La doccia fredda del Midterm

Donald John Trump (Credits: Wikimedia)

Chiusura dei seggi per le elezioni di medio termine negli Stati Uniti. La camera passa in mano ai Democratici, il Senato resta saldamente in mano ai Repubblicani: a due anni dall’inizio dell’era Trump un risultato per nulla catastrofico per il Grand Old Party.

Questa mattina le testate giornalistiche di tutto il mondo riportavano la notizia dei risultati delle elezioni di medio termine del Congresso degli Stati Uniti, la vera e propria “prova del nove” per l’amministrazione di Donald Trump e per i primi due anni del suo operato.

Il primo dato da tenere in considerazione, però, è l’affluenza, che per queste elezioni di metà mandato si dimostra da record: un segno di rinnovata partecipazione dei cittadini americani alla vita politica del Paese, complice il “personaggio Trump”, capace di attrarre a sé l’attenzione mediatica e di polarizzare il consenso degli elettori.

La Camera dei rappresentanti, dunque, torna a tingersi di blu dopo ben otto anni, con i Democratici che sforano la soglia del 218 seggi necessari. E’ un avvenimento assai rilevante: all’interno del Congresso, è alla Camera che spetta la prerogativa di proposta di legge in materia tributaria e ciò pone nelle mani dei democratici uno strumento notevole per contrastare l’operato del governo, che rischierà nei prossimi mesi di trovarsi in carenza di fondi per attuare le politiche di Donald Trump.

Ed è proprio il Senato a salvare l’esito di questa tornata elettorale per il governo in carica. I Repubblicani consolidano la loro posizione di maggioranza e mantengono il controllo su alcuni Stati-chiave come il Texas, dove Ted Cruz sorpassa il candidato democratico Beto Bourke.

The United States Capitol, Washington (Credits: Wikimedia)

L’importanza di mantenere la maggioranza al Senato è chiara, considerando che il Presidente necessita del consenso di quest’ultima sia per concludere trattati internazionali, sia per nominare funzionari e giudici federali. E’ quindi pacifico che la perdita della maggioranza avrebbe rappresentato per Donald Trump una vera e propria catastrofe, mettendolo in condizioni non solo di perdere il controllo sulla struttura governativa, ma anche di non poter procedere con la sua politica estera.

Il quadro che emerge dopo queste elezioni è in linea con le previsioni: gli Stati Uniti sono divisi, come lo è il loro Congresso. Se da una parte l’amministrazione Trump si trova ora indebolita sul versante della Camera, essa si mantiene solida al Senato, dimostrando forse come le stesse politiche del governo in carica siano apprezzate su molti fronti, come quello della politica estera, ma siano fonte di preoccupazione per i cittadini su altri, come quello della fiscalità e del welfare.

Va anche sottolineato che le elezioni di metà mandato non rappresentano mai un passaggio facile per un esecutivo, come lo stesso Trump non ha mancato di ricordare agli elettori, conscio del fatto che il non aver riportato una sconfitta si può considerare di per sé una vittoria.

L’appuntamento è per il 2020, alle nuove elezioni presidenziali, il vero banco di prova per Donald Trump e del suo governo, ai quali spetta ora la sfida di rispondere agli elettori sulle tematiche più controverse e di mantenere la linea vincente che ha saputo consolidare il consenso – tutto sommato forte – del Grand Old Party.

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