Intervista al Sindaco di Gorizia, Ziberna: lavoro per i giovani e università ai primi posti del programma

Il Sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna (Credits: Facebook)

Dal 25 giugno Gorizia ha un nuovo sindaco: è Rodolfo Ziberna, ex consigliere regionale di Forza Italia che ha vinto con il 60% dei voti al ballottaggio e con il supporto di una vasta coalizione di centro-destra. Indirizzatosi fin da subito sul solco già tracciato dall’amministrazione precedente di Ettore Romoli, suo compagno di partito, l’abbiamo incontrato per capire i suoi progetti per la città, soprattutto in riferimento alle università presenti.

Sindaco, è poco meno di un mese che è in carica. Ci traccia un primo bilancio della sua attività?

“In una settimana ho composto la giunta e in tre giorni ne avevo già individuato il 90%, il primo consiglio comunale l’ho convocato in largo tempo utile e il secondo sarà nei prossimi giorni. Diversamente da quanto avrebbe fatto un sindaco di colore diverso dalla maggioranza precedente, non ho dovuto dire “cambio tutto” perché, oggettivamente, molte cose andavano bene. Comunque ci sono novità: il 40% degli assessori è cambiato, così come un buon 70% della giunta. Già in campagna elettorale avevo annunciato che avrei dedicato tre quarti d’ora al giorno a girare per la città: tante persone che hanno una lamentela non vanno dal sindaco e lasciano stare; invece ho chiesto alla polizia locale di essere presente in tutti i quartieri. Per fine settembre voglio nominare dei consiglieri delegati per alcuni settori, come per la rete museale: la toglierò all’assessore alla Cultura per destinarla a un consigliere. Dato che a Gorizia non ci sono più i consigli di quartiere, ci sarà per ognuno di essi anche un consigliere, che si rapporterà anche con i vigili, che saranno una sorta di trait d’union tra cittadini e istituzioni.

Un problema che è capitato subito è stato quello del maltempo, legato alla sicurezza: puoi fare quello che vuoi, ma se qualcuno si fa male hai rovinato tutto. Noi abbiamo circa 20/25mila alberi – peraltro, Gorizia è la città più verde d’Italia in rapporto di numero di abitanti – e ho chiesto il monitoraggio di tutto il patrimonio arboreo, con una carta d’identità per tutti. Abbiamo constatato che alcuni gli alberi di via Diacono e di via Alviano sono vuoti: con un colpo di vento si sfracellano al suolo e chi passa sotto rischia grosso.”

Ritornando alla necessità di avvicinare le istituzioni al cittadino, alle ultime elezioni a Gorizia un dato molto preoccupante è stato quello dell’alto tasso di astensione giovanile. È un trend molto più grande, ma lei come lo interpreta? Come intende riavvicinare alla politica questa fetta di elettorato?

“Tutto l’elettorato, non solo quello giovanile. Il dato non è solo nazionale ma internazionale, ovunque c’è un rilassamento. È vero che a Gorizia ci sono delle forti tradizioni, almeno fino quando il partito contava e lo spostamento dell’1% era un grande successo o insuccesso; oggi, secondo recenti sondaggi, circa il 50% dell’opinione pubblica è pronta a cambiare partito, coalizione, lista civica nel giro di pochi minuti perché guarda la persona. Questo è certamente bene, ma anche male perché una volta c’era la fidelizzazione al partito: mia nonna, addirittura, chiese il permesso al suo parroco per votare suo figlio (mio padre) quando era candidato con il Partito Socialdemocratico perché, da democristiana, pensava che tutto ciò che non fosse DC fosse peccato. Il parroco acconsentì. Questo per dire come ciò fosse radicato; poi i partiti sono riusciti in un’opera difficile ma eccezionale: sgretolare la fiducia che i cittadini avevano in loro. Con la crisi la situazione è peggiorata ed è nata l’anti-politica, la campagna elettorale di pancia… Ci sono liste che nascono così, scordandosi che l’anti-politica è la negazione della professionalità con cui si fa qualcosa. Dovunque, ciò ha provocato disastri e ha rallentato la politica. Non si può certo fare politica per il denaro, lo fai perché ci credi, ma serve capacità e non si può passare 5 anni di mandato a imparare come si amministra.”

Cerimonia d’insediamento in Comune di Ziberna (Credits: Facebook)

Il suo discorso riguarda più che altro chi vota queste forze antisistema, ma nel caso di Gorizia il Movimento 5 Stelle e altre liste hanno ricevuto pochi voti. E chi non è proprio andato alle urne?

