Intervista a Beniamino Pagliaro: dietro le quinte di Good Morning Italia

a cura di Lorenzo Alberini

foto di Veronica Andrea Sauchelli

Good Morning Italia (GMI) è un progetto scaturito a gennaio 2013 dalla mente di Beniamino Pagliaro. Grazie a una semplice iscrizione al sito di GMI è possibile ricevere gratuitamente ogni mattina una newsletter con le principali notizie del giorno. Non mancano i collegamenti ai maggiori giornali nazionali e internazionali dai quali le informazioni vengono rielaborate.

Sul web c’è una grande abbondanza di giornali online, blog, newsletter. Perché aggiungerne un’altra? Cosa ha di diverso Good Morning Italia?

Ha di diverso il fatto che mette insieme e cerca di valorizzare quelli che secondo noi sono i migliori contenuti dei giornali con l’obiettivo di dare informazione al lettore. Noi partiamo, come parte un giornale, dalle notizie, perché ovviamente anche i giornali pensano ai lettori. Ma noi pensiamo solo al lettore. Più che un giornale siamo un servizio e il nostro obiettivo non è tanto la notizia, ma la nostra comunità di lettori di riferimento. Più che lettori, abbonati: per loro siamo il primo contatto con l’informazione ogni giorno. È come il briefing che riceve il Presidente degli Stati Uniti quando si sveglia: perché deve riceverlo solo il Presidente degli Stati Uniti? Noi trattiamo tutti i nostri abbonati come fossero Obama, cioè diamo loro tutte le informazioni che riteniamo fondamentali per non affrontare inermi la giornata.

Fate una selezione, insomma.

Selezione è proprio la parola giusta. Selezione artigianale, perché per dare quaranta notizie della giornata hai un enorme numero di fonti da consultare. E se la faccio io sarà diversa da quella del mio collega. L’importante è mantenere un certo registro deciso all’inizio pensando a chi sono i nostri lettori e mantenere un po’ la linea.

E qual è la linea da tenere?

La linea è definita pensando ai lettori: noi dobbiamo essere utili a loro, che sono persone che hanno tanto da fare, che non hanno più tempo di leggere i giornali, ma che vivono in un contesto – il nostro – in cui le opinioni vengono ancora formate dai giornali. È vero che la televisione occupa una grande fetta dei mezzi di comunicazione, ma sono i giornali che possono dare il via al dibattito pubblico, soprattutto parlando di politica ed economia. Per questo, ad esempio, non trattiamo mai di cronaca, salvo rari casi. Questo non serve ai nostri lettori, non incide sulla realtà e non porta a qualcosa di nuovo.

E i lettori – in particolare quelli di Good Morning Italia – sono ancora interessati a un settore come la politica internazionale, così carente nei giornali?

Io penso che lo siano, soprattutto perché i nostri lettori sono in maggioranza ”qualificati”: direttori dei giornali, economisti, docenti universitari, grandi agenzie di comunicazione. Noi cerchiamo in questa selezione di dare uno sguardo veloce ma anche molto orizzontale, ampio: possiamo passare in un minuto dalla Francia alla Cina e all’Australia.

Lorenzo Alberini (a sinistra) intervista Beniamino Pagliaro.

Parola chiave: abbonati. Ma con questi abbonamenti riuscite ad avere un ricavo?

L’abbonamento, come saprai, è gratuito ed è una scelta ben precisa. Noi siamo partiti il 28 gennaio, ora siamo in una fase di pre-start up e stiamo definendo un business plan. Molto probabilmente a settembre diventeremo una start up. Per la comunicazione pubblicitaria stiamo lavorando a un modello basato sulla nostra reputazione. Vale a dire: i nostri lettori sono molto legati a noi e per questo le partnership per la pubblicità che proponiamo saranno con progetti seri, scelti. Così, senza vendere l’anima al diavolo, ci poniamo anche come collegamento tra la comunità e le aziende che vogliono sottoporle i loro prodotti. Il tutto in modo biunivoco e trasparente.

Va bene, ma quindi ora tu e i tuoi colleghi come fate a mantenervi?

Noi tutti siamo giornalisti di altre testate. Questo è importante perché succede molto raramente in Italia che giornalisti di varie testate si mettano a lavorare insieme su uno stesso progetto. È una cosa molto comune negli Stati Uniti, dove il merito e la competizione esistono. In Italia, nell’economia come nel giornalismo, c’è troppo poca competizione, troppe barriere all’accesso. Di conseguenza noi viviamo grazie al lavoro che compiamo per le nostre testate.

