La chiamavano laicità

Mi è sembrato piuttosto ridicolo l’atteggiamento degli studenti e dei professori in occasione della (mancata) visita del Papa alla Sapienza. E non lo dico per difendere inutilmente il Papa; non è mia intenzione. Passi che il Papa sia considerato “avversario” da alcuni laici; questo è legittimo, visti alcuni comportamenti passati del Pontefice. Ma che questo diventi un odio cieco e violento, no. E invece, è proprio ciò che, a mio parere, è avvenuto. C’è stata, a mio avviso, una grave limitazione della libertà di parola, proprio da parte di coloro che di questa libertà si fanno promotori. Insomma, tutti possono parlare, tranne il Papa. Ma così facendo, essi si sono dimostrati più intransigenti e “bigotti” dell’istituzione che vogliono “combattere”. O forse, essi intendono dire, quando proclamano i loro slogan presi in prestito da Voltaire e da altri pensatori, “libertà di parola solo a chi la pensa come noi”. Altrimenti non si spiega il fatto che Toni Negri o altri ex brigatisti, ritenuti grandi intellettuali, siano accolti a braccia aperte, e un Papa che come qualità indubbia ha sicuramente quella di essere un fine intellettuale sia rifiutato. Non sto dicendo che gli ex- brigatisti non dovrebbero tenere conferenze, anzi; ma che si usano due pesi e due misure. Dovremmo prendere spunto dal fatto che Ahmadinejad ha parlato alla Columbia University. Ci sono state proteste, giustamente, ma non hanno bloccato l’organizzazione.

Io non sono contrario alle proteste, tutt’altro; sono anch’esse uno strumento per esporre il proprio pensiero. Ma devono essere civili; invece, in questo caso, gli studenti hanno dato prova di arroganza e di cecità. Sarebbe stato molto meglio per loro, se avessero voluto mostrarsi superiori, invitare il Papa ad una discussione aperta, lasciarlo parlare, e poi fargli domande od osservazioni. Allora sì avrebbero mostrato la superiorità del pensiero “libero” e “laico” contro l’oscurantismo del Vaticano. Allora sì sarebbero stati liberali e tolleranti, condizione necessaria nel mondo contemporaneo. Invece così si sono dati la zappa sui piedi in due modi: per prima cosa, si sono dimostrati infantili e intolleranti di fronte a tutti, e in secondo luogo hanno dato buon gioco al Papa. Gli hanno permesso di essere visto dall’opinione pubblica come vittima; gli hanno fatto pubblicità gratis.

Quella dei professori e degli studenti non è laicità; è intolleranza e volgarità. La laicità è ben altro; basta pensare al già citato Voltaire, ma anche a Pasolini, a Camus, e a molti altri.  Se quelli che abbiamo visto alla Sapienza sono i rappresentanti del pensiero laico, allora non c’è da stupirsi del ritorno della religione. Ma, fortunatamente, non sono questi. Essi sono solo una minoranza. E proprio questo è un dato che fa ancora più riflettere: pochi studenti e 60 insegnanti (solo il 3% del totale) hanno bloccato un’iniziativa per tutta l’università, imponendo la loro volontà alla maggioranza. E qui affiora un problema classico in Italia, come si vede anche da quello che è accaduto recentemente in Parlamento: un gruppetto si impone sulla maggioranza, e impedisce ogni possibilità di azione. Questo è un pericolo per la democrazia. Ci terrei, inoltre, a segnalare il fatto che molti degli studenti che si sono opposti in questo modo alla visita del Papa professano con orgoglio di essere “contro il sistema”. Ma non si rendono conto che il loro modo di comportarsi, invece, è figlio proprio di questo sistema, in cui vince chi urla di più, chi si fa più notare, non chi ha i migliori argomenti; c’è un interesse nell’impoverimento della ragione, del dibattito. E questo è gravissimo. Essi sono dentro a tutto ciò che criticano; solo, vi entrano da un’altra porta rispetto ai “conformisti” classici. Con queste premesse, oggi i veri ribelli risultano essere coloro che, in questo mondo caotico e volgare, riescono a mantenere un distacco elegante, una superiorità intellettuale che li porta a preferire sempre la moderazione e il dialogo al litigio e alle grida. Distacco che ha mantenuto il Papa, ma che, il più delle volte, è tipica proprio di molti intellettuali laici.

Giovanni Collot

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Sono uno studente del primo anno specialistica del SID, originario di Conegliano (TV). Mi sono laureato alla triennale, sempre al SID, con una tesi sul divieto internazionale di tortura nel contesto internazionale della tutela dei diritti dell'uomo. Ho trascorso un semestre abbondante in Erasmus a Vienna, esperienza che mi ha fatto maturare molto dal punto di vista accademico e umano, principalmente perché ho imparato a fare il risotto. Tennista fallito, scrivo e impagino per Sconfinare fin dal mio primo anno di università, che ormai comincia a risultare spaventosamente lontano. Mi piace molto leggere, e compro sempre molti più libri di quanti riesca effettivamente a leggere. Adoro viaggiare. Suono la chitarra, mangio e bevo.

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