India: la lotta non violenta verso l’indipendenza

Gandhi durante la marcia del sale (Credits: Wikipedia)
Sono passati poco più di settant’anni da quando, il 15 agosto 1947, l’Inghilterra concesse l’indipendenza all’India in seguito alle lotte non violente guidate da Mahatma Gandhi. Quella dichiarazione non era che il culmine, l’apice di tutto un processo di spinta nazionalistica che affondava le proprie radici nei rapporti che da tempo legavano India e Inghilterra.

Dalla metà del XIX secolo l’intero subcontinente indiano si trovava di fatto sotto la diretta dominazione coloniale britannica. Gli inglesi erano riusciti a costituire un imponente apparato amministrativo tramite il quale era possibile controllare tutto il paese, ma non riuscirono ad impedire il diffondersi, tra gli intellettuali locali, di una coscienza nazionale indiana. Questo sentimento assunse reale importanza solo dopo la fine del primo conflitto mondiale, quando vennero emanate alcune leggi repressive, le Rowlatt Acts.

Queste concedevano alle autorità ampi poteri di detenzione preventiva nei confronti di ogni indiano che fosse sospettato di agitazione politica antibritannica. In tutto il paese si sviluppò quindi una protesta nei confronti del governo coloniale, che culminò nel massacro di Amritsar (città nel nord dell’India) da parte delle autorità coloniali, una delle pagine piú violente del periodo di dominazione inglese. Fu soprattutto questo episodio a permettere il diffondersi dello spirito nazionale e a mettere in moto quel processo che sarebbe culminato con l’indipendenza del paese.

Centrale in questo processo fu la figura di Mohandas Karamchand Gandhi. Egli elaborò il concetto di Satyagraha (lett. forza della verità), che consiste in una tecnica di lotta basata su un radicale rifiuto della violenza. Fulcro del satyagraha era la cosiddetta resistenza civile, basata sulla disobbedienza di massa alle leggi ingiuste emanate dal potere oppressore. In questo modo il militante non-violento non solo decide di non ricorrere alle armi per opporsi al potere sovrano, ma accetta volontariamente la repressione dello stato per la propria disobbedienza, costringendolo a riconoscere il proprio comportamento errato.

Nei primi anni Venti si ebbe la prima campagna di lotta non violenta, nella quale Gandhi esortò anche a boicottare i prodotti d’importazione provenienti dall’Inghilterra, al fine di danneggiare economicamente l’industria tessile britannica. Egli invitò gli indiani a riprendere l’antica pratica della filatura a mano del cotone. L’arcolaio divenne cosí il simbolo della lotta contro la dominazione coloniale, al punto che piú tardi sarebbe stato riprodotto sulla bandiera della Repubblica Indiana Indipendente.

La bandiera della Repubblica Indiana Indipendente (Credits: Wikipedia)

Nel 1930 venne lanciata una nuova campagna di disobbedienza civile di massa, che ebbe il suo culmine nella cosiddetta “marcia del sale”, una manifestazione non violenta nella quale Gandhi marciò per 24 giorni coprendo una distanza di 200 miglia da Ahmedabad a Dandi, nello stato del Gujarat, sull’Oceano Indiano, con lo scopo di raccogliere una manciata di sale dalle saline, rivendicando simbolicamente al popolo indiano il possesso di questa risorsa, la cui produzione e vendita erano invece monopoli governativi.

Durante gli anni Trenta vennero proposte varie ipotesi di soluzione alla questione indiana, che vide però la propria completa conclusione solo nel 1947. In questa occasione ebbe un ruolo importante la Lega Musulmana, un gruppo che si proponeva di difendere gli interessi specifici della minoranza islamica presente nel vastissimo mondo indiano.

Infatti quando il 14 agosto 1947 la dominazione inglese sull’India cessò definitivamente, il subcontinente venne diviso in due stati: la zona in cui la maggioranza della popolazione era indiana avrebbe costituito l’Unione dell’India, mentre le due zone a maggioranza musulmana (all’estremo ovest, il Pujab, e all’estremo est, il Bengala) avrebbero dato vita al Pakistan. Questa soluzione scatenò una gigantesca ondata di violenze  che vide musulmani ed indú massacrarsi a vicenda nel tentativo di cancellare la presenza nel proprio territorio della minoranza religiosa rivale.

Divisione del subcontinente in due stati (Credits: Wikipedia)

Un’altra questione tormentata é quella della regione del Kashmir, all’estremo nord, dove il Maharajad indù locale, malgrado la forte maggioranza musulmana della popolazione, decise di unire il suo regno all’India. Oggetto di scontri e rivendicazioni da parte di entrambe le parti, è tutt’oggi difficile per il Kashmir immaginare una soluzione pacifica e definitiva.

About Giuseppina Matozza 5 Articles
Studentessa del secondo anno al SID di Gorizia. Sono appassionata di letteratura, arte e animazione giapponese. Adoro viaggiare. Amo la scrittura in tutte le sue molteplici forme: dalla prosa alla poesia, dal giornalismo alla scrittura creativa. Felicissima di mettermi in gioco con Sconfinare.

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