Inizia l’era Landini

Maurizio Landini (Credits: Wikipedia)

Con lui la Cgil si prepara a stare all’opposizione

«Ho cominciato a lavorare a 15 anni, a fare l’apprendista saldatore. Dovevamo lavorare all’aperto, faceva freddo d’inverno e c’era un disagio. Non è che volessimo lavorare meno, volevamo vedere riconosciuto questo disagio e abbiamo chiesto alla cooperativa di affrontare questo problema. Era una cooperativa rossa, eravamo tutti iscritti al Partito Comunista e i dirigenti ci dissero che sì, avevamo ragione, però dovevamo tenere conto che la cooperativa aveva dei problemi e che dovevamo fare degli sforzi. Io ero giovane e d’istinto mi venne di interromperlo e di dirgli: “Guarda, tu sei un dirigente, e io in tasca ho la tessera del partito che hai anche tu. Però ho freddo lo stesso.»

Non bastano queste parole a presentare Maurizio Landini, nuovo segretario della Cgil, ma sono certamente significative. Un uomo che non ha mai avuto paura di dire la sua, indipendentemente da chi avesse davanti, che si trattasse del suo maggiore nemico o di un potenziale alleato. Non è quindi un caso che finora sia stato conosciuto per i suoi attacchi e le critiche: ai governi, agli industriali, ma anche agli altri sindacati e alla leader del suo, Susanna Camusso.

Landini nasce 58 anni fa nei pressi di Reggio Emilia e, appena ragazzo, inizia a lavorare in fabbrica per aiutare la famiglia numerosa. Non è un vanto – non può esserlo – quello di essere stato povero e aver dovuto lavorare tutta la vita, ma una consapevolezza “A differenza – dice lui – di chi fa il viceministro e pretende di occuparsi di lavoro e povertà senza essere mai stato povero né aver lavorato”. E allora va da sé che i suoi congiuntivi, sbagliati da chi non ha potuto finire la scuola, siano meno rilevanti degli errori di Di Maio.

Manifestazione della Cgil (Credits: Flickr)

Già negli anni ’80 entra nella Fiom, componente metalmeccanica della Cgil, e da allora il suo carattere forte e la sua dedizione alla causa lo portano a occupare posizioni sempre più di spicco all’interno del sindacato. Nel 2010 diventa segretario generale e inizia a farsi conoscere dal grande pubblico.

Il suo impatto al vertice non è soft, anzi. Dopo appena una settimane dal suo insediamento inizia uno scontro con Marchionne e la Fiat. Il sindacato si oppone alle ricette che il manager propone per salvare il marchio torinese: sono previsti limiti ai giorni di malattia e ai diritti sindacali, oltre all’aumento delle ore lavorative, in cambio di investimenti. Tra Landini e l’industria automobilistica è l’inizio di una lunga guerra. Le prime battaglie sono vinte dalla Fiat, che vede l’approvazione dei propri piani da parte degli operai di Pomigliano e Mirafiori. Poi però il vento cambia: la Fiom ottiene due successi storici, quando il Tribunale di Roma e la Consulta riconoscono che è stata discriminata all’interno degli stabilimenti.

Lo spirito combattivo di Landini non risale certo agli ultimi giorni, ma una cosa era ascoltarlo parlare in felpa, per conto dell’ala più radicale della Cgil, un’altra è sentirlo dire, come segretario generale del maggior sindacato italiano, che “questa Cgil ha un’altra idea di società” rispetto al Governo. È strano soprattutto perché in pochi, fino all’anno scorso, avrebbero mai scommesso di vederlo in questa posizione. Una lite dopo l’altra con la leader Camusso avevano fatto ipotizzare una sua uscita dal sindacato e una sua entrata in politica. Invece lo ritroviamo ora a rappresentare oltre 5 milioni di lavoratori, eletto con la quasi totalità dei voti su proposta della segretaria uscente.

Susanna Camusso, segretaria uscente. (Credits: Flickr)

Ma sorprende soprattutto la posizione netta presa sin da subito nei confronti di chi sta al Governo. Finora, infatti, la Cgil aveva preferito restare in silenzio e commentare il meno possibile l’operato della coalizione gialloverde, visto anche l’alto numero di iscritti simpatizzanti per i pentastellati. Ora invece le riserve sono sciolte: lo dimostrano il discorso di insediamento e, soprattutto, la decisione di recarsi immediatamente presso il centro d’accoglienza di Castelnuovo, che dovrebbe essere sgomberato su disposizione del Ministro degli interni Matteo Salvini.

La volontà di promuovere la “cultura della differenza, il rispetto delle persone e l’accoglienza” mettono in chiaro che, guidata da Landini, la Cgil starà all’opposizione. E chissà che, nel deserto dei partiti, non tocchi proprio al sindacato il ruolo di guida nel contestare le scelte del governo. Un’opportunità che anche Cisl e Uil farebbero bene a sfruttare, per tornare a essere importanti e rilanciare il ruolo dei sindacati, dopo anni di difficoltà.

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