Intervista allo Staff di èStoria 2017

Pochi giorni prima dell’inizio del Festival abbiamo intervistato Lucia Petitto e Luana Laurenti, due ragazze dello Staff di èStoria, per capire cosa significhi essere parte integrante dell’organizzazione.

– Come o perché hai scelto di far parte dello Staff di èStoria?

LL: Ho iniziato nel 2013, rispondendo ad un bando per volontari, e mi sono trovata bene: bell’ambiente e belle persone. Inoltre mi sono sentita valorizzata, mi era stata data autonomia sebbene partissi dalla vendita di libri: la forza di èStoria è l’organizzazione integrata e gestita da giovani; la sua riuscita dà fiducia nelle nuove generazioni ed è un valore aggiunto per la città.

LP: Avevo voluto far parte dello Staff fin dalle superiori, ma negli anni scorsi non mi era stato possibile per impegni scolastici e di lavoro. Tuttavia avevo sempre seguito le conferenze, anche per la mia passione per il mondo classico, così quest’anno ho deciso di entrare nello Staff per sentirmi parte attiva della cittadinanza e per dare – o restituire – qualcosa alla città.

– Qual è la tua esperienza col Festival e cosa ti aspetti da questa edizione?

LL: Ho sempre aspettative positive su èStoria, ma non ho idee precise, piuttosto aspetterò di lasciarmi trasportare da quello che succederà, anche se c’è già molta attesa per la premiazione di Alberto Angela. Riguardo alla mia esperienza, vedo lo Staff come una macchina che lavora insieme e trova sempre una soluzione: nel mio primo anno una notte aveva piovuto e i libri in vendita si erano bagnati, ma abbiamo sistemato tutto alle sette di mattina sfoderando il problem solving.

LP: Fantastica, soprattutto grazie ai relatori. Anche se andavo ad una conferenza senza averlo programmato, riuscivano sempre a trasmettermi la passione per le ricerche cui avevano dedicato la vita. Riguardo a questa edizione, ho molte aspettative: sarò la responsabile del Trgovski Dom, dove si terranno workshop di fumetto e incontri sulle ONG e l’immigrazione. Da lì spero di riuscire anch’io a coinvolgere le persone, specie i ragazzini: mi piacerebbe che venissero spontaneamente al Festival.

– Brevemente, cosa significa per te il titolo “Italia mia”?

LL: Quest’anno il titolo è una doppia parola, sono curiosa perché i temi di èStoria sono sempre molto interpretabili: è un festival che parla di storia, ma anche di presente e di futuro. È attualissimo e Adriano Ossola ha molto talento nel trovare collegamenti, libri e relatori a partire dal titolo.

LP: Tanto, i miei genitori sono calabresi ma io sono cresciuta a Gorizia, mi sento italiana prima che friulana. Grazie agli studi ho capito che l’Italia non è tanto la sua politica quanto la sua storia, la sua cultura, i letterati e gli intellettuali; ora la apprezzo molto più che in passato.

– Lavoro o divertimento, cos’è per te questa esperienza con èStoria?

LL: Lavoro e divertimento, perché mi permette di conoscere giovani che mi danno soddisfazione e portano interesse e voglia di fare. Da responsabile, sono felice di potermi fidare anche di ragazzi di 16-17 anni, molti sono davvero in gamba e senza di loro il Festival perderebbe qualcosa.

LP: Per me lavorare con il pubblico è divertimento, è far divertire gli altri e riuscire a comunicare loro l’emozione che proverò in prima persona; ma diventerà anche dedizione quando durante le conferenze accantonerò gli altri pensieri per concentrarmi solo sul Festival.

– Secondo te, come i giovani potrebbero essere un valore aggiunto per il Festival?

LP: Facendo parte dello Staff, intervenendo, facendo domande a fine conferenza… èStoria non è fatta solo di libri, tutti possono trovare qualcosa; e non è la scuola: è l’occasione giusta per sentirsi meno giudicati e alzare la mano una volta in più.

LL: Sono già un valore aggiunto: èStoria è un’organizzazione giovane, composta di persone capaci, aperte e appassionate con cui si può avere un dialogo. Siamo guidati da capi in gamba, che sanno capire il valore delle persone, ascoltare le loro preferenze e valorizzare i loro talenti collocandole nel ruolo giusto. Dividendo compiti e responsabilità, tutti si sentono apprezzati e motivati: entrare nello Staff è diventare parte di una cosa sola, e se una cosa è anche tua ci tieni che venga bene.

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