Iraq Uncensored: un’intervista con Haidar Lapcha e Naka Alkhzraji

Il 25 Ottobre nell’Aula Magna del Polo universitario Goriziano si è tenuta un’interessante conferenza sull’Iraq, con i relatori Haidar Lapcha e Naka Alkhzraji, analisti ed esperti di Iraq e Medio Oriente in generale. Il titolo era “Iraq Uncensored: one story, many narratives“: gli speakers della conferenza sono arrivati direttamente da Londra per affrontare il tema dell’attuale situazione in Iraq, cercando di fare chiarezza tra preconcetti e semplificazioni e quella che è in realtà la situazione “on the ground”, partendo dall’esperienza personale dei relatori dopo un recente tour nel paese, fin nelle zone precedentemente occupate dal cosiddetto Stato Islamico.

Per approfondire il tema, Lapcha e Alkhzraji ci hanno concesso una breve intervista al termine dell’incontro.

In base alla vostra recente esperienza in Iraq, come descrivereste la situazione attuale nel paese?

Al momento l’attenzione è tutta per la battaglia pe la riconquista di Mosul da parte delle forze armate irachene supportate dall’organizzazione Al-Hasdh Al-Sha’abi, anche conosciuta come Unità di mobilitazione popolare, una forza combattente composta da quasi 5 milioni di militanti, a maggioranza sciita, ma che include anche sunniti e interi battaglioni di cristiani. Il quadro generale vede alcune zone più coinvolte dai combattimenti e altre di relativa tranquillità e sicurezza, anche se come abbiamo visto nel recente attentato a Baghdad, non si può stare del tutto tranquilli.

Quali sono le relazioni tra i sunniti e gli sciiti? C’è davvero un conflitto in corso tra le parti?

La divisione settaria dei fronti di guerra e delle alleanze è uno degli elementi più ingannevoli e trattati in maniera inesatta e imprecisa: i media occidentali e gli analisti tendono a semplificare la complessa eterogeneità del conflitto e delle parti che lo combattono, ma cadono in errore poiché il conflitto non vede uno scontro tra le popolazioni sunnite e sciite, bensì nel caso della UMP li vede uniti nella lotta al Daesh; i media invece continuano a definirli milizie sciite al soldo di Teheran, sposando però quella che è proprio la versione del Daesh. Ѐ doveroso precisare che non tutte le tribù sunnite hanno aderito allo Stato Islamico, molti si sono ribellati e molti combattono contro questa organizzazione criminale, in alcuni casi come quello di Um Qusai (donna di una tribù sunnita) essi stessi hanno salvato gli sciiti perseguitati dal Daesh, perché sono pur sempre iracheni e questa è soltanto una di tante storie che abbiamo ascoltato laggiù, ma che non ha avuto alcuna risonanza nelle nostre televisioni.

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Quale processo sta all’origine della nascita del Daesh? Qual è stato il ruolo di Zarqawi e della sua organizzazione in questo contesto?

Daesh è emerso al mondo nel giugno di Mosul quando nel giro di poche settimane è riuscito     a conquistare larghe fette di territorio iracheno, ma in realtà la sua nascita risale a molti anni prima nel contesto dell’operazione lanciata nel 2003 dall’amministrazione Bush Iraqi Freedom, nota anche come Seconda Guerra del Golfo, nella quale dopo la caduta di Saddam Hussein, il fronte islamista composta da numerosi gruppi e organizzazioni come per esempio Ansar al-Islam e Jama’at al-Tawhid wa al-Jihad, guidato dal terrorista giordano Abu Musab al-Zarqawi, cercò di instaurare un califfato islamico, combattendo il regime baathista, le milizie sciite di Muqtada al-Sadr (Esercito del Mahdi o Brigate della pace), ma soprattutto l’invasore occidentale, combattendo sia il near enemy che il far enemy. Zarqawi fu ucciso in un raid americano nel 2006 e in seguito il fronte islamista ha visto diversi cambi di leadership fino ad al-Baghdadi che ha portato Daesh alla ribalta. Vi sono in ogni caso molti dettagli ancora poco chiari e ruoli ambigui e controversi da parte di attori coinvolti: Zarqawi collaborò con Al-Qaeda, nonostante le iniziali frizioni nell’individuare il nemico da combattere e uccidere, inoltre c’è da considerare che l’Iran decise durante l’invasione americana, di finanziare la stessa Al-Qaeda per creare azioni di disturbo agli Stati Uniti e agli alleati della coalizione; anche se difficilmente comprensibile, tale azione da parte di Teheran sta ad indicare che le divisioni settarie e/o religiose hanno un’importanza assai relativa rispetto ad interessi di carattere economico, geopolitico e militare.