Abbiamo cercato collaboratori dopo i primi due mesi. Abbiamo pubblicato un annuncio per un posto e in quindici giorni abbiamo ricevuto 72 curriculum. Abbiamo fatto una selezione e abbiamo scelto due giovani giornalisti – a breve li aggiungeremo sul sito – che sono Davide Lessi e Valentina Ravizza. È stato difficile sceglierli tra tanti. Abbiamo valutato il curriculum e l’atteggiamento personale, attraverso delle telefonate con i candidati.

Come funziona, in pratica, Good Morning Italia? Raccontaci in breve la giornata tipo di uno di voi.

Durante la giornata ognuno di noi lavora per le proprie testate e questo ci da già una panoramica della situazione sulle notizie del giorno. Poi la sera facciamo un elenco delle priorità inserendo i contenuti più ”freddi” (quelli che puoi inserire il giorno prima per il giorno dopo) sulla base di fonti internazionali e nazionali. Per finire, all’alba del giorno dopo, ci svegliamo per fare una rassegna stampa cercando di valorizzare i migliori contenuti dei giornali appena usciti.

In tutta sincerità, per fare il salto dall’essere ”nessuno” a ”qualcuno”, contano di più il talento e la perseveranza o è più importante avere i giusti contatti?

Conta molto la perseveranza. Il talento si cura, ma se non hai la perseveranza è più difficile. Se hai un’idea che ti prefiggi di realizzare, è più facile.

Ma se sei da solo con la tua idea…?

Se tu hai un’idea e la vuoi realizzare, comincia con lo scrivere una pagina su come la vuoi realizzare. Se vuoi scrivere un libro, comincia a scrivere l’indice, altrimenti il libro non lo scriverai mai. Oggi è molto più facile fare le cose rispetto a tanti anni fa (pubblicare un libro, avviare una start up…), ma devi metterci serietà. I contatti sono importanti, ma diventano nulli se non hai la perseveranza. E se poi te li giochi male, quelli se lo ricordano. Non bisogna, tuttavia, avere paura di chiedere i contatti. Su questo, secondo me, molti giornalisti sbagliano. Se vuoi fare un’intervista a un pezzo grosso, non puoi rinunciare in partenza pensando ‘tanto non me la concederà’. Devi buttarti.

Tu personalmente hai qualcuno a cui sei particolarmente grato, che ti ha dato una mano in un momento di difficoltà o ti ha stimolato ad andare avanti?

Io sono molto grato alle persone con cui ho lavorato: all’Ansa, al Messaggero Veneto, alla Stampa perché sono le persone con cui ho imparato a fare questo mestiere. Ma ti ripeto, devi soprattutto dimostrare agli altri che vuoi raggiungere un certo obiettivo.

Il Festival del giornalismo di Perugia è un bel traguardo per te e per Good Morning Italia, sei soddisfatto? È una bella vetrina…

Sì certo, è una bella vetrina. Mi sembrava naturale questa partnership perché, come detto, i nostri lettori sono per lo più altri giornalisti e questo festival è ormai affermato. Siamo felici di poter presentare il nostro progetto a una platea così importante, che porta con se’ un valore a cui tengo molto: quello di essere un aggregatore di persone. Così sì che puoi fare molti contatti e di questo dobbiamo essere grati agli organizzatori del Festival.

L’ultima domanda è su un altro tema a te caro: State of the Net. Dopo un gap di quattro anni tra la prima edizione (2008) e la seconda edizione (2012), quest’anno ne presentate la terza edizione. Ci puoi anticipare di cosa si parlerà, visto che il programma non è ancora uscito?

Il tema guida è la sfida della complessità, come puoi leggere sul sito di State of the Net. Stiamo ancora contattando alcuni speaker. Il programma completo uscirà tra pochi giorni.

About Lorenzo Alberini 50 Articles
Laureato alla triennale in Scienze Internazionali e Diplomatiche nel 2015, da allora studio Sicurezza Internazionale a Odense, Danimarca. Leggo e scrivo soprattutto di conflitti armati, terrorismo e del mondo arabo-islamico. Se in Danimarca ci fossero le montagne, l'alpinismo sarebbe la mia passione. Visto che ci sono le piste ciclabili, mi dedico all'escursionismo a due ruote. Da aprile 2014 ho il piacere di essere il direttore di Sconfinare.

Be the first to comment

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: