Il Sinai: una penisola d’Africa tra terrorismi e traffici globali

Mountains around Mt Sinaï, 04/08/2006 © Geoffroy Grelot per unesco.org
di Riccardo Vecellio Segate
MENA Policy Analyst & PR Manager per riviste, aziende e organizzazioni internazionali
Diplomato ISPI in European Affairs, Development & International Cooperation
Postgraduate Visiting Student at the University of Leeds (UK)
Mountains around Mt Sinaï, 04/08/2006 © Geoffroy Grelot per unesco.org

Per quanto i confini tra i continenti incarnino una mera suddivisione convenzionale, essi ricalcano altresì delle evidenze geografiche e in qualche maniera “spaziali” che li rendono articolazioni del territorio particolarmente esposte al rischio di contaminazioni, e per questo fratture, e per questo predazioni.

Se la Turchia contemporanea – la cui capitale Istanbul, protesa tra Europa e Asia, è soggetto frequente di attacchi terroristici – è il perfetto esempio di tali aree di confine intercontinentale, meno spesso ci si sofferma a considerare il Sinai, avamposto strategico di bande d’ogni sorta, interessi geopolitici e traffici internazionali, in bilico tra il peggiore volto dell’Africa e l’estrema devastazione dell’attuale Medio Oriente.

Nel Governatorato del Sinai settentrionale, la minore delle due zone in cui è amministrativamente suddivisa la penisola, pochi giorni fa il sedicente Stato Islamico ha rivendicato l’ennesimo attacco suicida che ha causato la morte di agenti della polizia al soldo di al-Sīsī: l’Egitto è famoso per lavare il sangue col sangue, e sicuramente a questa strage seguiranno ennesime rappresaglie che richiameranno poi ulteriori attentati, in una spirale di violenza senza soluzione di continuità. Se i fatti consumatisi al posto di blocco di el-‘Arīsh appaiono nelle corde dell’ISIS, meno scontato è credere alla rivendicazione effettuata da quest’ultimo in ordine all’abbattimento dell’aereo russo che lo scorso 31 ottobre è costato la vita a 224 persone.

Proprio a partire da questa escalation di attacchi, direttamente o indirettamente attribuibili al terrorismo jihadista, Israele ha incrementato la presenza di proprie truppe lungo il confine col Cairo, sostenute da un vasto apparato d’intelligence e da radar a finalità d’intercettazione balistica; tra i massimi vantaggi a favore di Daesh sembra esservi la segretezza, dimostrata dal fatto che perfino le azioni più eclatanti non sempre sono condivise con l’intero gruppo, bensì quasi sempre conosciute dai soli vertici o da divisioni estremamente regionalizzate. Non è solamente Daesh, ad ogni modo, a rovinare il sonno a Gerusalemme suggerendo a quest’ultima di cooperare più strettamente con l’Egitto in materia securitaria: obiettivo comune di al-Sīsī e Netanyahu è soffocare Ḥamās, costola affiliata alla Fratellanza Musulmana che ritiene illegittimo il confinamento della Palestina a territorio succube dell’ingombrante presenza israeliana.

Una vera ossessione, quella di Netanyahu per l’antiterrorismo, che prende le mosse dai tempi degli studi universitari negli USA e dell’addestramento militare; un’ossessione che per contrappasso si tramuta in terrorismo brevi manu, ma questa è tutta un’altra storia… dal Nordafrica a Gaza, da palestinesi, non si accede ufficialmente: meglio utilizzare tunnel sotterranei, e sperare di rivedere la luce; una possibilità oggi ancor più difficile, se si pensa che molti di questi corridoi sono stati allagati, ma tutto ciò non sembra allentare i rapporti celati tra gli esponenti di Ḥamās (terroristi, per la quasi totalità della comunità internazionale, UAE compresi) e la morfologia tribale della società beduina del Sinai.

