FEFF19 – Kung Fu Yoga, una caccia al tesoro tra Cina e India con Jackie Chan

Si scrive “action commedy” ma si legge Jackie Chan: l’attore cinese vivente più famoso al mondo è infatti il protagonista del film “Kung Fu Yoga”, uno dei film più attesi alla 19^ edizione del Far East Film Festival (FEFF) nella giornata di domenica. È un “ritorno” a Udine per la star orientale, dopo la sua presenza l’anno scorso sul palco del Teatro Nuovo Giovanni da Udine, seppur questa volta sia comparso solo sul grande schermo.

Si trattava comunque di un’occasione importante: il titolo è stato infatti proiettato in anteprima nazionale, catapultando il pubblico in una caccia al tesoro dalla Cina all’India passando per Dubai. Scritto e diretto da Stanley Tong, l’opera racconta le peripezie di un celebre archeologo cinese, Jack (Jackie Chan), che viene contattato dalla bellissima dott.ssa Ashmita (Disha Patani) per scovare l’antico tesoro del Magadha, in teoria andato perduto attorno alla metà del 600 d.C.

Quella che si profila come una spedizione archeologica sulle montagne del Tibet, dove gli studiosi abbandonano gli strumenti di lavoro usuali per adottare le più nuove e sofisticate tecnologie, è destinata presto però a movimetarsi. Un oscuro personaggio (Sonu Sood), infatti, segue attentamente i lavori della spedizione e al momento giusto interviene per appropiarsi della scoperta. Nonostante la resistenza opposta dai protagonisti, però, uno dei reperti più preziosi – un diamante che secondo la leggenda sarebbe la chiave per il tesoro – scompare, per poi ricomparire all’asta a Dubai.

FarEastFilmFestival/ Flickr
FarEastFilmFestival/ Flickr

In una frenetica caccia attorno al mondo, dove le spettacolari mosse di arti marziali si uniscono alla comicità di Chan, c’è anche spazio per numerosi citazioni molto pop: da Prince of Persia con la grafica a inizio film, dove si rievoca una battaglia tra eserciti cinese e indiano nel 600 d.C., a Fast & Furios con gli incredibili inseguimenti in macchina per le vie della capitale degli Emirati Arabi Uniti; c’è poi un continuo riferimento alla saga di Indiana Jones, dal fatto che lo stesso Jack sia un archeologo-avventuriero fino alle location intrise di storia e mistero.

Nonostante sia un sequel di The Myth, il film precedente di Tong e Chan, in cui quest’ultimo riveste sempre i panni dell’archeologo, l’opera vive di “vita propria” grazie soprattutto al proprio umorismo demenziale. Ma non bisogna vederlo solo come un film comico: molti particolari, anche centrali nella storia, fanno capire che questo titolo voglia essere un ponte tra la cinematografia cinese e quella indiana, che si fa apprezzare anche in Occidente grazie all’azione e allo sfarzo presente dall’inizio alla fine.

Com’è facile intuire fin dal titolo, “Kung Fu Yoga” unisce tradizioni e stili di di vita tipici dei due Paesi più grandi dell’Estremo Oriente: le mosse di karate unite alla meditazione sono solo un esempio. C’è poi la questione del Tibet: una cintura che, se storicamente ha diviso i due Stati anche militarmente, oggi viene vista come unione per la ricerca. Chissà se tutto ciò non rappresenti un messaggio per il futuro di una sempre più stretta cooperazione tra queste due potenze.

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Studente al SID di Gorizia, sono stato caporedattore di Sconfinare tra il 2017 e il 2018. Friulano, sono appassionato di frontiere, soprattutto quelle del Corno d'Africa. Dicono che sono sempre impegnato, ma non ho mai avuto tempo per rispondere che è vero.

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