Intervista all’ex Ambasciatore sovietico-russo, Felix Stanevskiy: la Russia di oggi in politica estera e interna

L’ex Ambasciatore Felix Stanevskiy (al centro) nel corso della conferenza “La politica estera russa” nel polo universitario di Gorizia (Foto di Lorenzo Crippa)

La Russia costituisce, che lo si voglia o no, un grande attore nella politica internazionale contemporanea. A pochi giorni dalla rielezione di Vladimir Putin, abbiamo avuto modo di intervistare l’ex Ambasciatore Felix Stanevskiy.

Nato nel 1937 a Mosca, ha servito come diplomatico sovietico in molti paesi europei, fra cui l’Italia, ricoprendo anche diversi ruoli di rilievo come rappresentante dell’URSS nella Commissione dei diritti umani dell’ONU, nonché nell’ECOSOC. Esperto di Caucaso, ha lavorato come Ambasciatore della Federazione Russa in Georgia fra il 1996 e il 2000, per poi ricoprire fino al 2013 il ruolo di esperto indipendente all’interno della Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza.

Lei ritiene che i rapporti fra Russia e Cina siano di reale intesa e alleanza o che si tratti piuttosto di un semplice allineamento in chiave unicamente anti-americana?

La Cina ha più volte dichiarato di aver costruito con la Russia una relazione di “solidarietà strategica”, considerando quindi i russi come partner strategici. Tuttavia non si deve esagerare l’importanza di una dichiarazione di questo tipo, dal momento che, oltre che con la Russia, la Cina può avere “relazioni strategiche” anche con altri paesi.

Inoltre, rapporti di questo tipo non hanno un grande rilievo rispetto alle relazioni che hanno invece alla base documenti concreti, formali. L’alleanza fra Russia e Cina non è formalizzata, tanto che a mio avviso non si potrebbe nemmeno parlare di alleanza. La realtà però è che sia la Russia che la Cina non riconoscono il mondo unipolare, la strategia degli Stati Uniti. Sono quindi insieme per combattere questa idea, ritenendo che il mondo oggettivamente sia e si stia muovendo per il rafforzamento del mondo multipolare.

Il presidente russo Vladimir Putin con il suo omologo cinese Xi Jinping (Source: Wikipedia)

La politica estera russa è ancora indirizzata verso i mari caldi, per esempio il Mediterraneo?

No. La politica estera russa non è oggigiorno rivolta a conquistare gli stretti, che rimangono sotto il controllo della Turchia, così come è stato per secoli. L’ultimo tentativo di conquistarli è della metà del 1800. Dopodiché abbiamo avuto altre guerre con la Turchia, nel 1877 – 78, e anche altri scontri in seguito. Ma neanche in quel periodo il problema degli stretti si era posto. Quindi assolutamente no.

Ci basta quello che abbiamo nel Mar Nero. E ci rendiamo conto che il Mar Nero non è un mare russo, ma che ogni paese che si affaccia su esso, come la Bulgaria, la Romania, l’Ucraina, la Russia, la Turchia, l’Abkhazia e la Georgia, è possessore delle aree di mare vicine alle proprie coste. Non abbiamo pretese su altri tratti di costa del Mar Nero o sugli stretti.

Come si evolveranno i rapporti fra Russia e Iran dopo la stabilizzazione della Siria?

I rapporti con l’Iran, a mio avviso, potranno soltanto migliorare. Oggi sono ad un livello accettabile, non sono un granché e non lo saranno mai, date le dimensioni diverse e certi problemi che abbiamo. Sono problemi risolvibili, ma esistenti, riguardanti, per esempio, il Mar Caspio. Inoltre abbiamo anche alcune idee diverse sulla situazione nel Caucaso e sub-Caucaso, un’area in cui l’Iran è interessato non meno della Russia. Ma fino ad oggi abbiamo sempre trovato dei modi per intenderci e non ci sono difficoltà insuperabili. Abbiamo delle relazioni normali, il che non costituisce un progresso enorme, ma è un elemento che manca nei nostri rapporti con molti altri paesi, per esempio europei.

Il presidente russo Vladimir Putin con il suo omologo iraniano Hassan Rouhani (Source: Wikipedia)

Nell’ottobre 2017 è stata inaugurata la ferrovia Baku – Tbilisi – Kars, una nuova linea che collega l’Azerbaigian, la Georgia e la Turchia e che si inserisce all’interno del progetto cinese della Nuova via della seta. Su di essa passeranno dunque merci di scambio fra Cina ed Europa. Questa linea tuttavia esclude l’Armenia e bypassa completamente la Russia. Lei ritiene che ciò possa avere delle conseguenza sugli equilibri nell’area e sui conflitti della regione, per esempio venendo utilizzata come strumento di pressione contro l’Armenia per ottenere concessioni nel Nagorno – Karabakh?

Per la Russia quella linea non rappresenta né un pericolo né un vantaggio. E’ una cosa normalissima. Ci dispiace solo che non partecipi l’Armenia: è un progetto che cerca di isolarla, ancora una volta. Ciò certamente crea degli squilibri e non siamo lieti di constatarlo. Pensiamo che in realtà la Turchia avrebbe fatto molto meglio cercando di stabilire rapporti normali con l’Armenia. Ci hanno provato una volta, ma senza successo.

