Unione Europea, Cina, giovani: intervista all’On. De Monte

Isabella De Monte è eurodeputata e membro della commissione per i Trasporti e il turismo. L’abbiamo intervistata a margine della conferenza “L’Unione Europea di fronte alla Nuova Via della Seta”, organizzata dal Movimento Federalista Europeo di Gorizia.

Secondo i dati dell’ultimo sondaggio Eurobarometro, ad ottobre 2018 il 68% degli europei ritiene che il proprio Paese ha tratto beneficio dall’appartenenza all’UE. È il livello più alto dal 1983. Qual è la sua opinione circa questi dati?

È un dato positivo. Se consideriamo il crescere dei partiti sovranisti e nazionalisti, pare essere un dato contraddittorio. Per tale ragione, si può ritenere che si tratta di risposte nazionali di insoddisfazione rispetto alle politiche di queste forze rispetto all’UE. Inoltre, nonostante le critiche, c’è la consapevolezza che rimanere entro l’Unione europea è un fatto positivo. Tant’è vero che anche a livello nazionale la linea di Lega e Movimento Cinque Stelle si è trasformata: non bisogna uscirene, ma cambiarla. Ha inciso anche la scelta del Regno Unito: allo stato attuale l’uscita è molto dubbia e se si rifacesse un referendum oggi, l’esito sarebbe molto diverso.

Nella programmazione 2014-2020, l’UE ha deciso di destinare 162 miliardi di euro per clima e ambiente: 114 miliardi stanziati tramite il budget dell’Unione e 48 miliardi cofinanziati dagli Stati membri. L’Italia è il principale Stato beneficiario, con 19 miliardi di euro a disposizione. Al 2019, abbiamo speso circa 5,2 miliardi di euro. Che cosa ne pensa?

La nostra capacità di spesa è sempre molto difficile. Siamo bravi a scriver progetti europei, ma poi abbiamo difficoltà di attuazione. È un gap che dobbiamo risolvere, perché se non siamo in grado di ben organizzare e rendicontare, questi fondi vanno persi. All’inizio della legislatura si parlava delle cosiddette opere-Italia che venivano realizzate nei Paesi nordici, proprio a causa di questo gap. Bisogna dare un’accelerazione, cambiando anche le norme sugli appalti. Ad ogni modo, è un messaggio estremamente positivo lo stanziamento di ingenti fondi nel settore ambientale: dimostra la consapevolezza dell’Unione europea rispetto a queste tematiche.

In quanto membro della Commissione Trasporti e Turismo al Parlamento europeo, quali ritiene possano essere le opportunità e quali i rischi derivanti dall’adesione dell’Italia alle Nuove vie della Seta?

Gli effetti positivi sono legati allo sviluppo economico. Dal punto di vista geografico, l’Italia è crocevia strategico tra due corridoi europei. Per quanto riguarda gli effetti negativi, dobbiamo prestare attenzione perché la Repubblica Popolare Cinese è una potenza in termini demografici ed economici. Ci può essere un’influenza interna all’Italia e alla stessa UE. Dobbiamo favorire gli investimenti con una serie di accortezze, con normative di tutela, come quelle introdotte dall’Unione. Possiamo rafforzarle a livello nazionale.

In vista della sua ricandidatura nella circoscrizione Nord-Est (Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Veneto) alle elezioni europee, quali sono i punti che ha messo in cima alla sua agenda politica?

Punto ad una competenza rafforzata nel settore turistico. Rimangono criticità da superare riguardo la facilitazione dei visti e l’investimento con fondi nel campo del turismo. Serve inoltre una strategia per promuovere l’Europa, non come brand, ma come destinazione, a livello globale. Abbiamo un gap da superare perché il turismo è la terza economia europea, produce occupazione ed è stato l’unico settore a reggere negli anni di crisi. Bisogna trattarlo con attenzione, non come un’area marginale delle politiche europee e nazionali.

Quali sono le opportunità che l’UE offre ai giovani?

Le opportunità sono quelle note come l’Erasmus e l’Erasmus+. Ci sono altre iniziative adottate in questa legislatura come il Corpo Europeo di Solidarietà. Vanno poi tenute presenti le opportunità all’interno delle istituzioni, ancora poco conosciute. Ci sono delle possibilità diverse dai concorsi, come i contratti della durata di 6 anni. Si consente un ingresso nelle istituzioni europee, per poi crescere dentro le stesse. Essere nell’ambito delle istituzioni europee consente l’approfondimento d’informazioni riguardanti la geopolitica e più in generale il mondo. Apprendere questi dati da giovani è un investimento, da fare anche a livello nazionale, piuttosto che lasciare l’accesso a questi dati unicamente a chi ha una carriera già avanzata.

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