India al verde: la demonetizzazione del primo ministro Modi

di Sara Castellarin

Il 9 novembre 2016 mentre gli Stati Uniti ricevevano l’annuncio dell’elezione del presidente Trump, anche l’India si risvegliava con una sorpresa: il primo ministro indiano Narendra Modi ha reso carta straccia le banconote da 500 e 1000 rupie (del valore di circa 7 e 14 euro rispettivamente). La notizia ha generato il caos più generale. Banche chiuse, ATM non funzionanti. Le strade affollate da persone provenienti da ogni classe sociale, impegnate a contrattare di fronte ai banchetti dalle merci più svariate, insolitamente vuote. Le difficoltà e la confusione generali sono state causate principalmente dal fatto che il provvedimento è stato preso senza alcun preavviso, senza dare il tempo di potersi creare una riserva di banconote da poter utilizzare, in un paese in cui la moneta digitale non ha ancora preso piede e in cui la gran parte della popolazione non dispone di un conto in banca.

Questa politica “a sorpresa” di Modi ha in realtà un obiettivo preciso, esplicitato dal primo ministro in un tweet il 9 Novembre stesso: “I assure you the government is unwavering in its effort to create an India that is corruption free and fruits of development touch every citizen, […]”.

Con il suo insediamento nel 2004 il primo ministro del BJP (Bharatiya Janata Party), partito dell’estrema destra indù, si è infatti impegnato a mantenere la promessa di pulire il subcontinente dal denaro sporco che intacca l’economia. La corruzione in India è un male radicato e difficile da estirpare, specialmente perché la maggioranza della popolazione riceve ancora il proprio salario in contanti o vive dei pochi soldi raccolti per strada. In questo modo gran parte del denaro non viene dichiarata al governo, alimentando ogni tipo di illecito. Una recente ricerca, effettuata dal Global Financial Integrity (GFI) di Washington, dà una prova in cifre della gravità di questa situazione: solamente tra il 2002 e il 2011, l’India avrebbe subito una perdita di $343,9 miliardi tra flussi illeciti e denaro sporco. Secondo il rapporto del GFI, il paese sarebbe al quinto posto nel mondo per flussi illeciti di denaro e la crescita degli stessi avrebbe addirittura superato la crescita del PIL.

Nello specifico, il provvedimento preso da Modi prevede di mettere fine al corso legale delle banconote da 500 e 1000 rupie, sostituite con una nuova moneta. Così, a partire dal 10 novembre la situazione si è trasformata: banche riaperte e file chilometriche si sono formate di fronte agli sportelli, con la popolazione in attesa di ricevere le nuove banconote da 500 e 2000 rupie. In tutto questo dove sta la mossa che potrebbe diminuire la corruzione? Sta nel limite di 4000 rupie che ogni cittadino indiano può farsi cambiare giornalmente, ma solo fino al 30 dicembre. Oltre questa scadenza, coloro che negli anni hanno accumulato illegalmente banconote da 500 e 1000 rupie “sotto al materasso”, si troveranno a dormire su un mucchio di carta senza alcun valore se non riusciranno a cambiare tutto il denaro in tempo. Altro punto chiave del provvedimento, oltre al limite delle 4000 rupie, è la possibilità per il governo di registrare il denaro in circolazione poiché, per poter ricevere le nuove banconote, si deve compilare un documento con i propri dati, passaporto o carta d’identità.

Tuttavia, se il provvedimento anticorruzione avrà l’effetto sperato, solo il tempo lo potrà dire. Il risultato immediato della decisione del primo ministro è stato la creazione di un disagio diffuso. Per fare un esempio, basti considerare la città di Mumbai, centro del commercio indiano, con una popolazione di più di 12 milioni di persone ferme di fronte alle banche, in coda dalla mattina presto, quando ancora le serrande sono chiuse, per farsi scambiare le vecchie rupie con quelle nuove. Un’intera città ferma in file ordinate, costretta a fare ritardo al lavoro poiché senza soldi per fare la spesa o per prendere i mezzi per tornare a casa. La situazione peggiora man mano che ci si allontana dalla moderna Mumbai, verso l’entroterra, dove diventa sempre più difficile trovare sportelli ATM funzionanti e dotati della nuova moneta e dove le banche sono spesso situate a chilometri di distanza dal villaggio più vicino.

Finora l’unico risultato ottenuto dalla demonetizzazione sembra essere stato quello di schiacciare la piccola economia dei negozietti di strada e di diminuire il ricavato derivante dal turismo, con la maggior parte degli stranieri costretti a utilizzare solo la carta di credito per ogni tipo di pagamento, sperando che venga accettata dall’indiano dall’altro parte della cassa, cosa non sempre scontata.

Anche la stampa indiana ha iniziato a dubitare della possibilità che questa politica ottenga risultati concreti. Il Times of India sottolinea da un lato i costi del produrre e mettere in circolazione una nuova moneta e dall’altro il fatto che questo provvedimento va ad eliminare solo la parte più superficiale del problema dal momento che, con ogni probabilità, chi detiene importanti somme di denaro illegale le nasconde in conti all’estero e non “sotto il cuscino”. Gli unici a soffrire realmente del provvedimento rimangono così i meno abbienti, che in India corrispondono a oltre il 40% della popolazione. Inoltre, emettendo nuovi tagli, anche superiori alle 1000 rupie, il governo non fa altro che tornare al punto di partenza, diffondendo denaro non controllabile direttamente dalle banche, invece di adoperarsi per un vero passaggio alla moneta digitale. Quest’ultima potrebbe più facilmente costituire un alleato nella lotta contro la corruzione perché più facile da rintracciare, dando al governo un modo di controllare le transazioni.

 A una settimana dal provvedimento, l’India rimane al verde. Mentre l’opinione pubblica si divide tra la classe media, quella che ha appoggiato l’elezione del primo ministro e che accoglie il suo provvedimento come una mossa audace e efficiente, e il resto della popolazione, quella seriamente toccata dal problema e che ne soffre tuttora, rimanendo in fila nella speranza di raggiungere il proprio turno e di ottenere le poche rupie prima che la banca esaurisca le sue risorse.

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