Che differenze vedete tra la narrativa occidentale da parte dei media sul conflitto in corso e la situazione in loco? Esistono schieramenti chiari e ben definiti oppure le divisioni settarie sono solamente semplificazioni create dagli addetti ai lavori? Qual è il ruolo dei curdi in questo complesso scenario?

Come abbiamo già detto poco fa il conflitto etnico-religioso si avvicina molto di più alla narrazione dei mass media occidentali che alla situazione effettiva dell’Iraq, la popolazione di questo paese è incredibilmente eterogenea e varia se pensiamo che per esempio al di là di sunniti e sciiti, gli stessi curdi (di etnia non araba) vedono al loro interno musulmani (sciiti e sunniti) e cristiani, nonché ulteriori frammentazioni etniche all’interno delle stesse comunità religiose. Per quanto riguarda i curdi, la loro causa sembra essere ora di particolare attenzione per l’Occidente, tuttavia anche essi stessi sono scossi da terribili divisioni interne e non solamente in Iraq, dove Barzani, capo del governo regionale curdo non eletto ha di recente incontrato il premier al-Abadi per coordinare la milizia dei Peshmerga con le forze armate irachene, ma anche in Turchia, dove il PKK affronta in un arduo scontro il presidente Erdogan e in Siria dove le YPG combattono Daesh e il regime di Bashar al-Assad. Ciò che sorprende e pone dubbi riguardo Barzani e le sue numerose richieste d’indipendenza da Baghdad non sono soltanto i suoi cambi di posizione riguardo l’indipendenza stessa, bensì l’intesa con Erdogan con la quale gli consentiva di bombardare deliberamente il PKK, della quale in seguito si è presto pentito e sentitosi raggirato dallo stesso Erdogan, si è riappacificato col governo di Baghdad.

Come vedono gli altri stati dell’area mediorientale il momento in Iraq? Un’opportunità o un terreno di scontro? Penso per esempio all’Arabia Saudita e ai suoi alleati nel golfo o alla stessa Turchia.

Tra Iraq e Riyadh c’è molta tensione in questo momento, cioè che preoccupa i sauditi è soprattutto il ruolo dell’Iran e la sua influenza geopolitica sul paese, tuttavia la rivalità tra i due è nota da tempo e ognuno dei due cerca di primeggiare sull’altro per il ruolo di paese di guida del Medio Oriente, ma anche in questo caso lo scontro dall’opposizione religiosa si estende al mercato del petrolio, ai rapporti economici con i paesi circostanti e con il resto del mondo e al duello sul piano politico. La Turchia con Erdogan invece, gioca la sua partita, cercando di esercitare la propria influenza sui paesi vittime del Daesh, su tutti Siria e Iraq; a mio avviso Erdogan si dimostra un politico molto furbo e astuto poiché la sua politica viene etichettata come settaria e neo-ottomana, ma in realtà per giustificare il proprio coinvolgimento nei paesi in questione egli ha fatto riferimento ad un discorso di Atatürk, precedente all’applicazione degli accordi Sykes-Picot e della spartizione franco-britannica del Medio Oriente, ove il fondatore della Repubblica laica di Turchia, rivendicava i confini della stessa a Mosul e ad Aleppo.

La popolazione irachena approva il supporto della coalizione internazionale a guida occidentale?

La presenza occidentale non è apprezzata dagli iracheni e in generale c’è la piena convinzione di poter sconfiggere Daesh senza l’aiuto della NATO e degli USA, anche se a mio avviso indubbiamente i raid aerei della coalizione un apporto alle truppe di terra lo stanno dando.

Dopo Daesh, quali sono gli obiettivi da perseguire per la rinascita dell’Iraq?

Ci sono molte sfide che attendono l’Iraq dopo la sconfitta di Daesh, su tutte dove collocare la UMP e la possibile demilitarizzazione di tali unità, nonché nuove prospettive politiche: sarà ancora al-Abadi il Primo Ministro, tornerà al-Maliki o emergeranno nuovi leader? I curdi otterranno la tanto voluta indipendenza? Il futuro è ricco di incognite, la certezza odierna è che Daesh va definitivamente eliminato.

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