La diplomazia del basket

Credits: Facebook/ Death Pesos

L’attesissimo incontro tra il Leader nordcoreano Kim Jong-un ed il Presidente degli Stati Uniti d’America avverrà il 12 giugno ma, paradossalmente, le relazioni diplomatiche tra i due paesi sono iniziate molti anni prima. Nel 2013 infatti, venne aperto un possibile canale di dialogo grazie ad un uomo dalla vita instabile, il quale però sognava la stabilità tra i due paesi: il campione NBA Dennis Rodman.

Dennis Rodman:”La mia intenzione era quella di andare oltre e diventare un ambasciatore sportivo in Corea del Nord, così le persone capiscono come stanno le persone nella Corea del Nord” (Credits: facebook/ Dennis Rodman)

Dennis Rodman è nato a Dallas, in Texas, nel 1961. La sua famiglia era composta dalla madre e dalle due sorelle, ma non dal padre, scappato di casa quando Dennis aveva appena 3 anni. È cresciuto in un quartiere malfamato della grande città texana, dove furti e rapine erano frequenti, e dove la malavita era di casa. Come in molte altre storie simili a questa, la madre iniziò a svolgere due lavori pur di mantenere la famiglia, ma questa amorevole dedizione non sempre fu garanzia di bollette pagate e cibo sulla tavola. Nonostante la vita disagiata, la distrazione regalata dal basket fu di sollievo sia a Dennis sia alle sorelle, le quali divennero giocatrici di basket molto brave.

In questi anni Dennis veniva letteralmente schernito nel pitturato dalla bravura delle sorelle, molto più sviluppate rispetto a lui fisicamente. Rodman all’epoca infatti aveva un fisico troppo esile ed un’altezza troppo minuta per poter competere in un campo da basket, e nessuno avrebbe scommesso una lira sul suo futuro in questo sport. Tutto cambiò all’età di 19 anni, quando il fisico di Rodman si sviluppò nel giro di un anno, arrivando a raggiungere i 2 metri d’altezza. Egli iniziò a frequentare il college, dove le sue abilità cestistiche emersero ma, sorprendentemente, dopo solo qualche partita si stufò di studiare, e decise di abbandonare tutto.

Dennis Rodman con la maglietta dei Southeastern Oklahoma State Savage Storm. (credits: facebook/ Dennis Rodman)

The Worm – cosi chiamato per come si contorceva giocando a flipper – tornò a Dallas, dove iniziò a svolgere lavori saltuari; la vita in un quartiere difficile lo portò a rubare degli orologi in un duty free: telecamere della sorveglianza lo ripresero; l’arresto e un breve soggiorno in cella furono inevitabili. La vita decise di offrirgli una seconda possibilità quando il coach di Oklahoma State lo volle nella sua squadra, ben memore delle grandi prestazioni di Dennis prima che si ritirasse.

Grazie a questa seconda occasione, The Worm ebbe la possibilità di dichiararsi eleggibile al draft 1986, dove fu scelto con una chiamata al secondo giro dai Detroit Pistons. A Detroit era in pieno svolgimento l’era dei Bad Boys di Isaiah Thomas, Bill Laimbeer e Joe Dumars, i quali erano allenati da coach Daly. Si trattava di una squadra che difendeva forte, giocando in modo molto duro, sempre al limite del regolamento; il carattere audace di Rodman, allenato da una vita difficile, si integrò alla perfezione in questa squadra, con la quale riuscì a vincere 2 campionati NBA.

Rodman, in maglia Detroit Pistons, contro Michael Jordan. Credits: Facebook/ Chitowndown4life

The Worm divenne famoso per la sua difesa: riusciva infatti a difendere su qualsiasi altro giocatore, nonostante l’altezza e la massa muscolare giocassero spesso a suo sfavore; lo dimostrò nei suoi anni a Detroit, dove limitò avversari del calibro di Jordan, Bird e Magic Johnson. I rimbalzi divennero la sua specialità, ma non solamente grazie al puro istinto; Isaiah Thomas raccontò infatti un aneddoto nel quale spiegò che Rodman era solito osservare i tiri degli avversari, per capire quante volte la palla girasse in aria: grazie a questa conoscenza, Dennis sapeva sempre dove sarebbe andata a finire la palla nel caso avesse toccato il ferro.

Il texano, dopo una piccola ed infelice parentesi ai San Antonio Spurs – durante la quale coach Popovich cercò senza esito di inserirlo in schemi di gioco e di comportamento – approdò ai Chicago Bulls di His Airness, Michael Jordan. Convinse coach Phil Jackson a puntare su di lui quando, parlando del famoso schema a triangolo, egli disse: “Consiste nel capire dove sia Michael e passargli la palla”. Integratosi perfettamente con Jordan e Pippen, i Bulls divennero una squadra leggendaria, ancora oggi considerata una delle più forti di tutti i tempi: altri 3 titoli arrivarono ad impreziosire il suo palmarès.

The Worm in maglia Bulls. Credits: Facebook / Overtime – storie a spicchi.