In ogni caso la normalizzazione tra l’Armenia, l’Azerbaigian e la Turchia deve arrivare, non c’è scampo. La guerra non porterà a nessun risultato. Per il momento gli armeni sono militarmente ben preparati per sviluppi negativi ed è difficile che l’Azerbaigian conquisti il territorio del Nagorno – Karabakh, che tra tutte le repubbliche non riconosciute si sviluppa in modo veloce e positivo, costituendo forse la migliore esperienza di questo tipo. L’ostacolo alla normalizzazione è soprattutto l’opinione pubblica, sia azera che armena, che non è preparata a risolvere il conflitto.

Il presidente azero Ilham Aliyev e gli allora presidenti di Turchia, Abdullah Gül, e Georgia, Mikhail Saak’ashvili, a una presentazione del progetto della linea ferroviaria BTK nel 2008 (Source: Wikipedia)

Lei come vede il fatto che Putin sia secondo solo a Stalin in termini di longevità al potere?

Io lo vedo positivamente. Mi auguro che Putin faccia il suo dovere soprattutto sul piano economico nei prossimi sei anni. E’ stato molto bravo fino ad oggi e spero che lo sia anche fino al 2024, in particolare, lo ripeto, dal punto di vista economico. Quanto alla durata della sua presidenza, vorrei far notare che non è superiore a quella della Merkel, quindi non è qualcosa di straordinario.

Si pensa già ad un possibile erede che possa succedere a Putin nella guida della Russia e questo ruolo potrebbe essere ricoperto da Ramzan Kadyrov?

Kadyrov come presidente della Russia? Non credo che sia pensabile. Non perché Kadyrov non sia una persona di tutto rispetto: è una brava persona, un dirigente che ha dato prova delle sue capacità anche sul piano economico, la Cecenia ha molto progredito con lui. Ha fatto della città di Grozny una gran bella città. Detto questo, Kadyrov ha un’esperienza regionale, non nazionale. Capisce molto bene questioni che riguardano il Caucaso, soprattutto quello settentrionale, ma non è sufficiente per essere alla guida di un paese tanto variegato come la Russia. E d’altronde non credo che Kadyrov abbia queste pretese.

Ramzan Kadyrov, presidente della Repubblica Cecena (Source: Wikipedia)

Una domanda un po’ più personale: lei che ricordo ha di Stalin?

Stalin è una figura che suscita in me sentimenti molto divergenti. Da una parte lo considero indubbiamente una delle figure più importanti del secolo scorso, dall’altra riconosco che Stalin è uno dei responsabili più diretti delle purghe, dei campi di concentramento, della persecuzione delle persone. Ma le dico anche una mia storia personale che è connessa in modo molto concreto a Stalin.

Nel 1937 mio padre, comunista, era dirigente di un giornale della regione di Primor’e (Vladivostok) ed era membro anche dell’ufficio politico del partito comunista locale. Una persona di importanza relativa. Tuttavia era noto a livello regionale. Fu dichiarato nemico del popolo, come era normale nel ’37. Ho ancora a casa l’articolo diretto contro di lui. Mio padre scrisse una lettera a Stalin, dicendo che non c’era alcuna ragione di avere sospetti, avendo lui una biografia molto chiara. La lettera pervenne a Stalin, grazie a certe conoscenze di mio padre. E Stalin scrisse una parola, “razobrat’sja”, che significa “capire” se è giusto quello che è scritto, se corrisponde alla realtà o no. Razobrat’sja. Questa parola salvò la vita di mio padre e anche la mia: Io nacqui il 25 dicembre 1937 e mio padre fu liberato da tutti i sospetti nel gennaio dello stesso anno. Se non fosse andata così io non esisterei.

Stalin ai tempi delle Grandi Purghe (Source: Wikipedia)

Stalin non era quel personaggio che tutti pensano fosse ogni volta personalmente responsabile per tutte le esecuzioni. Il periodo fra il 1914 e il 1940 era un periodo pieno di morte continua, soprattutto nel corso della Prima Guerra Mondiale e della Guerra civile, fra il 1914 e il 1923. La generazione di quel periodo era abituata a fucilare, sparare, uccidere. Accettava l’idea della morte come normalissima, poiché visse nel periodo della morte che circondava tutti quanti. Quella gente non può essere capita con la nostra idea di vita.

Non si trattava solo di Stalin ad essersi formato in quel periodo, ma di tutta l’amministrazione staliniana e di tutto il partito. Ed era molto facile per le persone, non obbligatoriamente vicine a Stalin, far sparire un uomo sgradito. Molto spesso i responsabili erano gente di strada che si serviva dell’atmosfera per sbarazzarsi di altri. Dovete capire la complessità della cosa, non tutto è riducibile alla personalità di Stalin. Per me è importante che lui scrisse “razobrat’sja”, io vivo grazie a quella scritta.

Che cosa l’ha spinta a intraprendere la carriera da diplomatico?

Ognuno di noi ha delle proprie inclinazioni. Alcuni vogliono essere matematici, io volevo essere diplomatico, perché mi piaceva l’idea che io, per esempio, riuscissi un giorno a visitare l’Italia (ride). Devo dire che sono molto contento di aver scelto questo mestiere, mi ha permesso di conoscere molte più persone, altre psicologie, storie, architetture – e vi dico francamente che l’architettura per me è molto importante, è la prima cosa che noto quando viaggio.

 

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Nato a Como nel 1997 e cresciuto in un piccolo comune lombardo di provincia. Mi sono diplomato al Liceo Classico Alessandro Volta di Como, mentre attualmente studio a Gorizia nel corso di laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche. Sono appassionato di Storia e politica internazionale e ho grande interesse per la regione dell'Asia Centrale. Parlo italiano, inglese, russo e francese.

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