Marson: “Maturità e dialogo nel nuovo Consiglio degli Studenti. Sui fondi c’erano sospetti”

Massimo Marso, neo-Presidente del Consiglio degli Studenti (Credits: RadioInCorso)

Il nuovo Consiglio degli Studenti (CdS), composto da tutti gli studenti eletti alle ultime elezioni di ateneo nei dipartimenti e organi maggiori dell’Università degli Studi di Trieste (UniTs), si è riunito per la prima volta il 31 maggio. La seduta ha eletto il Presidente dell’organo: con l’87,06% dei voti, è il nome di Massimo Marson, membro del consiglio degli studenti del Dipartimento di Ingegneria e Architettura (DIA) e studente all’ultimo anno di Ingegneria Civile, quello che ha messo d’accordo le liste. Esponente di Lista AutonomaMente, l’abbiamo intervistato per capire i suoi progetti e fare chiarezza sugli ultimi “casi” esplosi a Trieste.

Si vocifera che sarai una sorta di “nave-scuola” per i rappresentanti più giovani, in modo da lasciargli il testimone in corsa. È vero?

“In parte è vero, ma eventualmente valuterò l’allungamento del mio mandato. Il mio intento è portare i membri del CdS alla consapevolezza e di dare una mano a quelli più giovani ad emergere, anche per farsi avanti ed entrare nelle varie commissioni. L’obiettivo è far maturare l’ambiente ed è un momento ottimo per farlo, diversamente da due anni fa quando c’erano eventi a breve termine da organizzare – come un torneo estivo di beneficienza –, cosa che oggi sarebbe difficile da affrontare. Gli impegni così sono più dilazionati, ad esempio la commissione tasse ha già approvato il bando e il Consiglio potrà arrivare a fine estate già pronto per organizzare il WelcomeDay, mentre a fine ottobre scadrà il termine per la richiesta di ripartizione fondi. Personalmente, non avrò problemi a fare un passo indietro se ci sarà qualcuno pronto a prendere il mio posto, ma servirà un nome forte condiviso da tutti, com’è stato per il mio caso, con richieste da più parti affinché mi candidassi.”

Uno dei problemi cronici del Consiglio degli Studenti è la decadenza di molti dei suoi membri. Come pensi di affrontarlo?

“Non ho la bacchetta magica, le persone decidono da sole se partecipare o meno; in CdS si viene per parlare dei problemi concreti e sarà utile un’assunzione di responsabilità da parte di tutti. Per ora vedo una grande partecipazione, alla seduta d’insediamento erano presenti dieci rappresentanti in più rispetto a quella di due anni fa, nonostante la sessione estiva alle porte. Voglio dare la possibilità ai consiglieri di esprimersi in libertà, in un ambiente aperto e non chiuso in fazioni, per cui saranno essenziali rapporti civili tra le liste. Personalmente tendo a coinvolgere tutti il più possibile, non mi piace prendere decisioni senza ascoltare tutti.”

Le recenti elezioni studentesche sono state caratterizzate da un inasprimento dei toni, soprattutto nella loro fase conclusiva. Si è esagerato da parte di tutti gli schieramenti?

“Concluse le elezioni bisogna mettere uno stop a questo flame tra le liste, è normale in campagna elettorale ma non si può continuare. Portare avanti certe posizioni può essere puerile, ho parlato individualmente con consiglieri di varie liste e ho trovato apertura da parte di tutti. Ne sono rimasto stupito, sarò sincero, perché non me l’aspettavo viste le premesse che non erano le migliori. Soprattutto tra Lista di Sinistra e Studenti in Movimento c’era un rapporto teso, non mi aspettavo dialogo da quest’ultima lista ma invece c’è stata apertura. Comunque gli episodi non mi sono piaciuti e l’ho detto chiaramente a tutti.”

Invece che giudizio hai sul processo disciplinare dell’Università preso contro il Collettivo Up?

“È un argomento delicato, non ho avuto modo di vedere il fascicolo con i capi di imputazione, per ora è a disposizione solo del Senato Accademico. Come Consiglio degli Studenti ci siamo espressi solo sui fatti della sera prima delle elezioni (quando sarebbero stati strappati dei manifesti elettorali da parte di membri del Collettivo Up, secondo quanto riportato da alcuni membri di LAM e SiM presenti, ndr) ma i fatti evidenziano un problema che c’è, legato alle bacheche in università. Il collettivo ha le sue modalità ma non va puntato il dito in modo asettico; ha reagito con modi che la rappresentanza non approva ma il problema comunque esiste. Riguardo al provvedimento, se qualcuno ha provocato danni è giusto che paghi e altri provvedimenti li sceglierà il Senato Accademico, ma potrebbero essere mal visti dentro e fuori l’Università. Non bisogna perdere il controllo e dar adito a voci che potrebbero compromettere l’immagine dell’ateneo.

