Intervista al vicepresidente della Camera Luigi Di Maio

di Nicolò Brugnera e Alberto Gouthier

Venerdì 21 Ottobre, a margine del comizio elettorale del Movimento 5 Stelle a Ronchi dei Legionari, Sconfinare ha avuto la possibilità di intervistare Luigi Di Maio. Il vicepresidente della Camera dei Deputati, nonché membro del cosiddetto “direttorio” del Movimento 5 Stelle, ha gentilmente risposto alle seguenti domande.

S: Quale consiglio darebbe al sindaco Raggi se potesse tornare indietro al giorno successivo alle elezioni?

DM: Il consiglio che le darei è sempre lo stesso: guardarsi bene da tutte le insidie e trabocchetti presenti in quel comune. Credo che tutti abbiano messo in conto un grado di difficoltà abnorme per Roma. Ciò che è accaduto, e sta accadendo, accadrà ancora, perché è il comune più complicato d’Europa da governare. Non ha simili da nessuna parte.

S: Vicenda Pizzarotti. Secondo lei, decidendo di non reintegrarlo nel Movimento 5 Stelle, si compie una scelta maggiormente politica o mediatica?

DM: No, è una scelta sua, se n’è andato lui. Noi l’abbiamo sospeso perché siamo venuti a conoscenza del fatto che per tre mesi aveva tenuto nascosto un avviso di garanzia, ritenendo ciò una questione delicata e necessitando di approfondimenti. Durante gli approfondimenti ci sono state varie interlocuzioni fra il nostro garante e lui, fino a che non ha deciso di andare via. Ed è finita lì.

S: Riferiamoci in particolare al fatto che molti membri tendono ad allontanarsi dopo un periodo nel Movimento, mentre diversi altri provano ad avvicinarsi senza essere realmente inclusi. Se potesse, cosa cambierebbe delle dinamiche interne al Movimento 5 Stelle?

DM: Penso che il Movimento 5 Stelle sia stato concepito come strumento per portare i cittadini nelle istituzioni. Le nostre regole sono sempre le stesse. Si potrebbero, magari, aumentare i criteri di selezione delle persone, anche se ciò è già avvenuto. Infatti, quando sono entrato in Parlamento, abbiamo fatto solo un turno di votazioni, quelli che c’erano sono entrati nelle liste. Oggi, invece, quando ci candidiamo alle regionali, abbiamo tre turni di selezione dei candidati. Ci sono, quindi, vari step in cui si valuta il candidato per capire se abbia i requisiti, o meglio, se sia la persona giusta nello spirito di chi sceglie. Credo si stia andando verso un’idea maggiormente selettiva delle persone che entrano nelle istituzioni senza rinunciare al principio per cui non ci servono tuttologi, ma persone nello spirito del Movimento 5 Stelle. Cioè, cittadini interessati ad entrare nelle istituzioni unicamente per attuare il programma elettorale, senza velleità di altro tipo. Al momento, esistiamo da sette anni e siamo in Parlamento da tre. Abbiamo avuto una crescita esponenziale per due anni: nel novembre 2014 eravamo al 15%, mentre oggi siamo la prima forza politica del paese al 30%. Con una simile espansione, è normale che qualche approfittatore ci sia.

S: Tuttavia non esprimete un criterio specifico nel certificare le liste locali, come quelle dei singoli comuni? Veda l’esempio di Monfalcone, dove la lista certificata non ha il supporto del Movimento 5 Stelle: lei, infatti, non è andato ad appoggiare la lista.

DM: Non sono andato a Monfalcone perché ho perso il tren… no, ho perso l’aereo. (…)

S: Fra gli eventi pubblicati fino ad ora risultano solo Ronchi e Trieste. La visita a Monfalcone non è stata cancellata oggi, stamattina lei sarebbe dovuto essere qui.

DM: Non sempre andiamo nei comuni dove siamo presenti con le liste, altre volte portiamo avanti altre iniziative insieme ai candidati sindaco. Infatti, con la candidata sindaco di Monfalcone avevo previsto di andare dagli operai di Fincantieri, assieme alla stampa, per capire quali siano i problemi che stanno vivendo col Jobs Act.

S: Invece, tornando alla domanda precedente, quali sono i criteri con cui è stata certificata quella lista?

DM: Noi usiamo sempre gli stessi criteri: bisogna essere incensurati; in maggioranza residenti dove ci si candida, per conoscere il territorio; aver fatto al massimo un mandato, perché col Movimento 5 Stelle se ne possono fare al massimo due; e non essere iscritto ad altre forze politiche. Poi potrebbero esserci delle questioni che emergono solitamente dopo la candidatura, come storie personali che potrebbero creare un problema di moralità politica. Tuttavia quando si presentano situazioni simili interviene direttamente il Garante del Movimento 5 Stelle. Ma il singolo candidato non può inficiare il tutto, a meno che non sia il candidato sindaco. Le certificazioni delle liste si devono basare su regole che si possano controllare. Per esempio dire “non aver mai commesso atti immorali nella vita di una persona” come lo fa a controllare un garante? É impossibile! A meno che non ci siano stampa o società civile a segnalare un fatto.

S: Non si potrebbero prevedere degli organi intermedi?

DM: Sì, ma gli organi intermedi devono avere una capacità di accesso agli atti che non possono avere, poiché non sono magistrati inquirenti che possono accedere agli atti.

