere divorati. :)

  49. io e un piccolo gruppo di amici abbiamo recentemente aperto e avviato un nuovo sito sulla lingua friulana …

    l’obiettivo è raccogliere a portata di clic tutto quello che in rete riguarda il friulano, a 360 gradi, per arrivare così a un grande portale per tutta la nostra comunità linguistica …

    ringraziamo anticipatamente chi farà girare questo nuovo indirizzo web pieno di libri, link, PDF, materiale di attualità ecc.ecc. sulla lingua friulana …

    http://www.furlan.eu

  50. La capacità di una comunità di riconoscersi in un territorio una lingua una tradizione non ultima una storia comune fa si che questa si riconosca in un popolo e se questo popolo ha una sua parlata, bene allora questa è la sua lingua. Al Friuli e ai friulani non manca nessuno di questi presupposti.
    Chi mette in discussione questo è solo un ignorante.
    Che poi in Italia si continui a parlare di minoranze linguistiche piuttosto che di “pluralità” linguistiche chiude il discorso sul nascere.
    Siamo friulani? Lo saremo finche continueremo a difendere i presupposti della nostra Patrià, gli altri?GRADITI OSPITI.

  51. Ospiti in casa nostra(ITALIA)? è deliro siamo in Europa e c’è ancora gente che ha paura di uscire dai confini in cui è nato per caso…certo non per scelta.RIDICOLI!

    • ospiti in friuli, dice Riz, e cmq graditi.
      dialogo dialogo e dialogo tra le diversità. per creare dialogo ci vuole un clima pacifico. finchè ci saranno persone che usano violenza e non intendono capire l’ altro non sarà possibile.

    • Cara Chiara le identità fanno si che vi siano le pluralità, unità non significa omologazione. Aprire i confini al mondo non significa rinnegare la propria storia.
      La ricchezza del Fiuli Venezia Giulia è la sua pluralità, impariamo a convivere in casa nostra .

  52. Il bello è che questo articolo è stato scritto da uno che il friulano non lo parla. Un pò come se io andassi in giro disquisendo del fatto che il croato non è una lingua, ma una variante del serbo…Francesco Scatigna, evita di scrivere fesserie se non hai le conoscenze necessarie!

  53. Ogni persona parlante una lingua percepisce la sua lingua madre (o lingue madri, nei casi di bi/tri/plurilinguismo) come La Lingua. Questo vale per tutti, anche per noi italofoni, nonostante siamo tutti così pronti ad affermare il contrario, in ossequio a una qualche forma di internazionalismo fatta di slogan in cui c’è di mezzo l’inglese. Presupposto necessario del pluralismo è capire chi si è (identità, termino molto poco di moda) per poter dialogare con chi non è come noi e trovare un “terreno di scambio”, un linguaggio comune.
    I friulani non fanno eccezione. Sentono che il friulano è La Lingua perché è la loro lingua madre, esattamente allo stesso modo in cui un francese o un inglese sentono le loro lingua come le lingue per eccellenza. Purtroppo oggigiorno si registra un’esasperazione di questo sentimento per le cause che hai detto (strumentalizzazione politica), ma il fatto in sé è più che naturale. Ci tengo però a puntualizzare che non solo il friulano è stato strumentalizzato da parte della politica: ogni comunità linguistica della regione, sia essa protetta (friulani, ladini di Erto e Cimolais, tedeschi di Sauris e Timau, sloveni del Natisone, del Torre e del Carso) oppure no (comunità venetofone: triestino, bisiacco, gradese, maranese, veneto liventino di Pordenone e Sacile e territori limitrofi) dalla legge del 482/1999, ha le proprie associazioni culturali e i fondi per la cultura vengono elargiti non certo in base al merito del progetto presentato, ma in modo clientelare; in questo modo progetti pessimi (la stragrande maggioranza) ottengono fondi accanto a rare iniziative meritevoli. Tutte le comunità linguistiche della regione ne sono coinvolte in questa rete clientelare, che è solo un capitolo dell’attrito Trieste-Udine per il predominio in regione, e sul quale bisognerebbe spendere un lavoro molto impegnato per dire quanto c’è da dire senza banalità né forzature.
    C’è da aggiungere, ad onor del vero, che nell’articolo è stata fatta confusione riguardo al riconoscimento a livello ufficiale del piemontese, emiliano-romagnolo e siciliano: queste lingue non sono riconosciute come minoritarie dallo stato italiano (e quindi dalla legge 482/1999), ma dall’Unione Europea (Rapporto 4745 del Consiglio d’Europa, 1981); in soldoni, solo le lingue riconosciute dalla legge 482/1999 hanno diritto a tutela. E’ più che d’obbligo interrogarsi sulla legittimità di questa differenza; tuttavia è innegabile che, dal punto di vista istituzionale, il friulano abbia a tutti gli effetti un trattamento speciale, al pari delle altre lingue nominate nella suddetta legge.
    Detto ciò, il “friulano-totem” che divide dal vicino e crea ostilità nei suoi confronti credo che sia puro appannaggio di politicanti schierati in determinati movimenti e partiti e di attivisti a questi legati, e non di certo connaturato ai friulani in genere; lo dico con cognizione di causa: vivo nella Bassa friulana (sono io stesso friulano) e posso dire che né io né la mia gente nutre particolare ostilità contro qualsivoglia etnia o lingua circostante (se non negli scherzi).
    Nel complesso l’analisi è corretta, ma estrema, e risente del fatto che tutti coloro che ci osservano dall’esterno ritengono che una manica di attivisti molto rumorosi, mediatici e molto spesso estremisti siano lo specchio dei friulani in generale, quasi fossimo un popolo di “strumentalizzati”. O di babbei, per dirla in modo meno politicaly correct. Posso dire che, in generale, non è così. La gente è tutto sommato lontana dalle questioni di lingua, con tutti gli effetti (positivi e negativi) di questo atteggiamento.

    • Dimenticavo: per quanto l’autore dell’articolo si prodighi di dire che non entra nel merito della questione de facto della specialità del friulano e che, quindi, la dà per assodata, tuttavia alla fine piazza lo slogan da quintale: il friulano non è una lingua ma un dialetto. Come se uno slogan che colpisce come una sassaiola sul groppone potesse calmare degli attivisti alle volte davvero esagitati. Non ci si può lamentare allora se la loro furia raddoppia e se arrivano ondate di commenti che gridano “Friul uber alles”, facendo scadere brutalmente la qualità del dibattito. Le provocazioni, specialmente se piazzate ne titolo, valgono sempre di più per se stesse che per le loro precisazioni e contestualizzazioni.

      Mi scuso per averla fatta così lunga, sembro Cuperlo a un talk show!

      • “per quanto l’autore dell’articolo si prodighi di dire che non entra nel merito della questione de facto della specialità del friulano e che, quindi, la dà per assodata, tuttavia alla fine piazza lo slogan da quintale: il friulano non è una lingua ma un dialetto”
        esatto Stefano. Titolone assolutamente di parte e provocatorio, con tanto di punto esclamativo (“il friulano non è una lingua!”.
        E’ inutile poi che tenti di convincerci che non sia prevenuto. Come ho scritto sopra, una persona non può discutere di una cosa che non conosce.

        • In realtà vede giusto quando parla della strumentalizzazione politica nella questione friulana, è il resto che non ci sta proprio: dall’ignoranza di qualsivoglia questione linguistica (da filologo e linguista ci sono più che abituato) e giuridica, fino alla attribuzione della strumentalizzazione politica al solo friulano, senza nemmeno pensare di indagare anche le altre (nemmeno quelle protette dalla medesima legge nel medesimo modo). E i commenti che ho visto (non tutti, sono troppi) peggiorano ancora la discussione -anche quelli postati da friulani, che per lo più scrivono post irosi, confusionari e pullulanti di luoghi comuni. Bisognerebbe fare vera informazione e cultura riguardo questi argomenti, a cosa si riduce la democrazia se non c’è competenza per comprendere i problemi e dare risposte sensate?

  54. SAREBBE MEGLIO IMPARARE UNA SECONDA,TERZA, QUARTA LINGUA!!! SVEGLIATEVI CHE CONFINIAMO CON SLOVENIA E AUSTRIA!!!
    DA EX STUDENTE DI SCIENZE INTERNAZIONALI E DIPLOMATICHE NON POSSO CHE CONCORDARE CON L’AUTORE DELL’ARTICOLO!!!!

    HO SPOSATO UNA RAGAZZA STRANIERA E SAPETE CON QUALE LINGUA HO COMUNICATO CON LEI PER LA PRIMA VOLTA? ERA RUSSO ALTRO CHE FRIULANO !!!