“Di quelli che non sono andati, ad una larga fetta Gorizia sta bene così. Oggettivamente, è una delle città nel Triveneto dove si sta meglio, per qualità della vita e minori licenziamenti. Noi abbiamo maggior crisi occupazionale perché siamo partiti con minor occupati, ci sono più disoccupati ma meno licenziati rispetto alle altre città in regione. Siamo riusciti a fare grandi investimenti, riqualificazione della città… Qui fare impresa costa di meno che in tutta Italia, si pagano meno tasse e non si applica l’addizionale IRPEF. C’è quindi gente che dice “non mi interessa, il mio stipendio ce l’ho e cosa cambia con un sindaco diverso?” e non va a votare. Se ci fosse invece una reazione forte, il cittadino si muoverebbe: al referendum del 4 dicembre (sulla riforma costituzionale, ndr) c’è stata una partecipazione impensata, per dire no a Renzi. Se ci fosse stato un sindaco disastroso, ci sarebbe stata una carica negativa e in tanti sarebbero andati a votare. Al netto di tutto ciò, si tratta di recuperare il rapporto con il cittadino, cosa che accade anche nei comuni da 4mila abitanti dove il  sindaco conosce tutti; la mia porta è comunque sempre aperta a tutti.”

Guardando però specificatamente l’elettorato giovanile, i temi trattati in campagna elettorale che li riguardavano erano diversi: i negozi in centro che chiudono, il divertimento… Ciò significa che Gorizia rischia di diventare una città di emigrazione, nell’immediato futuro?

“No, io credo che i giovani non abbiano nemmeno letto il programma elettorale e li capisco. La priorità su tutte per me è stata il lavoro per loro e avevo delineato tre punti per il “pianeta giovani”: il primo riguardava appunto l’occupazione, perché senza si è costretti a rimanere a casa dei genitori fino a 40 anni, ma alle riunioni sul tema i giovani non c’erano e qualcuno potrebbe dire che non gli interessa proprio. Ma non è vero, ci sono progetti con aziende che potrebbero portare qui centinaia di opportunità di occupazione in diversi settori e sono tanti. Io preferisco 100 posti di lavoro che 100 bar chiusi, perché senza lavoro continueranno comunque a chiudere e c’è bisogno di stipendi fissi. Il secondo punto è l’università: l’Europa chiede all’Italia il 40% di laureati, noi ne abbiamo circa il 27%. In pochi anni dobbiamo aumentarli del 50% ma non è possibile: o le aziende avranno impiegati poco qualificati rispetto alle necessità o assumeranno gente da fuori. È difficilissimo mettere insieme le università di Udine, Trieste, Nova Gorica, Vienna e Lubiana; così come lo è trovare i soldi per ristrutturare l’ex ospedale civile di via Vittorio Veneto, perché ha più appeal verso gli atenei che devono spostare i propri docenti. Gorizia deve aumentare di almeno 1500 studenti universitari, ma non per i posti letti in più o per i bar, quanto per la contaminazione: le start-up presenti sono gestite in prevalenza da loro. Così facendo, la città inoltre trattiene i goriziani che altrimenti andrebbero fuori a studiare e attrae gente da fuori. Il terzo punto è legato al tempo libero: voglio realizzare nell’aeroporto Duca d’Aosta di via Trieste anche un bar-discoteca, dove puoi stare fino alle 5 di mattina a suonare senza disturbare nessuno. L’unico problema è l’anti-schiamazzi ma è una puttanata: non puoi tenere la musica fino alle 2 di mattina, i cittadini hanno diritto a dormire, mentre per raggiungere via Trieste ci metti 30 minuti a piedi e con le navette ancora meno. I giovani non hanno votato per disinteresse, non perché hanno scartato questo progetto.”

Rimanendo al tema università, ha parlato dell’ex ospedale, ma ci sarebbero già dei lavori in attesa in via Alviano…

“Sono cose diverse: la sede di via Alviano è di proprietà dell’Università (di Trieste, ndr), per cui il Comune non può intervenire. Può farlo su Santa Chiara (sede dell’ateneo di Udine, ndr) che è suo, quando ce lo chiederanno e serviranno interventi. Per via Vittorio Veneto si tratterebbe, invece, di richiedere un intervento straordinario: la Regione credo sia disponibile a mollarlo a costo zero, perché fra 5 anni inizierà a franare tutto e dovrebbe spendere milioni di euro per bonificare. Lì stiamo cercando risorse europee ed è per questo che io la chiamo sempre, impropriamente, università europea: quella è decisa dalla Commissione e ci sono dei corsi di laurea a Firenze. Chiedo alla Commissione solo le risorse per l’investimento, poi le spese di gestione e manutenzione sarebbero a carico del territorio (Camera di Commercio, Fondazione, Comune, Regione…) e l’Università pagherebbe solo il personale.”