S: Però lei citava la società civile, le persone, la comunità che in qualche modo fanno lo stesso identico lavoro…

DM: Infatti, per esperienza, quando ci si candida poi è la pubblica opinione che compie un vaglio sulle persone, per controllare che non ci siano cose sbagliate, ma stiamo parlando neanche dello 0,3% di tutte le liste certificate in questi anni, molto meno di tutte le altre forze politiche. Se si prende questo posto qui e si cerca nella vita personale di ognuno di noi qualcosa si trova, ma noi non lo possiamo sapere adesso.

S: Cambiando argomento, ho visto in molti suoi interventi pubblici che lei è fermamente a favore dell’abolizione del divieto di mandato imperativo. Perché secondo lei è così importante?

DM: Il divieto di mandato imperativo era una cosa bella, che nasce dopo il fascismo. Però oggi se n’è abusato. La terza forza politica della Camera e del Senato è il gruppo misto, per il numero di persone che vi sono passate. Senza contare i parlamentari fuoriusciti dai partiti per crearne di nuovi, che oggi sono gli stessi che tengono in piedi il governo. Questo meccanismo andrebbe quindi mitigato. L’assenza di vincolo di mandato impedisce, per esempio, di utilizzare strumenti come il recall che consentirebbe, in un collegio, di poter rimettere in discussione con un referendum l’elezione di un parlamentare. Penso che siano necessari degli strumenti di democrazia diretta per rimettere in discussione gli eletti, perché faccio parte della legislatura con il più alto numero di cambi di casacca della storia della Repubblica.

S: Avete sempre criticato la politica all’interno delle università, in particolar modo i palesi interessi del PD, cosa ne pensa degli interessi dei sindacati in questo ambito? Cioè il finanziamento di associazioni universitarie, eventi, elezioni dei rappresentanti degli studenti…

DM: Ho fondato un’associazione studentesca, quando studiavo giurisprudenza, che vince tutt’ora le elezioni studentesche a Napoli. Quell’associazione nacque perché ci eravamo rotti le scatole di blocchi studenteschi legati alle vecchie ideologie: sinistra e destra. C’era una dinamica nelle università per cui si fondavano le associazioni solamente per accedere ai finanziamenti. Infatti, la mia associazione fu l’unica che nel 2006, nonostante avesse vinto i progetti universitari, rifiutò i finanziamenti. Molto spesso questi erano l’unico mordente che faceva candidare le persone, perché così si entrava nel consiglio d’amministrazione e si sbloccavano i progetti, prendendo i fondi. Mi ricordo un episodio in particolare: alla Federico II esplose il bubbone quando si finanziò con 5000€ il calendario delle studentesse dell’università, finì anche sui TG. Le associazioni studentesche nelle università si devono occupare dei problemi degli studenti. Non devono cominciare a fare da sponda ai partiti politici fuori dalle università. Oggi abbiamo università in cui le associazioni nascono in reazione alle altre dei vecchi partiti. Credo che non debbano essere strumentali, ma che si debbano occupare dei problemi reali. Io feci un giornalino, assieme ad amici della facoltà, in cui raccontavamo i problemi degli studenti e ottenemmo il risultato che riuscimmo ad ottenere perché aggregavamo le persone sui problemi, non su sinistra o destra. Quindi nell’università, come secondo me fuori, bisogna superare l’idea della sinistra e della destra.

S: Grillo, Berlusconi, D’Alema, sono tre leader diversissimi, ma uniti sul fronte del no. Se vincesse il no al referendum, come influirebbe ciò sui rapporti con le minoranze PD? L’analisi che ci aspettiamo è non solo dal punto di vista del Movimento 5 Stelle, ma anche da parte delle altre forze politiche, rispetto alle minoranze PD.

DM: Sarà un regolamento di conti, come hanno fatto col referendum sulle trivelle. Infatti, l’andazzo da regolamento di conti, tende ad allontanare gli italiani, stanchi dei soliti giochi di partito. Col referendum sulle trivelle si ottenne proprio questo risultato. Quando non si raggiunse il quorum, il 17 aprile, Renzi fece una conferenza stampa attaccando Emiliano, governatore PD della Puglia, e gli altri al suo interno. Così, la gente si nausea. Infatti, io credo che noi siamo la vera forza di opposizione che sostiene il no, in maniera credibile, non avendo secondi fini. Io qui vedo tanti secondi fini.

S: Qual è il primo motivo che le viene in mente per cui è giusto votare no?

DM: Perché è una riforma irreversibile. Dovete pensare che le riforme costituzionali si sono sempre fatte con la possibilità di poter tornare indietro. Invece, con questa riforma, qualunque tipo di modifica costituzionale successiva alla vittoria del sì dovrà essere fatta con l’accordo del nuovo Senato. Il quale non modificherà mai più questa riforma perché significherebbe perdere i privilegi che ha acquisito: l’immunità parlamentare, il titolo di senatore e l’ineleggibilità del Senato. È una riforma diabolica per questo, 47 articoli della Costituzione vengono modificati in maniera irreversibile. Io voglio la possibilità di poter eleggere una nuova maggioranza in futuro che possa rimettere mano a questa schifezza di riforma.

Si ringraziano sentitamente Lorena Casasola, Sabrina De Carlo e Luigi Di Maio per la disponibilità accordataci.

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