    PS AH DIMENTICAVO. IO LO PARLO, MIA MADRE E’ DI TARCENTO MA LA FESSERIA, QUELLA VERA , E’ DI INSEGNARLO NELLE SCUOLE QUANDO I RAGAZZI A STENTO PARLANO L’INGLESE!!! MEDITATE!!!
    E POI SCUSATE , MA QUALE PATRIA? LA NOSTRA PATRIA E ‘ UNA SOLA!! L’ITALIA!!!!

    ANDREA

    • I ragazzi stentano a parlare in inglese perché la scuola fa schifo (e qui non c’entrano i campanilismi, la scuola italiana fa schifo dappertutto).
      Parlare friulano, per esempio, aiuta il cervello a capire la differenza tra affermative e interrogative, così è più facile per un discente capire quando usare la struttura to do+soggetto+verbo delle interrogative inglesi.
      Non è campanilismo, vale per tante altre lingue del globo. Se però una lingua la impariamo già dall’ambiente (gratuitamente dal punto di vista del cervello) perché perderla e scagliarsi con chi vuole tutelarla, anche con l’insegnamento a scuola (che ha costi irrisori, bugiardo chi dice il contrario)?

      Chi non capisce che perdere il plurilinguismo significa perdere un vantaggio evidentemente non ha alcuna nozione di sociolinguistica o di pedagogia.

  55. Mamma mia quanto sciovinismo al limite del razzismo! Quanti pregiudizi figli della ignoranza e del nazionalismo iper-italianissimo!

    Buona lettura:

    luglio 2013

    Dalla Lettera inviata da Samo Pahor a

    L a u r a B o l d r i n i
    Presidente della Camera dei deputati.
    Camera dei deputati
    R o m a

    (…)

    5. L’articolo 3 dello statuto speciale della regione autonoma Friuli-Venezia Giulia recita: “Nella regione è riconosciuta parità di diritti e di trattamento a tutti i cittadini, qualunque sia il gruppo linguistico al quale appartengono, con la salvaguardia delle rispettive caratteristiche etniche e culturali”. Nonostante i tre rimproveri della Corte costituzionale nelle tre sentenze, né il parlamento nazionale, né il consiglio regionale hanno provveduto ad emanare le norme indispensabili per assicurare tale parità di diritti e di trattamento ai cittadini appartenenti ai gruppi linguistici friulano, germanico, italiano e sloveno.

    6. Per tutti questi motivi credo di poter affermare che nella regione autonoma Friuli-Venezia Giulia esiste fin dal 1963 un regime di discriminazione razziale, perché, come Lei ben sa, si tratta di discriminazione razziale quando si nega a una parte della popolazione il godimento o l’esercizio, su piede di parità, dei diritti dell’uomo goduti o esercitati dal resto della popolazione.
    (…)

    http://www.com482.altervista.org/altris_pdf/to_Boldrini_2013_by_Pahor.pdf

  56. Campanotto è un pazzo integralista religioso e friulandiAno. Lasciate perdere lui e quelli come lui, alterati che vivono in un mondo costruito nella loro testa.

    “Una lingua è un dialetto con un esercito ed una marina”

    Mandi

  57. PER ROBERTA: LA MIA RISTRETTEZZA MENTALE? SONO MOLTO PIU’ APERTO DI QUANTO PENSI (HO VIAGGIATO E VISTO PAESI CHE TU PROBABILMENTE NON SAI NEANCHE DOVE SI TROVANO. SE LA TUA VISIONE SI LIMITA AL FRIULI SEI MESSA DAVVERO MALE. LA MIA LINGUA E’ L’ITALIANO!!!!!

  58. Provengo dalla provincia di Gorizia (zona comunemente detta Isontino e facente parte della Venezia Giulia) mentre lavoro in provincia di Udine da più di dieci anni, pertanto conosco benissimo la realtà “friulana”. Ciò che posso dire è che a Udine città si sente pochissimo parlare il friulano anzi, gli stessi “udinesi” preferiscono l’Italiano, forse per sentirsi più “cittadini” dimenticando che Udine rimane una cittadina di nemmeno 100.000 abitanti. Al di fuori, in campagna, vi sono diverse realtà, diversi friulani parlati, vero è che spesso, dove lavoro, tra loro discutono su quale sia il vero friulano e, tra l’altro, molti concordano sul fatto che insegnare il friulano a scuola sia una assurdità, visti i diversi “friulani” parlati nelle varie zone della provincia di Udine.
    Quindi riulta palese il fatto che si tratta di vera e propria propaganda politica, che logicamente rende al momento del voto, e che oramai si protrae dal dopoguerra ad oggi, responsabile di diverse ingiustizie nei confronti di Goriziani e Triestini, e responsabile dell’aumento del becero campanilismo, sentito tra l’altro, soprattutto da parte dei friulani nei confronti di goriziani e triestini.