De sinistra a destra: Milan Turk, Sindaco di Šempeter Vrtojba; Violeta Bulc, Commissario europeo ai trasporti; Rodolfo Ziberna e Matej Arcon, Sindaco di Nova Gorica (Credits: Facebook/ Mestna občina Nova Gorica)

Dal punto di vista transfrontaliero, invece, c’è la volontà di potenziare i rapporti con l’ateneo di Nova Gorica, dopo che questo ha lasciato la propria sede a Palazzo Alvarez?

“Rapporti ce ne sono già, l’Università è ancora presente qui al DAMS (al Palazzo del Cinema di Piazza della Vittoria, ndr). Sono andati via da dove erano prima solo per una questione di costi, tant’è che con Bratina, il rettore sloveno, abbiamo fatto un sopraluogo all’ex ospedale perché lui non ha spazi a Nova Gorica. Oltrettutto, in un’università dove si insegna in inglese, la presenza degli sloveni arricchisce. Io sono contrario di parlare di integrazione, perché si rallenta il processo di integrazione stesso: questo è già avviato, a chi è che sta da una parte e dall’altra del confine non puoi togliere il dolore con cui è vissuto per anni e devi averne rispetto, ma devi guardare avanti. Con il Sindaco di Nova Gorica la pensiamo allo stesso modo ed ecco perché stiamo lavorando insieme alla candidatura delle due città come capitali europee della cultura 2025 e dello sport, oltre al GECT e alla zona economica speciale europea a cavallo del confine. Saranno cose determinanti per la crescita economica della zona: bisogna passare dai paroloni a cose concrete, assecondando questi progetti.”

In due su tre degli organi maggiori di rappresentanza dell’Università di Trieste (Ardiss e Cda) siedono degli studenti di Gorizia. Saranno coinvolti anche dal Comune nel confronto tra città e ateneo?

“Perché no? Tutto dipende da quanto vorranno essere coinvolti loro. Chiunque abbia una buona idea, che sia rappresentate degli studenti o ex studente, trova la mia porta sempre aperta. Quello che conta per me sono le proposte per affrontare il problema e risolverlo. Vale per tutto e non solo per l’università: se fossi in voi, ragazzi, farei proposte per tutto, magari dal punto di vista universitario ma non autorelegatevi a quello. Un universitario, così come un pensionato, può dare pareri sull’università: l’uno potrà averne una visione un po’ datata, l’altro potrà proporre un progetto lodevole.”

Certo è che un rappresentate si fa carico delle problematiche degli studenti, che conoscono meglio certi contesti. Sarebbero quindi più accreditati per certi discorsi…

“Sì, ma andiamo oltre. È chiaro che loro conosceranno le difficoltà più nel dettaglio, ma può essere che qualcuno te le faccia presente non perché sia studente, ma in quanto è una persona con gli stessi problemi per il trasporto o altro. Riguardo ala mensa capisco le difficoltà, fino a qualche anno fa si mangiava a quella del Lenassi ma è una mensa per bambini… La Panariti (assessore regionale al diritto allo studio, ndr) mi aveva giurato che l’anno scorso sarebbe stata realizzata, sono indietro ma nella primavera del 2018 dovrebbe essere pronta. Per me è comunque dislocata male, non so come possa essere di servizio in via Alviano per gli studenti di Santa Chiara.”

L’idea espressa dal Presidente del Consorzio per lo sviluppo universitario, Sgarlata, è di spostare gli studenti di Relazioni Pubbliche – che ora frequentano le lezioni nelle sale del Kinemax per mancanza di spazi – nel PUG di via Alviano.

“Io so per certo che vuole far spostare il DAMS ed è una iattura, se il corso di laurea va via tolgo i soldi al Consorzio. Senza ombra di dubbio, perché il DAMS deve stare lì, al Palazzo del Cinema, dove ci sono contaminazioni che lo arricchiscono. Questo ha più iscritti di Architettura e il Kinemax ha anche investito in borse di studio. Se poi si deve tagliare lo si farà, ma io non ho la stessa visione del Consorzio, dato che voglio ampliare il numero di studenti.”

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Studente classe '95 della Triennale al SID, udinese, arbitro di calcio. Amo leggere, ascoltare, il teatro. Cerco storie che parlino di persone e di frontiere dietro casa. Un futuro prossimo remoto nel giornalismo, collaboro con il Messaggero Veneto e Mangiatori di cervello. Se poi mi avanza tempo salverò il mondo, ma con calma.

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