La BCE chiude il Quantitative Easing (QE): un segnale di salute

Mario Draghi, l'artefice del QE. Fonte: Flickr
Come annunciato ieri dal consiglio direttivo della Banca Centrale Europea, il Quantitative Easing, voluto dal presidente Mario Draghi nel 2015, si concluderà con la fine dell’anno. Di cosa si tratta, come funziona e che cosa succederà adesso ai mercati europei?

Nella recente storia europea il termine Quantitative Easing s’è legato strettamente alla figura di Mario Draghi, terzo presidente della Banca Centrale Europea, che dal 2015 ha optato per questa modalità investendovi più di 2600 miliardi di euro.

Cos’è il Quantitative Easing?

Il QE è una modalità non convenzionale con la quale la banca centrale interviene sull’intero sistema finanziario per aumentare il flusso di moneta circolante. È uno strumento di politica monetaria che risponde bene alle esigenze di un sistema in crisi di liquidità come quello europeo di qualche anno fa, e che viene generalmente impiegato quando le normali operazioni della banca centrale sui tassi di interesse del denaro prestato alle singole banche  – in questo caso banche nazionali – non riescono a dare all’economia lo slancio desiderato.

Nella fattispecie, esso consiste nel superamento da parte della banca centrale della sua “quotidianità” di solo intervento sui tassi d’interesse, passando direttamente ad acquistare sul mercato titoli di stato e titoli finanziari, compresi titoli “tossici”, ovvero quei titoli sulla cui valutazione del rischio la situazione è troppo complessa o risente di scarsità di informazioni da non riuscire a essere completamente delineata, celando eventuali rischi diversi da quelli stimati.

Per fare ciò la BCE procede con l’emissione di nuova moneta, facendo sì che all’acquisto dei titoli segua un aumento del loro prezzo e del loro rendimento. Ciò conduce a un abbattimento degli interessi bancari, che a sua volta comporta un alleggerimento dei mutui e dello scoperto in generale.

L’alleggerimento dei debiti delle collettività verso gli istituti finanziari aiuta ad aumentare la propensione al consumo, stimolando il flusso economico e contribuendo a non far ristagnare il mercato. Ergo, si tratta di migliorare la salute stessa del sistema.

Grafico esplicativo del QE di Bank of England. Fonte: Flickr

Punti critici del Quantitative Easing

Il Quantitative Easing della BCE, tuttavia, ha conosciuto nella sua storia anche diversi critici. Una voce europea fuori dal coro fu quella tedesca, che fonda la sua opposizione al QE sull’assunto che esso sia un incentivo per le economie nazionali più in difficoltà a non operare verso delle riforme strutturali tali da correggere i loro bilanci.

Al di là delle critiche, però, non si può negare che negli ultimi quattro anni l’idea Draghi di operare tramite uno strumento ritenuto ultra-espansivo come il QE abbia sicuramente dato i suoi frutti, aiutando l’economia europea a risollevarsi dopo il trauma della crisi finanziaria globale. E se la preoccupazione per l’economia italiana – che ancora stenta a trovare slancio – si è manifestata fin da subito, la notizia della fine del Quantitative Easing non è necessariamente un evento negativo.

Possiamo pensare alla fine del QE come un successo per il mercato europeo e un segnale di salute del tessuto finanziario, giacché se la Banca Centrale Europea ha optato per questa scelta – e già da tempo la tendenza generale della sua politica monetaria tendeva a questo punto – è perché la valutazione della solidità dei mercati, della tendenza alla ripresa e dei rischi è stata ritenuta sufficientemente positiva. 

Il rischio di tracollo è stato scongiurato e la ripresa economica non necessità più, a quanto pare, di una “stampella” espansiva come il QE.

Sede della BCE. Fonte: Flickr

Gli effetti della fine del Quantitative Easing

La fine del QE produrrà certi effetti e specialmente le economie più in difficoltà dovranno tenerne conto. La mole del debito pubblico italiano, per esempio, aumenterà il suo peso nelle aste di titoli di stato. Si possono anche prevedere aumenti non eccessivi sui tassi di interesse in generale, specialmente quelli legati ai mutui. In ogni caso, rimane certo che il graduale defilarsi della BCE dal mercato dei titoli contribuirà, nel tempo, a normalizzare l’intero tessuto finanziario e a riportare il mercato all’equilibrio che la crisi ha sconvolto anni fa.

Ciò che succederà è – come sempre – difficile da prevedere, ma gli eventi futuri rappresenteranno per certo i segnali dell’avvenire dell’intera economia europea. Il Quantitative Easing potrebbe passare alla storia come lo strumento che ha portato l’Unione Europea fuori da una terribile crisi o come l’inutile palliativo per una situazione dei mercati irrimediabile.

Nel frattempo, i mercati hanno reagito positivamente alla notizia, capendo che la decisione della BCE non rappresenta un abbandono della politica monetaria, anzi che essa continuerà a operare qualsiasi strumento per salvaguardare la salute dell’economia europea.

Be the first to comment

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: