KOSOVO – Legittimo, legale, riconosciuto

E’ sempre bello osservare le reazioni dei conoscenti quando si dà la notizia di un imminente viaggio. Bello perchè scatta il meccanismo del “consiglio stereotipato”, quel consiglio che viene fuori dal sentito dire. E’ bello quando si dice di voler andare in Ecuador o Uruguay, perchè nessuno ha nulla da dire. Me li immagino tornare a casa e prendere un atlante…

L’estate scorsa sono stato in Kosovo. La reazione media è stata: occhi sgranati, immobilismo, sguardi da “mi dispiace”. Invece, a posteriori, mi dispiace a me per loro. Perchè il Kosovo è un Paese molto interessante, la gente è ospitale e, soprattutto, si resta stupefatti. Spupefatti di quanto hanno fatto negli undici anni che ci separano dalla guerra, di come hanno ricostruito (almeno a livello privato) e di come, nonostante talvolta la sensazione sia d’impotenza, ci sia ancora voglia di fare. Purtroppo mancano le opportunità ma, probabilmente, è solo questione di tempo.

Quest’estate, il 22 luglio per l’esattezza, si aspettava la sentenza del Tribunale Internazionale sulla legittimità dell’esistenza del Kosovo come Stato indipendente.

Saprete, da testate più diffuse di questa, che la sentenza è stata sfacciatamente a favore del Kosovo. C’è chi ha esultato e chi si è incazzato invocando i principi del diritto internazionale. In Kosovo, si è stati contenti, ma nulla di più. Mi sarei aspettato festeggiamenti infiniti (o forse lo speravo un po’) ma poi ho capito che, in fondo, quella sentenza non era importante: loro sono già Kosovo, oltre le conferme di un Tribunale. Sarebbe stato vero il contrario: si sarebbero incazzati loro se non fosse stata favorevole la sentenza. Questa, così come formulata, è stata un’analisi prettamente de facto più che de iure. E pace all’anima dei giuristi internazionali. Oggi che nei fatti la quasi totalità della popolazione è albanese sarebbe stato politicamente ridicolo asserire la non legittimità del Kosovo come stato indipendente. E sarebbe stato pericoloso concedere nuovamente margine alla Serbia. Non voglio con questo schierarmi o dire che è stato giusto l’intervento del 1999: semplicemente è stato. E’ passato, parte della storia, in qualche maniera irreversibile. L’hanno capito anche i serbi votando il 10 settembre scorso a favore di una risoluzione dell’ONU che di fatto mette fine alle richieste di riaprire negoziati sullo status del Kosovo. Un bel passo avanti per un Paese che aspira ad entrare in Unione Europea.

In Kosovo, la priorità allora non sarà tentare di ricostruire una società mista spendendo milioni in programmi di ritorno per la popolazione serba espulsa. Bisogna forse lavorare prima sui giovani kosovari, su quei quindicenni che sparerebbero a vista su un serbo. Bisognerà lavorare cioè per offrire loro una prospettiva che vada oltre il 1999.

About Edoardo Buonerba 36 Articles
Nato a Roma, laureato di specialistica il 28 maggio 2010 in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Trieste, curriculum economico internazionale. Co-fondatore nel maggio 2006 del giornale Sconfinare. Attualmente in tirocinio presso la Delegazione Europea a Brasilia.

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