  59. GRANDE IL MIO AMICO DI GORIZIA (CITTA’ MOLTO PIU’ APERTA VI HO STUDIATO PER 4 ANNI
    ! PROPAGANDA POLITICA APPUNTO, CIO’ CHE SOSTENGO DA UNA VITA. MA PREOCCUPIAMOCI DI QUELLA SCHIFEZZA DI RIFORMA SANITARIA DEL DUO SERRACCHIANI/TELESCA PIUTTOSTO!!! QUESTI SONO I VERI PROBLEMI!!!

    • Ok rigazio, tu hai un’opinione, io un’altra, se ne può parlare, ma ho l’impressione, forse per il testo tutto in maiuscolo, che ti stai agitando. Calmati, che ti viene un infarto.

      A parte tutto, ragazzi, se ne può parlare, se ne può discutere, ma se la comunità linguistica friulana vuole tutelarsi, a voi che fastidio da? Leggere e scrivere in friulano non impedisce di provare simpatia per altri popoli, di sentirsi cittadini d’europa e del mondo, e facilita, ripeto facilita, l’apprendimento di altre lingue. Se i friulanisti vi sembrano arroccati nel loro pensiero evidentemente non vi siete guardati allo specchio

  60. Sono Friulana che vive dal 68 in Svizzera, nella zona parlata tedesco. Io non ho mai freguentato dei corsi italiani, quindi scusate la mia grammatica.
    In famiglia si parlava l’italiano, a scuola era il tedesco la lingua principale accompagnato dal francese (una seconda lingua svizzera nelle scuole e obbligatorio!). L’amministrazione della scuola, qui è responsabile, decide quale seconda lingua (ora è anche l’inglese obbligatorio) nazionale deve essere insegnato a scuola! Dipende la zona dove si va scuola.
    La Svizzera ha quattro lingue nazionale: Tedesco, Italiano, Grigionese (Rumantsch), Francese. Almeno due lingue nazionale sono obbligatorie a scuola.

    La mia mama voleva che imparasemo anche il furlan, ma lei lo capiva, ma non lo parlava. Purtroppo mio padre, un vero friulano(!), non ci ha mai insegnato il friulano. E cosi avvevamo sempre problemi per communicare con i nostri parenti, sopratutto con i nostri nonni che li volevamo molto bene. Lui, mio padre, però lo usava! In questo caso a fatto un grosso sbaglio, perchè, sapendo il friulano si puo communicare con i grigionesi!

    Ora me lo sto insegnando da sola, con qualche corso alla scuola serale.

  61. Il Furlan (ISO 639-2 fur) “È” una lingua, come comprova il codice assegnatole dall’Organizzazione Internazionale per la Normazione, checché possano dirne Francesca o Maria.

  62. Il Furlan (ISO 639-2 fur) “È” una lingua, come comprova il codice assegnatole dall’Organizzazione Internazionale per la Normazione, checché possano dirne Francesco o Mario.

  63. la lingua friulana era in uso nel X secolo, i primi testi in lingua friulana sono stati scritti nel XII secolo. se vogliamo sparare cazzate a questo punto nemmeno l’italiano è una lingua. le interpretazioni sono una cosa la realtà un’altra.

    • Mario ma che titolo di studio hai?mi sa che le cazzate le scrivi tu..l italiano non è una lingua….mamma mia….siamo in Italia in altri paesi ti avrebbero distrutto con i commenti che meriti..

  64. In Friuli parlano meglio l italiano rispetto al resto d Italia? Basta vedere certi temi dei bimbi ai quali si parla solo in friulano a casa: “stamattina ho aperto il barcone e sono andato a giocare con il pallone di coreano,poi però ho scussato la bici sul muretto”.. Mah…

  65. Escludere gli italiani immigrati…sarebbero immigrati quelli che vengono dal veneto o dalla sicilia?Mandi mandi ma a te manca davvero qualcosa.. Che ci sia gente come te in giro è davvero un problema…con il minimo di cervello che ti è rimasto ripensa alle idiozie che hai detto…il friulano lo parlo anche io ma il tuo discorso non ha ne capo ne coda..le lingue sono un arricchimento personale non è n veicolo di esclusione

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: