Italia, allarme precarietà

Perché nel nostro Paese flessibilità coincide con precarietà. Le proposte per un nuovo mercato del lavoro.

L’Italia non cresce, non crea reddito, il lavoro nero dilaga (il 12 % dell’unità totale di lavoro, secondo l’Istat) e la competitività resta bassa così come la produttività. È questo l’allarme lanciato poche settimane fa da Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, con un intervento a margine di un convegno all’università economica delle Marche. Per quest’uomo da sempre abituato a pesare le parole, “senza la prospettiva di una pur graduale stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari” si avranno effetti deleteri sul nostro Paese, che rischia di “trovarsi di fronte ad un bivio” tra stagnazione e crescita. Viene così riproposto il problema del precariato, da tempo specchio di un’Italia che fatica ad intraprendere la strada delle riforme, in primis quella rivolta verso un riassetto del mondo del lavoro.

Innanzitutto è bene chiarire cosa intendiamo quando parliamo di flessibilità e precarietà, fenomeni estremamente connessi ma non coincidenti. La flessibilità nel lavoro ha infatti una natura estremamente poliedrica, e non può essere ricondotta solamente alla deregolamentazione delle norme a tutela dell’occupazione, vale a dire licenziamenti più facili ed economici con contratti a tempo determinato. Quando parliamo di flessibilità possono entrare in gioco varie “grandezze” che caratterizzano il rapporto di lavoro, un esempio su tutti è quello del contratto part-time: un esempio di flessibilità temporale che, dalla sua introduzione, ha sicuramente giovato al mondo del lavoro permettendo a numerosi soggetti (in primis donne e studenti) di portare a casa un reddito e contribuire alla crescita del Paese. E allora come giudicare l’eventuale “bontà” di un rapporto lavorativo flessibile? Con il concetto di sicurezza del lavoratore, anch’esso non esente da un necessario ampliamento della definizione: dall’accezione più comune, la sicurezza occupazionale (intesa come la difesa del posto di lavoro, mantenendo le stesse mansioni e lo stesso posto di lavoro) alla sicurezza nel mercato del lavoro, ossia la giusta aspettativa di rimanere occupato ma non essenzialmente con lo stesso datore di lavoro. Con l’avvento della flessibilità, dunque, la sicurezza del lavoratore deve essere riferita alla tutela dello stesso sia durante il rapporto di lavoro, sia nelle sue transazioni nel mercato, comprendendo così una molteplicità di fattori. I tre principali, sui quali concentrerò l’attenzione e che utilizzeremo come cartina di tornasole per un globale giudizio sulla flessibilità in Italia sono: continuità occupazionale, retribuzione e protezione sociale. Le eventuali alterazioni negative portate dalla flessibilità nei confronti di queste tre grandezze comporterebbero un giudizio negativo nei confronti della stessa, sfociando in precarietà.

Incominciamo dalla continuità occupazionale. La maggiore discontinuità contrattuale che caratterizza i contratti atipici è compensata, nel nostro Paese, da transizioni più frequenti verso una nuova occupazione e da periodi di inoccupazione più brevi? La risposta, purtroppo, è no, e valida per tutte le classi di età. Seconda dimensione, la retribuzione: in Italia, l’utilizzo di forme di lavoro atipico si è tradotto in una netta riduzione del costo del lavoro, nonostante il più basilare principio economico reciti che a maggiori rischi corrispondono necessariamente maggiori guadagni. A fronte di una maggiore discontinuità occupazionale e probabilità di essere licenziati, i salari pagati ai lavoratori flessibili dovrebbero essere più alti. Non è così. Terzo punto, protezione sociale. E anche qui, è palese che il sistema di tutele per i lavoratori atipici sia, nel nostro Paese, gravemente lacunoso ed inadeguato. Le responsabilità vanno equamente divise tra politica, sindacati (più propensi a tutelare gli iscritti, lavoratori anziani e pensionati, rispetto ai giovani disoccupati e con contratti atipici) e imprese, che hanno utilizzato le riforme per ridurre il costo del lavoro trascurando gli investimenti in capitale umano.

Come rispondere all’appello di Draghi riparando questi tre “argini” che hanno fatto dell’Italia un paese in cui il modello di flex-security europeo si è trasformato nell’incubo della precarietà? Diverse proposte sono state avanzate da tempo, e meritano tutte particolare attenzione: si va dall’introduzione di un nuovo contratto unico a tempo indeterminato, come suggerito dagli economisti Garibaldi e Boeri, assistito sin dall’inizio da una protezione forte, prevedendo per i primi tre anni, in caso di licenziamento, una compensazione monetaria proporzionale all’anzianità di servizio, per poi passare a quanto dettato dalla normativa attuale (il famoso articolo 18 sul licenziamento per giusta causa). Andrea Ichino ha ideato invece il Contratto temporaneo limitato, immaginando l’ipotesi di una prima assunzione con un contratto a termine di durata non inferiore ai tre anni, non rinnovabile presso la stessa azienda e fruibile dal lavoratore per un massimo di tre volte (permettendo all’impresa di sperimentare con un lavoratore a termine ma con un orizzonte temporale sufficientemente ampio). Pietro Ichino, senatore PD, ha infine presentato una proposta che impegnerebbe le imprese, in cambio della facoltà di licenziare, ad accompagnare il dipendente nella ricerca di un nuovo lavoro e a garantire, a loro spese, un’indennità di disoccupazione fino a quattro anni. Per altri, non è necessario uno completo stravolgimento delle tipologie contrattuali: ciò che manca all’Italia è anche una profondo aggiornamento degli ammortizzatori sociali, la cui accessibilità non è garantita alla maggior parte dei lavoratori atipici.

È ormai tempo che politica, imprese e parti sociali si impegnino in un serio progetto di riforma del mercato del lavoro, o le prospettive di una equa ripresa economica svaniranno, lasciando il mondo del lavoro in balia della prossima crisi con il rischio di una profonda lacerazione del tessuto sociale del nostro Paese.

About Matteo Lucatello 9 Articles
Studente SID (e sconfinato) dal 2006, uno dei tanti veneti che popolano il polo goriziano. Solitario e schivo (per chi non lo conosce), sopravvive l'ultimo anno dopo un dirompente erasmus a Madrid. Rubriche più gettonate: politica e stile libero.

2 Comments on Italia, allarme precarietà

  1. PRECARIETà in ITALIA significa oltre che SFRUTTAMENTO e SCHIAVISMO MODERNO in Italia PRECARIATO vuole anche dire VIOLAZIONI di LEGGE ANTIFORTUNISTISTICHE TUSL 626/94 81/2008 sia fatte sui precari che sul lavoro stesso! Mettendo così altri a rischi infortuni..di chi adopera o compera tali macchinari..non sapendo di queste violazioni 81/2008 etc. e con il PRECARIATO OBBLIGATO COME PURE LA DISOCCUPAZINE FORZATA si VIOLANO anche gli Articoli della stessa COSTITUZIONE ITALIANA 1-4 e 36 ! ! ! Nonchè sono anche violati gli articoli della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo pertanto con l’ABUSO e LEGGI VIOLATE T.U.S.L: l’Italia detiene la maglia nera di infortuni e morti bianche ! La Corte del Tribunale dell’UNIONE EUROPEA DOVREBBE AMPIAMENTE CONDANNARE L’ITALIA che perpetua tutto questo contro i lavoratori Italiani stessi e idem per disoccupati forzati ! L’ ITALIA STA ULTRA VIOLANDO LEGGI ed ARTICOLI COSTITUZIONALI VERGOGNA !
    Morando

  2. P.s. inoltre PRECARIET° significa anche EVASIONE FISCALE..in molti contratti precari di cooperativa etc. similari si lavora..quando si lavora parzialmente..o a giornate alterne in nERO costretti a subire pur di lavorare un poco ! E questo accade in PISCINE PUBBLICHE date in gestione a cooperative3 e società sportive e privati..dove vi sono anche personale …pensionati..senza neppure i brevetti regolari per insegnare o fare il bagnino..oppure contratti raggira leggi 81/2008 626/94…a ritenuta d’acconto e similari..GLI ISPETTORI del LAVORO ASL INPS INAIL VIGILI DEL FUOCO ISPETTIVI SPRESAL CARABINIERI TENENZA DI FINANZA …POSSONO CON VERE E RIPETUTE CONTRAPPOSTE ISPEZIONI FARE EMERGERE UNA GRANDE QUANTITà di VIOLAZIONI anche in RETROATTIVO di ANNI e ANNI !!!!! Iniziando le ISPEZIONI presso i Centri per l’Impiego pubblici (ex collocamento) e richiedere in ispezione TUTTI i nostri modelli curriculum storici attuali DI DIECI ANNI..modello C2 e con questo modello c2 POSSONO anche in RETROATTIVO oltre che attuale..scovare tutte le assunzioni se fatte vere o parziali o in nero..e non solo scoprire i TANTI RAGGIORI sulla sicurezza dei lavoratori e sul LAVORO !! Se si hanno le qualifiche..se assunti per le vere qualifiche..se si hanno o no le visite mediche inerenti..se si hanno corsi patenti di legge per lavorare..esempio gruista..carrellista saldatore..o se assunti invece per altro PER EVITARE TUTTI I CORSI DI LEGGE TUSL CON I CONTRATTI PRECARI ! Morti bianche infortuni accadono anche per questi motivi! Spesso sconosciuti a terzi o a chi compera certi prodotti o adopera come uitenza i beni pubblici..porterò tutto questo a prove con testimoni ad udienze al Tribunale di Mondovì ma se ci FOSSERO VERI CONTROLLI ISPETTIVI RIPETUTI E CONTRAPPOSTI queste cose non si scriverebbero..la realtà ITALIANA fa pena è meschina stanno distruggendo i LAVORATORI INTERE FAMIGLIE e non vengono rispettate le leggi 81/2008 626 tanto decantate dalla Senatrice Patrizia Bugnano Membro della Commissione Morti Bianche e dallo stesso Presidente Giorgio Napolitano..la realtà è qui scritta SOPRUSI E VIOLAZIONI DI QUESTE LEGGI tusl..e rischi portati così a tutti non solo noi precari messi pure in disoccupazione forzata !Cari Ispettori in generale fate la Vostra parte..se volete mi offro in Vostro aiuto gratuitamente e volontario..anni e anni di VIOLAZIONI !
    Morando

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