In Venezuela non rimane neanche la carta igienica

L’inflazione sale alle stelle: proteste contro Maduro

Tutti i giornali in questi giorni parlano delle manifestazioni di Kiev, scoppiate in una Ucraina nella quale sembra essere riemersa l’antica rivalità tra filo-russi e filo-occidentali. Dall’altra parte del mondo, in Venezuela, sta accadendo qualcosa di simile: da ormai otto giorni il paese è coinvolto in scontri violenti fra i manifestanti oppositori del governo di Nicolas Maduro e i suoi sostenitori, forze di sicurezza comprese.

Il presidente venezuelano Nicolas Maduro

Il presidente socialista Maduro, eletto tra le polemiche nell’aprile 2013, ha preso il posto dello storico leader venezuelano Hugo Chàvez, scomparso il 5 marzo 2013 a causa di un tumore maligno diagnosticatogli due anni prima. Maduro, già vicepresidente durante il governo del Comandante e suo delfino, non gode della stessa popolarità di Chàvez in Venezuela e alle elezioni dello scorso anno fu protagonista di una sfida serrata con il leader dell’opposizione Henrique Capriles Radonski, alla fine sconfitto solamente per poco più di un punto percentuale (lo stesso Capriles accusò il suo avversario di brogli elettorali). Proprio in queste ultime settimane però, il presidente venezuelano ha voluto tentare un avvicinamento con il suo antagonista, tanto da stringere un accordo con Primero Justicia, il partito di Capriles. L’accordo per ora è soltanto formale, sancito pubblicamente con una stretta di mano tra i due protagonisti lo scorso 8 gennaio, ma potrebbe presto trasformarsi in qualcosa di più concreto.

Stando alle dichiarazioni del governo venezuelano, proprio questo riavvicinamento con l’opposizione potrebbe essere una delle cause delle manifestazioni che hanno provocato già sei morti nell’ultima settimana: sarebbero infatti gli americani a sostenere i manifestanti contro Maduro, il tutto per impedirgli di accordarsi con Capriles, irritando peraltro gli oltranzisti di entrambe le parti. Obama ha prontamente smentito le accuse.

In realtà, le cause materiali dell’esplosione del dissenso sono altre. Da quanto Maduro è al governo l’inflazione in Venezuela è aumentata (ora al 56,2%), così come il numero dei crimini violenti registrati nel paese: nel solo 2013 ci sono stati 23.763 omicidi, ovvero quasi uno ogni venti minuti. Inoltre, il paese soffre per la mancanza di beni di prima necessità, soprattutto generi alimentari di base come latte e carne, ma anche beni di uso quotidiano come la carta igienica. La libertà di stampa è costantemente in pericolo mentre la repressione dell’opposizione è, a detta di molti cittadini, violenta e indiscriminata, tanto che alcuni manifestanti hanno denunciato nei giorni scorsi violenze terribili da parte della polizia.

La situazione rischia di degenerare, sia perché l’opposizione oltranzista a Maduro sta cercando di prendere il controllo delle manifestazioni studentesche a Caracas, sia perché il presidente stesso sembra voler sfruttare la situazione a suo favore per sferrare un duro colpo alla stampa e ai dissidenti. Si tratta effettivamente della crisi più grave da quanto Maduro è diventato presidente: già la sua elezione aveva diviso in due il paese facendo gridare gli oppositori allo scandalo. Resta ora da vedere se le manifestazioni sporadiche di questi giorni rimarranno tali o diventeranno qualcosa di più grande e pericoloso per la stabilità politica del Venezuela.

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Appassionato di storia e di arte, mi interesso anche di politica nazionale e internazionale. Se potessi, passerei gran parte del tempo a viaggiare in giro per il mondo: non esiste cosa migliore! Frequento il terzo anno di Scienze Internazionali e Diplomatiche e (forse) sono proprio un aspirante diplomatico, con un grande interesse per il giornalismo.

2 Comments on In Venezuela non rimane neanche la carta igienica

  1. Salve,
    sono passati diversi giorni dal 22 febbraio, giorno in cui hai scritto questo articolo, mi piacerebbe sapere il tuo punto di vista su come si sono evolute le manifestazioni in Venezuela nel frattempo.
    Sono curioso anche di conoscere il tuo punto di vista sul rapporto che esiste tra le opposizioni in Venezuela e i milioni di dollari che l’attuale amministrazione statunitense sta versando loro.
    inoltre vorrei sapere secondo te quali sono le cause della violenza che stanno aumentando in modo così vertiginoso in Venezuela in questi ultimi anni e il rapporto di questo problema con il governo Chavista prima e di Maduro adesso.
    Grazie

    • Ciao Indignato,

      le manifestazioni in Venezuela hanno visto un climax inarrestabile dopo che lo sconfitto candidato Henrique Capriles aveva gridato allo scandalo poche settimane fa. L’aumento di violenza e disordini era, a mio parere, chiaramente pronosticabile, soprattutto in paese la cui capitale, Caracas, è la seconda città più pericolosa del Sud America e una delle più pericolse al mondo (96 omicidi ogni 100.000 abitanti, persino San Salvador è più sicura).
      Per quanto riguarda il rapporto tra dollari americani e oppositori potremmo essere di fronte ad una storia che abbiamo già visto parecchie volte in Sud America e non solo: pur di arginare il “contagio” socialista (Maduro é l’erede diretto di Chavez), gli Stati Uniti supportano i manifestanti con un mezzo che è di per se innucuo, il denaro. Ovviamente di prove concrete non ce ne sono e, almeno per i prossimi mesi, non ne verranno fuori. Quelle dei giornali sono solamente supposizioni, seppur molto plausibili. Non che voglia riferirmi al clima della Guerra fredda, ma poco ci manca: più che controllare il socialismo penso che gli americani vogliano liberarsi di un presidente che, dal punto di vista economico e commerciale, sta tentando di affrancarsi dall’egemonia statunitense.
      Per quanto riguarda la tua terza domanda, ritengo che le proteste scoppiate contro il governo di Maduro siano state causate proprio dai possibili brogli elettorali ai danni di Capriles. A quanto mi risulta Chavez era molto apprezzato da tutti i suoi connazionali, tranne i golpisti di Estanga ovviamente. Credo che l’obiettivo comune di entrambe le fazioni sia quello di rendere il Venezuela una delle maggiori potenze del Sud America, al pari di Argentina e Brasile. Le differenze sorgono in merito alla modalità con la quale raggiungere questo target: autonomamente, come preferiscono i “chavisti”, oppure sotto l’egida statunitense.

      Spero di averti risposto adeguatamente dall’alto della mia scarsa esperienza.

      FM

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