I successi sul parquet non sempre sono sinonimo di equilibrio nella vita; famoso per le sue innumerevoli capigliature, Rodman non è mai riuscito a trovare un equilibrio interiore. Questo lo portò a pensare di porre fine alla sua vita con un colpo fucile nel parcheggio di fronte all’area di Detroit: fortunatamente non lo fece. L’eccentricità di Rodman si mostrò anche in ambito sentimentale: celebri furono il matrimonio di 9 giorni con la bagnina di “Baywatch” Carmen Electra e la fugace relazione con Madonna.

Nonostante gli eccessi dimostrati nella vita, diventò un vero idolo, e la sua fama arrivò fino in Svizzera, dove un giovane Pak Un si innamorò dei Chicago Bulls. Pak Un era uno studente che frequentava la scuola pubblica a Köniz, nel Bernese. Presentato come figlio di un ambasciatore nordcoreano, egli è ricordato da alcuni suoi ex compagni come una persona che odiava perdere, in qualsiasi contesto.

Nonostante il metro e settanta di altezza ed un fisico non proprio atletico, Pak Un dimostrò di essere un ottimo giocatore di pallacanestro. Dotato di una buona tecnica e una smisurata voglia di vincere, capì che tenacia e determinazione possono supplire a qualsiasi lacuna, anche di tipo fisico: è proprio questa la convinzione che accomuna Pak Un – che in realtà era un giovane Kim Jong-un sotto falso nome – al suo idolo The Worm.

Al centro della foto Kim Jong-un, in una foto di classe durante la sua permanenza in Svizzera. Credits: Facebook / Guido Baechler

Kim Jong-un è riuscito a portare la sua determinazione dal campo da basket al teatro politico, e questa sua personalità ha contribuito in maniera determinante al suo successo. Egli è infatti riuscito nel difficile compito di sconfiggere quella tradizione coreana che difficilmente vede i figli più giovani arrivare all’ultimo gradino della gerarchia di successione. L’attuale leader è infatti l’ultimo di tre fratelli maschi, preceduto da Jong-nam e Jong-chul. Fu proprio il carattere ed il temperamento di Kim Jong-un – dopo alcuni passi falsi compiuti dai suoi fratelli maggiori – a far pendere l’ago della bilancia verso di sé, facendo capire al padre Kim Jong-il di esser il più adatto ad ottenere la guida del paese dopo la morte dell’allora Leader.

Il primo incontro tra il Leader Nord Coreano e Rodman avvenne quando quest’ultimo si esibì con 3 giocatori degli Harlem Globetrotters a Pyongyang. Kim Jong-un non perse l’occasione per incontrare il suo idolo, e da quell’incontro nacque una sincera amicizia, tanto che Rodman affermò: “Kim, hai trovato un amico per la vita”. Da quel momento Rodman iniziò a far da mediatore tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord, cercando di allentare le tensioni.

Prima di uno dei suoi 5 viaggi verso Pyongyang, egli disse: “Lo faccio per mettere in connessione due paesi e per far capire alla gente che non tutti i paesi del mondo sono cattivi come vengono descritti dai media occidentali”. Credits: Flickr: Martin Oe

L’apice dell’amicizia arrivò quando Rodman organizzò una partita con alcune ex star Nba contro una rappresentativa locale, per festeggiare il trentesimo compleanno di Jong-un: Rodman in quel giorno fu inoltre ripreso in un video mentre cantava – con la sua consueta eccentricità – “happy birthday” al suo caro amico. La sua partecipazione al compleanno provocò un caso internazionale, in quanto all’interno dell’ONU ci si interrogò sul sanzionare o meno il giocatore per aver portato dei regali al Leader, che secondo alcuni esperti avrebbero infranto le sanzioni internazionali imposte alla Corea del Nord dopo i test nucleari del 2006 e del 2009.

La diplomazia di Dennis Rodman fu completamente ignorata dalle amministrazioni precedenti a Donald Trump e quasi schernita dai mass media occidentali. È notizia di questi giorni però che durante il prossimo ed attesissimo summit tra Donald Trump e Kim Jong-un sarà presente anche The Worm. Si tratta della rivincita del giocatore, più volte preso poco sul serio per colpa della sua eccentricità.

Secondo Rodman stesso invece, questo incontro è in gran parte merito suo, grazie ad un regalo fatto a Kim: una copia del libro “The Art of the Deal”, scritto da Donald Trump. L’ex giocatore texano – molto amico anche dell’attuale Presidente dopo aver partecipato al reality “The Apprentice”– in un’intervista ad aprile ha esclamato: “Kim non si è reso conto di chi fosse Trump finché non ha iniziato a leggere il libro; dopo averlo letto ha iniziato a capirlo. Donald Trump e Kim sono la stessa cosa!”.

About Andrea Pasotti 11 Articles
Studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'università di Trieste. Grande appassionato di qualsiasi sport ed attratto dall'Estremo Oriente. Quando non riesco a convincere Kim Jong-un a fare a meno del programma nucleare, mi consolo con un buon drink.

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