Il problema, semmai, sarà la sovrapposizione dei traffici tra i due attori sovracitati e tra Sinai e al-Baghdādī, benché gli ufficiali egiziani si ostinino a proclamare con enfasi come l’ISIS nel Sinai sia finanziato dalle casse di Ḥamās. Finanziamento ufficiale è invece quello che è stato annunciato dall’Arabia Saudita: un miliardo e mezzo di dollari per progetti di sviluppo sostenibile nel Sinai. Viene da pensare che Riyad, considerata finanziatrice diretta di Ḥamās, voglia sorvegliare meglio la zona, assicurandosi che gli scambi – legali o illegali che siano – tra l’organizzazione islamista palestinese e le grandi famiglie del Sinai non vengano esageratamente compromessi dalla stretta del governo egiziano. Le vestigia ufficiali dell’iniziativa, però, sarebbero quelli di istituire un polo universitario e di applicare le best practices più innovative in campo agricolo e residenziale. Guardando la faccenda da lontano, con una visione macroscopica, si potrebbe congetturare pure che questo supporto al Sinai, e dunque sulla carta all’Egitto di al-Sīsī, intenda essere una ricompensa d’apprezzamento per il distacco dagli USA e il riavvicinamento a Mosca, a maggior ragione dopo l’impegno profuso da Obama nel riammettere ai giochi della diplomazia mondiale l’acquiescente Iran, best competitor di re Salmān per la supremazia sul variegato mondo islamico.

Una partita complessa, insomma, che per ora appare come una delle poche vittorie saudite in campo geostrategico: da una parte, Riyad non dovrà rinunciare al supporto ad Hamas, supervisionandone e proteggendone più efficacemente i traffici nella penisola del Sinai; dall’altra, i rapporti con i vertici politico-militari del Cairo sono tenuti buoni grazie al profumo dei soldi. Una classica operazione da monarchia del Golfo che, pur in crisi, si avvale del petrolio per ingraziarsi i vicini cui al contempo procura non pochi guai. Sul versante strettamente operativo, evidente rilievo è da rimarcare per la MFO (Multinational Force and Observers) confezionata in ottemperanza agli accordi di Camp David del 1978 tra USA, Egitto e Israele, cui l’Italia contribuisce con uomini e mezzi, ospitandone altresì l’headquarters nella propria capitale: tale contingente partecipa a imponenti azioni di anti-pirateria al largo del Sinai, che sovente si spingono a pattugliare l’intero Mar Rosso fino a lambire il Corno d’Africa proiettato nell’Oceano Indiano Occidentale.

D’altro canto, in questo “triangolo di sabbia”, le rotte carovaniere non sono meno importanti delle vie d’acqua per trafficare ogni genere di mercanzia dall’estremo oriente africano all’estremo occidente asiatico: armi (anche missili a corta e media gittata), droghe, cimeli museali d’alto pregio – ovviamente -, ma anche medicine, elettrodomestici, automobili, e… organi umani. Ebbene sì, molti siti (anche arabi) riportano di cimiteri stracolmi di corpi di africani sventrati per poi appunto commercializzarne gli organi nel dark market. Una triste immagine per una regione del pianeta che siamo abituati a pensare quale oasi del turismo internazionale: l’industria dell’accoglienza ha previsioni al ribasso, anche quest’anno, per Sharm el-Sheikh.

About Riccardo Vecellio Segate 5 Articles
Born in 1994, Riccardo VECELLIO SEGATE is MSc Student in European and Global Governance at the University of Bristol (UK) and MSc Offer Holder in International Public Policy at the University College London. He authored 100+ articles in Italian and English on Public International Law, EU Law, African Politics, Middle Eastern Politics, China and Cultural Heritage for paper-based and online reviews, and he is serving the Bristol Law Review as an Editor. He has also published a poetry book presented by Márcia Theóphilo. Riccardo attended or chaired official diplomatic-training and entrepreneurial projects hosted by some of the most prestigious universities in the world (to name just a few: NYU Abu Dhabi, London School of Economics, Universidad Carlos III de Madrid, ESADE Business School, LUISS Rome, University of Exeter) as well as by leading global institutions (UN headquarters in New York, European Commission, FAO, etc.). At the age of 20 he has worked as a member of the Field Force Team of EXPO2015, and at the age of 21 he has been selected as a Regional Head of Communication for the Youth Committee of the Italian National Commission for UNESCO. For longer than a year, he has also been Public Relations Manager of a renowned startup quoted on Forbes and located at “Bocconi” School of Management. Along with several additional appointments in organizations and companies, Riccardo has been invited as a discussant in academic conferences held at the universities of Trieste, Bologna and Verona, not to mention the “èStoria” Festival in Gorizia. Moreover, he has been awarded with dozens of national prizes in multiple professional fields. The first part of his education pathway has been spent in the music sector, in Italy as well as abroad (Nice, Leeds, Salzburg, and so forth). During his adolescence, Riccardo has been a gifted pianist and one of the very last pupils of Aldo Ciccolini in Paris.

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