Il processo

Parole di un tempo, parole senza tempo

Dunque: indegnità, disprezzo per i cittadini, manipolazione del denaro pubblico, intrallazzo con i petrolieri, con gli industriali, con i banchieri, connivenza con la mafia (…), uso illecito di enti, come il SID, (…), distruzione paesaggistica dell’Italia, responsabilità della degradazione antropologica degli italiani (responsabilità, questa, aggravata dalla sua totale inconsapevolezza), responsabilità della condizione, come si usa dire, paurosa delle scuole, degli ospedali e di ogni opera pubblica primaria, responsabilità dell’abbandono “selvaggio” delle campagne, (…), responsabilità della stupidità delittuosa della televisione, (…), e infine, oltre a tutto il resto, magari anche distribuzione borbonica di cariche ad adulatori. L’immagine di Andreotti o Fanfani, di Gava o Restivo, ammanettati tra i carabinieri, sia un’immagine metaforica. Il loro Processo sia una metafora. (…). Cosa verrebbe rivelato alla coscienza dei cittadini italiani da tale Processo (oltre, si intende, alla fondatezza dei reati più sopra enunciati secondo una terminologia etica se non giuridica)?


(Pier Paolo Pasolini, Corriere della Sera, 24 agosto 1975

About Davide Lessi 16 Articles
Nasco 25 anni fa nel trevigiano, sinistra Piave. Faccio il calciatore, poi qualche cosa tra me e il prato si rompe: la tibia. Cerco rifugio in Friuli Venezia Giulia, mi laureo al SID a Gorizia e mi specializzo, non tanto, a Trieste. Pur avendo il sussidio disoccupazione a portata, rinvio ostinato la precarietà entrando nella Scuola Walter Tobagi a Milano. Perché il giornalismo è la mia passione: nel 2006, fondo con altri impenitenti il giornale Sconfinare (che dal maggio 2010 IRresponsabilmente dirigo), pubblico col Piccolo roboanti cronache di calcio giovanile e amatoriale, collaboro per 6 mesi al progetto bora.la, il quotidiano on line euroregionale. Amo l’Est e Obama, la mia cagna di quasi 3 anni.

1 Comment on Il processo

  1. Ancora un po’ di parole…

    (…) Per chi, intellettuale o operaio,
    è fuori da questa vostra lotta, è molto divertente la idea
    che un giovane borghese riempia di botte un vecchio
    borghese, e che un vecchio borghese mandi in galera
    un giovane borghese. Blandamente
    i tempi di Hitler ritornano: la borghesia
    ama punirsi con le sue proprie mani.
    Chiedo perdono a quei mille o duemila giovani miei fratelli
    che operano a Trento o a Torino,
    a Pavia o a Pisa, /a Firenze e un po’ anche a Roma,
    ma devo dire: il movimento studentesco (?)
    non frequenta i vangeli la cui lettura
    i suoi adulatori di mezza età gli attribuiscono
    per sentirsi giovani e crearsi verginità ricattatrici;
    una sola cosa gli studenti realmente conoscono:
    il moralismo del padre magistrato o professionista,
    il teppismo conformista del fratello maggiore
    (naturalmente avviato per la strada del padre),
    l’odio per la cultura che ha la loro madre, di origini
    contadine anche se già lontane.

    Questo, cari figli, sapete.
    E lo applicate attraverso due inderogabili sentimenti:
    la coscienza dei vostri diritti (si sa, la democrazia
    prende in considerazione solo voi) e l’aspirazione
    al potere. (…) Così parlando,
    chiedete tutto a parole,
    mentre, coi fatti, chiedete solo ciò
    a cui avete diritto (da bravi figli borghesi):
    una serie di improrogabili riforme
    l’applicazione di nuovi metodi pedagogici
    e il rinnovamento di un organismo statale. I Bravi! Santi sentimenti!
    Che la buona stella della borghesia vi assista!
    Inebriati dalla vittoria contro i giovanotti
    della polizia costretti dalla povertà a essere servi,
    e ubriacati dell’interesse dell’opinione pubblica
    borghese (con cui voi vi comportate come donne
    non innamorate, che ignorano e maltrattano
    lo spasimante ricco)
    mettete da parte l’unico strumento davvero pericoloso
    per combattere contro i vostri padri:
    ossia il comunismo. (…)

    Pier Paolo Pasolini “Il P.C.I. ai giovani!”

    E poi:
    http://www.youtube.com/watch?v=QcK4xN3uQ7k
    …giusto per ricordare che le situazioni sono sempre un po’ più complesse.

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