In Memoriam: omaggio a Bob Kennedy

Bob Kennedy quote (Credits to Robert F. Kennedy Facebook)

A cinquant’anni dalla morte ricordiamo la scomparsa prematura di RFK. Il 6 giugno 1968, il fratello del defunto Presidente Kennedy fu a sua volta brutalmente assassinato dopo la vittoria nelle elezioni primarie del Partito Democratico in California. Al di là di un omicidio pieno di misteri e ombre, a cominciare dall’esecutore, riportiamo qui un breve elogio di un uomo scomparso prematuramente e che avrebbe potuto cambiare l’America.

JFK e RFK (Credits to Robert F. Kennedy Facebook)

Come il fratello John, anche Bob aveva una forte passione per la politica. Dopo essersi laureato in legge alla prestigiosa università di Harvard, iniziò ad esercitare la professione di avvocato presso il Dipartimento della Giustizia ed entrando su consiglio del padre nel Subcomitato permanente del Senato per le investigazioni, ricoprendo prima la carica di consigliere di minoranza e in seguito di maggioranza. Già nel 1952, Bobby segue il fratello John e guida la sua campagna elettorale per il seggio al Senato del Massachussets. Nuovamente nel 1959 è a fianco del fratello maggiore per la campagna delle presidenziali del 1960, che vedranno i democratici vincenti a danno dei repubblicani del Presidente uscente Eisenhower e del candidato Richard Nixon, vice-presidente uscente. JFK divenne il primo presidente cattolico degli Stati Uniti d’America e volle nella sua amministrazione anche il fratello Bob, che tornò a lavorare al Dipartimento della Giustizia, questa volta come Procuratore Generale (Attorney General), dal 1961 fino alla morte del Fratello, avvenuta nella tragica giornata di Dallas il 22 novembre del 1963.

In prima linea per le battaglie sui diritti civili a fianco del Presidente, divenne consigliere personale di JFK durante la nota crisi dei missili di Cuba nell’ottobre del 1962, quando il mondo fu sull’orlo della Terza Guerra Mondiale. L’apporto e il supporto di Bob al fratello John determinarono il prevalere del blocco navale di Cuba sul piano di invasione dell’isola progettato dal Pentagono. Arduo fu infatti lo scontro all’interno del gabinetto presidenziale tra i membri politici dell’amministrazione (il già citato Bob e il segretario alla Difesa Robert McNamara) e gli alti ranghi militari, su tutti il Capo di Stato Maggiore dell’Aviazione, il generale Curtis LeMay, e il Capo degli Stati Maggiori riuniti, il generale Maxwell Taylor, favorevoli ad un’azione dura e diretta contro il regime di Fidel Castro, che gli americani tentarono più volte di destituire senza successo. Il successo della quarantena dell’isola caraibica consentì alla diplomazia, ma soprattutto al buon senso, di prevalere su una guerra che avrebbe avuto proporzioni catastrofiche; i sovietici cedettero e rimossero i missili installati a Cuba, mentre in cambio gli americani rimossero gli obsoleti Jupiter in Turchia.

Kennedy e King (Credits to Robert F. Kennedy Facebook)

La morte del fratello fu un duro colpo per Bobby, che decise di lasciare la carica di Segretario alla Giustizia per correre come Senatore dello stato di New York nel successivo 1964. Eletto Senatore all’inizio del mese di gennaio del 1965, inizia a interloquire con Martin Luther King (che già conosceva il fratello e presidente John), con il quale avrà un rapporto ravvicinato e con altri esponenti del fronte per le battaglie civili in America. La notizia della morte dello stesso King il 4 aprile del 1968 lo raggiunse nel corso di un comizio a Indianapolis: RFK infatti aveva deciso, all’inizio dello stesso anno, di candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti per succedere all’uscente Johnson, pesantemente criticato per la gestione delle operazioni militari in Vietnam. Bobby non fu mai a favore di un intervento militare e si dichiarò sempre contrario a schierare le truppe nel paese del sud-est asiatico, tuttavia va precisato che fu proprio il fratello John a schierare i primi consiglieri militari a Saigon (benché sia stato Johnson a dare il via a “Rolling Thunder“, a seguito del dubbio incidente del Golfo del Tonchino).

Il momento storico vedeva, contrapposta a un conflitto che fece inciampare la superpotenza nell’ostacolo più inaspettato e nel pantano vietnamita, una forte stagione di proteste, manifestazioni e iniziative sociali, passate alla storia come il ’68 e che sollevarono la questione, per esempio, dei diritti degli afro-americani, discriminati rispetto alla prevalente razza bianca. Fu anche l’era degli hippy e del festival di Woodstock, una rottura forte e definitiva che segnava l’inizio di un cambiamento, del quale sicuramente Bob Kennedy era pioniere e al quale, dovremmo aggiungere, è stato impedito di guidare e di proseguire. Sull’omicidio di Bobby rimangono grandi dubbi, domande e misteri: a cominciare dall’assassino, quel Sirhan Sirhan immigrato di origine giordano-palestinese, condannato all’ergastolo, che diede come motivazione del delitto l’appoggio del Senatore Kennedy a Israele. Lo stesso Sirhan soffriva di dipendenza dall’alcol e di gravi problemi di salute mentale; ad oggi rimane l’unico colpevole per l’omicidio di RFK, un uomo evidentemente scomodo per le battaglie che conduceva: dalla lotta al crimine organizzato e alla corruzione, alla parità di diritti per le comunità afro-americane fino al ritiro delle truppe dal Vietnam.

Bob Kennedy quote (Credits to Robert F. Kennedy Facebook)

L’anima di Bob, come quella del fratello, era volta alla realizzazione di un processo di riforme che portasse l’America ad essere il paese della libertà per tutti i suoi cittadini, fossero essi bianchi o neri, il paese giusto e nemico della criminalità, un paese che ripudiasse la guerra, preferendo ad essa la diplomazia, e che fosse garante della pace mondiale. Oggi la sua tomba si trova vicina a quella del fratello John nel cimitero militare di Arlington, ma la memoria di Bobby come del fratello John rimane nella mente e nel cuore degli americani e di tanti altri amanti della libertà nel mondo.

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