La Buona Novella: con Simone Cristicchi alla scoperta di De Andrè

Simone Cristicchi in scena al Verdi di Gorizia (Bumbaca/Area12)

di Claudio Molinari e Natalie Sclippa

Vi è il bisogno, di tanto in tanto, di fermarsi e riflettere. E il teatro, attraverso la sua atmosfera magica, ha l’arduo compito di trasportarci al di là del presente e far fermare il tempo che, spesso tiranno, non ci fa assaporare gli attimi più belli.

Così,  giovedì 26 ottobre, presso il Teatro Verdi di Gorizia, siamo stati catapultati nel 1969, quando  Fabrizio de Andrè realizzava La Buona Novella, ispirandosi ai Vangeli apocrifi. A interpretare il disco niente meno che Simone Cristicchi, coadiuvato dalla Progorchestra Accademia Naonis di Pordenone e del Coro del Friuli Venezia Giulia-giovani. La direzione e gli arrangiamenti erano invece affidati a Valter Sivilotti che, con la sua Suite Sacra, ha aperto la serata: un viaggio intorno al mondo dai toni inconfondibilmente rock/prog. Da assaporare ad occhi chiusi, volando con il pensiero verso terre lontane.

Simone Cristicchi interpreta il disco La Buona Novella di Fabrizio de Andrè con cui si apre la stagione 2017/2018 al Teatro G. Verdi di Gorizia (Fotografia di Pierluigi Bumbaca/Area12)

Poi entra in scena Cristicchi cantando Si chiamava Gesù, canzone di De Andrè non inclusa nell’album originale. Visibilmente emozionato, si “riscalda” con il piccolo recital scritto di suo pugno A volte ritorno: una riflessione sul mondo di oggi, in cui si immagina Gesù che torna sulla terra e viene inevitabilmente identificato come immigrato clandestino. Un richiedente  asilo, un emarginato, un senzatetto, che vive di stenti, all’addiaccio in una stazione, vedendo passare uomini in giacca e cravatta intenti a guardare l’andamento della borsa sul telefonino. Potrebbe essere in carcere, respirando un’aria pesante, spessa, un’aria di morte.  Il male più grande è l’ indifferenza: il vero maligno non è chi fa del male, ma chi non fa del bene.

Simone Cristicchi, il Coro del Friuli Venezia Giulia-giovani e la progorchestra Accademia Naonis di Pordenone (Fotografia di Pierluigi Bumbaca/Area12)

Ecco, comincia lo spettacolo principale. Cristicchi reinterpreta una ad una le canzoni dell’album di Faber, seguendo l’esatta progressione. Certamente cercare anche solo un confronto con l’originale sarebbe scontato e non è negli intenti: assistiamo ad un omaggio umile ed appassionato, alla “resurrezione” di un classico contemporaneo che merita un posto d’onore nella nostra cultura. Il “cantattore” romano (come egli stesso si definisce) ha dimostrato coraggio ed entusiasmo, pur con qualche personalizzazione alle melodie e interpretazioni mimiche che forse si potevano evitare.

Al termine della scaletta imbraccia la chitarra e si lancia nella commovente canzone di Marinella alla quale fa da coro tutto il pubblico astante, visibilmente emozionato. Conclude infine riproponendo alcuni dei suoi brani più celebri: La prima volta che sono morto, Magazzino 18 e Ti regalerò una rosa (che gli valse nel 2007 il primo premio al Festival di Sanremo). Applausi di un pubblico che si è sentito in piena sintonia con l’interprete.

Cosa ha ancora da dire oggi La buona novella di Fabrizio de Andrè? Ha da ricordarci come un monito che la solita, vecchia favola, trita e ritrita, di Gesù di Nazareth non ha mai smesso di essere attuale e, allo stesso tempo, inascoltata. Ci riguarda anzi in maniera direttamente proporzionale a quanto spesso ce la dimentichiamo o la diamo per scontata.

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