L’impero e i suoi fantasmi, un giallo ai tempi dell’Africa Orientale Italiana

La copertina del romanzo (Credits: SBS)

“Colonialismo straccione” è l’etichetta più celebre per il passato coloniale italiano riassumendo  lo spirito e i mezzi con cui l’Italia iniziò la propria scalata di “grande potenza”. Dalla fine dell’800 fino al Ventennio fascista, il belpaese ha cercato la propria fetta della “torta” africana ormai già abbondantemente spartita dalle altre, vere, potenze europee. Di tutto questo, però, il sentire comune nostrano ricorda ben poco, giusto sì e no i Paesi che finirono sotto “l’italico impero”.

Per i tipi della Sellerio è uscito qualche mese un libro che riaccende l’attenzione verso questo passato, spesso relegato a saggi storici di pochissimi autori. Questa volta, però, si tratta di un romanzo e a firmarlo sono addirittura in tre, quasi quanti tutti gli studiosi che hanno scritto negli ultimi anni sull’Africa italiana: si tratta de “I fantasmi dell’impero”, opera prima degli esordienti Marco Consentino, Domenico Dodaro e Luigi Panella. Nessuno dei tre è scrittore di professione, ma ciò non toglie nulla a quello che è stato definito da Antonio d’Orrico sul Corriere della Sera come il romanzo più completo sull’Africa da “Tempo di uccidere”, di Ennio Flaiano.

Veniamo alla trama: siamo nell’Etiopia del 1937, all’interno dell’AOI (Africa Orientale Italiana), ad un anno dalla proclamazione dell’Impero da parte del Duce. I rapporti segreti dei Carabinieri indirizzati al Viceré Rodolfo Graziani, sopravvissuto ad un attentato a cui è seguita una sanguinosa scia di repressioni ai danni di presunti collaborazionisti, sono preoccupanti: parlano di un certo capitano Corvo che, in una regione sperduta delle colonie, ordina esecuzioni di civili a destra e manca. Il cosiddetto “macellaio del Fezzan” sospetta che dietro a tutto ciò ci sia il Generale Alessandro Pirzio Biroli, governatore dell’Amara, per sottrargli il comando e chiede quindi al magistrato militare Vincenzo Bernardi di indagare.

Ufficiale integerrimo e uomo dello Stato, Bernardi parte in missione sotto copertura per interrogare questo Corvo, sulla cui colpevolezza pare non ci sia alcun dubbio. Il problema è che questi, insieme a un cospicuo numero di forze militari italiane ed ascare, si trova impantanato negli scontri contro i ribelli etiopi, decisi a non arrendersi agli italiani. Inizia così una pericolosa missione che attirerà ben presto l’attenzione di chi, quel magistrato, non vuole avercelo tra i piedi. Tutto all’ombra di intrighi e contro-intrighi che si intrecciano tra le forze fedeli alla Monarchia e quelle a Mussolini.

Il romanzo storico alterna costantemente i colori del giallo con quelli del noir, avvolto da un alone di “Cuore di tenebra” che va però oltre il racconto di Conrad. C’è sicuramente anche l’influenza di “Apocalypse Now” tra le righe, con una spettacolarizzazione del conflitto che si scontra con la cruenta realtà storica di una guerra sporca, portata avanti contro persone inerti con l’uso di gas ed esecuzioni sommarie. Perfino una persona come Bernardi, il cui senso del dovere e fiducia verso le istituzioni appare marmoreo, inizierà a creparsi quando assisterà di persona alla tragicità senza veli della follia umana.

Consentino, Dodaro e Panella riescono a far appassionare il lettore con uno stile che va dritto al punto, riuscendo a trasformare un capitolo così oscuro della storia italiana in una pagina di grande letteratura, che racconta con realismo perfino l’artificiosità del linguaggio burocratico, vizio mai perso all’interno delle istituzioni nostrane e che riempie telegrammi e dispacci. Forse tutta questa fedeltà diventa eccessiva nelle ultime pagine, ricche di dettagli che protraggono la conclusione della storia con aggiunte secondarie, ma alla fine il quadro che ne esce è quello di un Paese martoriato e pronto a dimenticare. Anche sé stesso.

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Studente classe '95 della Triennale al SID, udinese, arbitro di calcio. Amo leggere, ascoltare, il teatro. Cerco storie che parlino di persone e di frontiere dietro casa. Un futuro prossimo remoto nel giornalismo, collaboro con il Messaggero Veneto e Mangiatori di cervello. Se poi mi avanza tempo salverò il mondo, ma con calma.

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