SIAMO STATI NOI, SIAMO STATI TUTT*Ieri tre militanti del nostro collettivo hanno ricevuto l'avviso dell'avvio di un…

Pubblicato da Collettivo UP – Attivismo Critico su Giovedì 25 maggio 2017

A proposito di immagine dell’ateneo, recentemente non ha fatto una bella figura con il caso dei fondi assegnati alle associazioni Open Your Mind e Time to Change. In CdS non si era accorto nessuno che c’era qualcosa che non andava, prima che tutto uscisse sulla stampa locale?

“Le associazioni ricevevano finanziamenti da almeno 5 anni, c’erano consgilieri perplessi dalle loro attività, ma non si tratta comunque di nulla di illegale. Quello che ha insospettito è stata la scarsa pubblicità agli eventi finanziati, tant’è che in reparto fondi avevano storto il naso già a fine 2015, quando furono stanziati i fondi in questione. La commissione ha fatto un ottimo lavoro, gestendo la situazione e producendo prove documentabili, contattando poi l’ateneo e lasciato a questo il compito di avviare un istruttoria. Che tutto questo sia uscito sul Piccolo ha lasciato l’amaro in bocca, si tratta di illeciti nei confronti dell’Università e si pensava a una sua presa di posizione, arrivata forse un po’ tardiva. Comunque, le associazioni in questione sono già state interdette per sempre dai fondi con un provvedimento amministrativo.”

Sempre nell’articolo in questione, si parlava del verbale della seduta del CdS in cui sono stati votati i finanziamenti, tolto e ricaricato dal sito dell’Università con diversi omissis. Il Magnifico Rettore Fermeglia ha detto che è lo stesso CdS il responsabile dei verbali: è uno scaricabarile?

“Quand’è stato contattato telefonicamente, e probabilmente pressato su un argomento delicato, il Rettore si è sbagliato: noi scriviamo i verbali, poi li mandiamo all’ufficio competente e ci vogliono circa 2 mesi di lavoro prima che vengano caricati online. Tant’è che i numeri 20 e 21 sono ancora mancanti, nonostante io abbia chiesto più volte che vengano pubblicati. Il verbale in questione conteneva informazioni che servivano per l’istruttoria e forse è giusto che siano stati tolti certi dati. Comunque il CdS non può assolutamente togliere da sé i documenti. Contiamo sulla buona fede, non è stato uno scaricabarile: il Rettore non può sapere tutto.”

Per concludere, tu sei anche consigliere al DIA. Ultimamente la sede di Architettura a Gorizia è stata oggetto di dibattito per i pochi iscritti e per i costi per mantenerla. È destinata a tornare a Trieste?

Si tratta innanzitutto di una questione legata al mondo del lavoro: l’Italia è il Paese con più architetti in proporzione alla popolazione, il mercato è saturo. La crisi di questi anni ha poi rallentato ulteriormente il mercato immobiliare, dove molti architetti cercano occupazione. C’è un’analisi da fare, così come per Ingegneria Civile, che in qualche anno ha oltre che dimezzato le immatricolazioni. Architettura fu portata a Gorizia per accordi presi anche con l’Università di Udine, tant’è che il corso è interateneo, ma i suoi stessi studenti non lo sanno; l’ateneo friulano non fa nemmeno il massimo a suo favore e il proprio interesse è scarso, dato che a Udine c’è anche un suo corso professionalizzante simile che attrae possibili iscritti a Gorizia. Sono stati comunque fatti passi avanti per l’offerta formativa con il passaggio al ciclo unico: il 3+2 rubava tempo alla carriera accademica. Bisogna riformare il corso con insegnamenti più attrattivi, sulla base delle offerte di lavoro attuali, e tutto il dipartimento dovrebbe rifletterci. Non ho la ricetta ma se si farà una profonda analisi, si può creare sicuramente un’offerta formativa di spessore.

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Studente classe '95 della Triennale al SID, udinese, arbitro di calcio. Amo leggere, ascoltare, il teatro. Cerco storie che parlino di persone e di frontiere dietro casa. Un futuro prossimo remoto nel giornalismo, collaboro con il Messaggero Veneto e Mangiatori di cervello. Se poi mi avanza tempo salverò il mondo, ma con calma.

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